Mica si può lasciarle fare campagna elettorale – muoversi, parlare – senza la supervisione occhiuta di uno chaperon cattolico o, più puntualmente, dalla doppia cittadinanza, laziale e vaticana; dunque, non di qualcuno alla Ignazio Marino che, in fatto di cattolicità, è verace quanto una mozzarella cuneese o un barolo made in Ciociaria.