Il potere e la grazia, il potere spirituale e quello temporale, la scissione dei poteri che ha condannato l’Italia moderna alla disunione e che ha però permesso al popolo di poter avere sempre una via d’uscita, di coltivare l’irrealismo di terze vie, senza affrontare i problemi della realtà. Il potere e la grazia convivono tutt’oggi, fianco a fianco, tramite la piccola realtà statale nazionale di una medio potenza e l’eredità dell’impero romano di Enea e Costantino, della pietas e della augustitas. Nell’unica città al mondo passata integra nella sua grandezza tra antico e nuovo mondo, questa convivenza è divenuta un nuovo manifesto ideologico, contraddittorio e dissacrante eppure rispettoso dei valori religiosi e dei mores che furono.