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Elettroshock, 500 pratiche l’anno e nessuno lo sa

 

«Se fossi matto vi parlerei degli elettroshock subiti negli anni addietro, dei terribili momenti dell’attesa prima dell’applicazione degli elettrodi, delle urla, dell’intenso odore di urine, della voce dell’infermiere che ti chiama per nome e del medico che questo nome nemmeno conosce». Il manifesto della campagna “no elettroshock” inizia così. Un impegno di Psichiatria democratica - la società fondata da Franco Basaglia negli anni Settanta - e numerose altre associazioni per fermare la pratica della terapia elettroconvulsivante.

Di Marco Sarti

Negli ospedali italiani si ricorre ancora all’elettroshock. Nel triennio 2008-2010 sono stati eseguiti poco più di 1400 trattamenti. Lo confermano i dati consegnati dal ministro della Salute Renato Balduzzi alla commissione di inchiesta sul sistema sanitario nazionale. Anche per questo la scorsa estate le parlamentari Delia Murer, Luisa Bossa e Maria Antonietta Farina Coscioni hanno presentato un’interrogazione al ministro. «Interrogazione cui ancora non abbiamo ricevuto risposta» raccontano in una conferenza stampa a Montecitorio.

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