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Italia Aperta valuta la nuova legge sul crowdfunding

Con il “Decreto crescita-bis”(convertito nella L. 17 dicembre 2012, N.221), l’Italia ha regolato l’”equity-based crowdfunding”, una forma di raccolta di capitale di rischio attraverso l’utilizzo di piattaforme on line regolamentate cui possono accedere solo, a determinate condizioni, le start-up innovative (come definite dalla legge di conversione del decreto), che assumano la forma giuridica di società di capitali (Spa, Srl, società cooperative). A completamento della normativa, è stato emanato un Regolamento Consob che disciplina il registro dei gestori dei portali e le caratteristiche delle offerte finanziabili per il tramite delle piattaforme on line, imponendo il possesso di requisiti stringenti ai portali on line di raccolta dei capitali, e prevedendo la necessità della presenza, almeno col 5% del capitale, di un investitore professionale per potersi dar luogo al perfezionamento della raccolta on line. La normativa secondaria emanata dalla Consob rappresenta il primo tentativo di disciplina organica della materia in Europa.

Il caso

Caratteristiche del crowdfunding e brevi cenni storici

Il termine crowdfunding indica il processo (noto negli USA già da diversi anni) con cui più persone (“folla” o crowd) conferiscono somme di denaro (funding), anche di modesta entità, per finanziare un progetto imprenditoriale o iniziative di diverso genere utilizzando siti internet (“piattaforme” o “portali”) e ricevendo talvolta in cambio una ricompensa.
Si parla di “equity-based crowdfunding” quando tramite l’investimento on-line si acquista un vero e proprio titolo di partecipazione in una società: in tal caso, la “ricompensa” per il finanziamento è rappresentata dal complesso di diritti patrimoniali e amministrativi che derivano dalla partecipazione nell’impresa.
È possibile, in generale, distinguere almeno quattro diversi modelli di crowdfunding, a seconda del tipo di rapporto che si instaura tra il soggetto che finanzia e quello che ha richiesto il finanziamento:
1. Equity-based crowdfunding
2. Reward-based crowdfunding
3. Donation-based crowdfunding
4. Social lending cwowdfunding

L’Equty-based crowdfunding è caratterizzato dal fatto che il finanziatore dell’iniziativa, in cambio dell’importo versato, acquisisce uno strumento finanziario che lo rende socio dell’iniziativa stessa e ,in quanto tale, condivide con il promotore il rischio d’impresa. Questa è peraltro l’unica tipologia di crowdfunding che è stata disciplinata dalla normativa italiana.
Il Reward-based crowdfunding è invece definito dalla circostanza che il progetto finanziato può avere contenuti (generalisti o specifici) di diversa natura, da progetti di natura artistica, culturale, tecnologica, commerciale e, in cambio dell’apporto in denaro conferito dal finanziatore, questi riceve una forma di compenso (“reward”, appunto, o “perk”) che può andare da un semplice ringraziamento che viene “pubblicizzato” on line, ad una qualche forma di vantaggio che gli viene conferita quale partecipante dell’iniziativa (sconto sul servizio offerto, pre-ordine di del prodotto non ancora sul mercato,possibilità di essere citato sul sito quale contributore,etc..)
Nel Donation-based crowdfunding, perlopiù utilizzato da organizzazioni no profit a scopi di beneficenza, non sono previste ricompense a fronte dell’offerta, se non la soddisfazione ed il riconoscimento di aver sostenuto una buona causa. Il finanziatore effettua una vera e propria donazione a favore del progetto, senza ricevere in cambio alcun vantaggio economico.
Nel Social Lending crowdfunding si crea una sorta di sistema di micro prestiti tra privato e privato a tassi agevolati, in cui il finanziatore, quindi, percepisce un interesse sul capitale prestato.
In base agli ultimi dati disponibili (Fonte: seconda convention mondiale sul Cwowdfunding, Las Vegas, 14 ottobre 2013), la crescita a livello mondiale dei capitali raccolti attraverso questa forma di fundraising è davvero impressionante: si è infatti passati da una raccolta complessiva di circa 2,7 milioni di USD del 2012, ad una raccolta stimata per il 2013 di 5 miliardi di USD (+85%).
Ad aprile 2013 (Fonte: analisi delle piattaforme di crowdfunding, aprile 2013) le piattaforme operanti in Italia nel crowdfunding sono 21, che hanno ricevuto, dalla data del loro lancio, oltre 30.000 progetti, per oltre il 75% dalle piattaforme di social lending, approvandone complessivamente 8.819, pari al 28% dei progetti. Il valore complessivo dei progetti finanziati è stato di circa 13 milioni di euro: 78% (10 milioni di euro) provenienti dal Social Lending, 15% ( 2 milioni di euro) dall’Equity-based e 7% ( 1 milione di euro) dal Reward e Donation based.
I progetti di Reward e Donation based hanno raccolto una media di circa 2.600 euro a progetto, il Social Lending 4.150 euro a progetto e L’Equity based 250.000 euro.

Il “Decreto crescita bis” e il Regolamento Consob.

Nella maggior parte dei Paesi in cui operano portali di crowdfunding il fenomeno non è soggetto a regolamentazione ed è fatto pertanto rientrare nell’ambito di applicazione di discipline già esistenti (appello al pubblico risparmio, servizi di pagamento, etc.).
L’Italia è invece il primo Paese in Europa ad essersi dotato di una normativa specifica e organica relativa al solo equity-based crowdfunding.
Il tessuto produttivo italiano è fondato sulle piccole imprese; sono note le difficoltà che incontrano queste imprese, soprattutto dopo la crisi del 2008, a ottenere finanziamenti dalle banche. Difficoltà ancora maggiori riscontrano le imprese neo costituite, meglio conosciute come start-up.
Proprio a un particolare tipo di start-up (quelle innovative) sono dedicate alcune norme introdotte daldecreto legge n. 179/2012 (convertito nella legge 17 dicembre 2012, n. 221) recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” (noto anche come “Decreto crescita bis”); nel titolo del “Decreto crescita-bis” si richiama lo scopo di fornire uno stimolo alla crescita economica del nostro Paese. Nel complessivo disegno del legislatore, l’equity-based crowdfunding è visto come uno strumento che può favorire lo sviluppo delle start-up innovative attraverso regole e modalità di finanziamento in grado di sfruttare le potenzialità di internet.
La Consob è stata delegata a disciplinare alcuni specifici aspetti del fenomeno con l’obiettivo di creare un “ambiente” affidabile in grado di creare fiducia negli investitori; La Consob ha adottato ilregolamento N. 18592, che regola la materia, il 26 giugno 2013

Normativa italiana sul crowdfunding: il DL 179 e il Regolamento Consob N. 18592 del 26 giugno 2013:

Il decreto crescita bis del 2012 (DL 179/2012, convertito nelle L.17/12/2012, n.221), all’art.30, ha introdotto, tra l’altro, gli articoli 50-quinquies e 100-ter nel TUF (D.Lgsl. 24-2-1998, N.58), che disciplinano, rispettivamente la “Gestione di portali per la raccolta di capitali per le start-up innovative” e le “Offerte attraverso portali per la raccolta di capitali”.
Si veda:
http://www.gazzettaufficiale.it/

La normativa in questione si riferisce esclusivamente all’Equity-based crowdfunding; iIl Regolamento ,composto da 25 articol ,è suddiviso in tre parti che trattano:
• disposizioni generali;
• il registro e la disciplina dei gestori di portali;
• la disciplina delle offerte tramite portali.

Si veda la Scheda sintetica sui contenuti del regolamento in materia di “Raccolta di capitali di rischio da parte delle start-up innovative” (http://www.consob.it/documenti/comunicatistampa/scheda_crowdfunding.pdf)

Commenti

• Il campo di applicazione della normativa in oggetto (sia primaria che secondaria) è limitata all’equity-based crowdfunding rivolto al finanziamento delle start-up innovative, come definite dalla L.221/2012 ( legge di conversione del DL 179/2012). Pertanto sono completamente escluse dall’ambito applicativo della norma vigente, sia la sottoscrizione di capitale delle società che non sono classificabili come start-up innovative, sia le altre forme di crowdfunding, diverse dall’equity-based. Il legislatore italiano ha perso un’importante occasione per regolamentare anche le forme di crowdfunding diverse dall’equity-based, che sono quelle che anche in Italia stanno raccogliendo un’entità più rilevante di capitali, pur nell’incertezza normativa sui profili civilistici e fiscali di questo strumento.
• L’Italia è stato comunque il primo Paese a promulgare una legislazione sull’Equity-based crowdfunding per le start-up innovative, in questo anticipando sul tempo anche gli USA, in cui una normativa sull’equity crowdfunding era stata abbozzata da tempo, tramite il cosiddetto Jobs Act, entrato in vigore il 5 aprile 2012, ma implementato solo all’inizio del 2013, a seguito dei ripetuti interventi della SEC che ne ha limato e affinato i parametri.
• La normativa Consob appare giustamente orientata a”qualificare”, attraverso l’obbligo di iscrizione in un apposito registro vigilato, le piattaforme di crowdfunding autorizzate ad operare, estendendo ai loro soggetti apicali quelle medesime caratteristiche di onorabilità e professionalità previsti per i vertici di Banche, Sim e SGR. Inoltre, nell’intento di tutelare il privato interessato a finanziare la start-up emittente, al fine di definire una soglia di rischio considerata accettabile senza l’adozione di ulteriore misure “protettive”, ha imposto che i privati possano investire direttamente, attraverso i portali on line autorizzati, un importo massimo di Euro 1.000 l’anno per le persone fisiche e 10.000 Euro l’anno per le persone giuridiche. Fino ad un investimento singolo di Euro 500 per le persone fisiche e di 5.000 euro per le persone giuridiche, la sottoscrizione del capitale potrà avvenire on line, semplicemente tramite la compilazione di un apposito questionario; oltre a queste soglie, sarà necessario appoggiarsi ad una banca o a una SGR, che dovrà redigere un profilo del potenziale cliente valutandone la solidità patrimoniale e l’effettiva propensione al rischio. Il limite massimo dell’investimento finanziabile attraverso l’equity-based crowdfunding è stato fissato in 5 milioni di euro.
• La norma del TUF, come modificata a seguito del citato art. 30 del DL 179/2012, impone che la Consob disponga, nel proprio Regolamento, una disciplina che assicuri la sottoscrizione da parte di investitori professionali ( o particolari categorie dalla stessa individuati) di una quota degli strumenti finanziari offerti dalla start-up emittente. Il Regolamento Consob, a questo riguardo, prevede che, ai fini del perfezionamento delle offerte, spetti al gestore del portale verificare che una quota almeno pari al 5% degli strumenti finanziari offerti sia sottoscritto da investitori professionali o fondazioni bancarie o incubatori. Non è agevolmente comprensibile la distinzione che Consob intende tra investitori professionali e, ad esempio, fondazioni bancarie.
• Per quanto concerne gli aspetti indicati nei due punti precedenti, può essere utile analizzare la disciplina applicata negli USA sull’equity-based crowdfunding, dopo i ripetuti interventi della SEC. Per quanto concerne l’ammontare complessivo di capitale che le aziende potranno finanziarie tramite crowdfunding, è stato fissato il tetto massimo di 1 milione di dollari ( si noti, pertanto che tale limite è inferiore a quello stabilito dalla normativa italiana). Per quanto concerne invece le quote sottoscrivibili dagli investitori, sono state fissate diverse soglie in funzione del reddito. Qualora il reddito del potenziale investitore sia inferiore a 100.000 USD, la somma massima finanziabile corrisponderà al valore più elevato tra 2.000 USD e il 5% del reddito personale. Nel caso si dichiarino più di 100.000 USD, tali cifre salgono invece al 10% dei redditi o 100.000 USD al massimo. A nostro avviso la scelta di determinare l’entità massima del capitale investibile in funzione del livello del reddito dell’investitore sia più logica..

Valutazione del provvedimento

La normativa è da valutare positivamente, con alcune osservazioni che ne limitano l’efficacia: (a) non sono regolate forme diverse dall’equity crowdfunding; (b) è previsto un limite massimo ai contributi dei sottoscrittori che appare troppo basso (1.000 euro per le persone fisiche); d’altro canto il legislatore ha inteso con tale limite dare una protezione all’investitore evitando l’assunzione di rischi non ben ponderati; (c) la raccolta on line è considerata sotto-ottimale ai fini regolamentari, e quindi discriminata nei confronti della raccolta tramite intermediario tradizionale. Valutazione complessiva

Valutatore 1: Buono

Valutatore 2: Buono

Valutatore 3: Buono

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
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