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Guerra o pace per la Cina

Il diciottesimo congresso del Partito comunista cinese si è concluso: Xi Jinping è  il nuovo segretario. La riforma politica diventa prioritaria: il sistema di Pechino deve adeguarsi al resto del mondo. Cinque scenari per il rapporto con gli Usa. Il migliore? AmeriCina.

 
di Francesco Sisci 
 
Non è un mistero che la principale questione in ballo nel diciottesimo congresso nazionale del Partito comunista cinese, che si è concluso questa settimana, fosse la riforma politica, come hanno detto in diverse occasioni negli ultimi mesi sia il presidente uscente Hu Jintao sia il premier uscente Wen Jiabao. La transizione politica della Cina è di massima importanza per il pianeta.
 
L’affaire Bo Xilai è cruciale anche perché riguarda anche le riforme politiche. In un sistema politico più aperto un uomo come Bo - il segretario di partito di Chongqing, caduto in disgrazia - sarebbe stato fermato ben prima che potesse cagionare danni seri, o si sarebbe sgombrato da solo la strada per correre alle cariche più alte in piena legalità. Eppure le riforme politiche non sono una semplice questione interna cinese. Da quando la Cina è diventata la seconda economia del mondo e continua il suo sviluppo a tutto spiano, il problema non è più solo la piena integrazione del paese nel sistema economico globale, ma anche in quello politico.
 
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