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L'Aquila: dilaga la malattia del gioco, disagio sociale dietro le slot machine

Indagine tra giocatori, psicologi e gestori: il fenomeno in aumento

di Eleonora Falci

L'AQUILA - Carla ha 70 anni, commerciante aquilana in pensione. Gioca alle slot machine dalle due alle tre ore al giorno, "per passare il tempo e tornare nel quartiere dove abitavo prima del terremoto".
Antonio di anni ne ha 26, fa lavoretti occasionali: giocava anche prima del terremoto del 6 aprile 2009 ma "ci metto quello che ho. Ora non lavoro, quindi spendo meno quattrini, ma resto sempre nei dintorni della sala, magari trovo qualcuno con cui giocare".
Gaetano ha 65 anni, dipendente statale: dopo il sisma si è trasferito per qualche tempo sulla costa. "Lì era tutto più semplice e tranquillo, ho cominciato a giocare perché le spese erano tante e quindi cercavo di guadagnare qualcosa. Per questo, ho litigato con mia moglie. Dice che uno stipendio, il suo, non basta più". Ma Gaetano non crede di essere 'malato di gioco'.

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