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ARMI/ La potente lobby italiana e l’ultimo regalo di Monti prima di “salire”

Tagli a scuole, ospedali, pensioni ed enti locali. La spending review ha sforbiciato tutto lasciando intatto il solo il mercato delle armi, che non conosce crisi, con un rialzo del 50% in 10 anni. Negli ultimi 5 anni, l’Italia ha venduto armi pari a 3,2 miliardi di dollari diventando il primo fornitore della Libia durante il regime di Gheddafi. Per vendere all’estero le aziende, prime fra tutti Finmeccanica e  Beretta, devono ricevere l’autorizzazione del Ministero della Difesa e l’appoggio economico di quelle che vengono definite banche ‘armate’ – tra queste anche il gruppo d’alleanza Bnp Paribas-Bnl e Unicredit. Tra gli ultimi colpi di coda del Governo Monti, il decreto n.227 passato sottobanco, in cui c’è la proroga per l’Italia di partecipare alle missioni internazionali e un piccolo taglio alle spese, del tutto fittizio.

 

di Maria Cristina Giovannitti

Il mercato delle armi non conosce crisi economica ed è forse l’unico a subire un rialzo: in 10 anni ha avuto una crescita del 50%. L’Italia è al quinto posto come Paese produttore ed esportatore di armi, che portano i grandi marchi della Finmeccanica e della Beretta.

BUSSINESS DELLE ARMI. In soli 5 anni –dal 2007 al 2011- l’Italia ha venduto armi pari a 3,2 miliardi di dollari a vari Paesi ma il primato va alla Libia, tanto che le armi italiane durante il regime di Gheddafi sono state le più diffuse. Inoltre, solo tra il 2007/2009, l’Italia ha autorizzato l’invio di armi in Libia per un valore di 200 milioni di euro, pari ad un terzo di tutte le autorizzazioni dell’Unione Europea. Scelte quasi incostituzionali per un Paese, come il nostro, che ripudia la guerra e le dittature – “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri” art. 11 della Costituzione.

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