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Forbice batte carta

 
di
 ANTONELLA SCARFÒ

Nel gioco dell’editoria mondiale le regole cambiano continuamente. Se fosse la morra cinese, la logica sarebbe questa: e-book batte “forbice”, e “forbice” taglia “carta”. In altre parole, il digitale non risente della crisi. Perché “i tagli” ai consumi colpiscono soprattutto il mercato del cartaceo. Ma il gioco, almeno in Italia, è molto più complicato. Perché non bastano tablet e kindle a coprire la voragine lasciata dai lettori “tradizionali”. Ecco perché l’edizione 2012 del Salone del libro di Torino dedicherà un incontro al tema. Il titolo del convegno? La tempesta perfetta. Editori e canali di vendita di fronte a riduzione dei consumi e cambiamenti tecnologici, in programma venerdì 11 maggio (Sala Blu, ore 10:00).
I lettori
Chi sono oggi i lettori più accaniti? Quelli aperti all’“innovazione”. I dati dell’Associazione italiana editori (Aie) del 2011 ci dicono che il 40 per cento di chi legge tra i 12 e i 30 libri all’anno preferisce il digitale. Può vantare la stessa quantità di letture solo il 32,4 per cento di chi opta per la classica cellulosa. A divorare oltre 30 libri l’anno, poi, sono il 28,5 per cento tra i lettori di e-book. Un dato importante, se si tiene conto di un fatto: tra coloro che utilizzano il supporto tradizionale, solo il 18,6 per cento riesce ad andare oltre la copertina del trentunesimo libro avvistato in libreria.
Un successo “virtuale”
Il nuovo “lettore modello” italiano è figlio dell’era digitale. Eppure nel nostro Paese l’e-book rappresenta ancora un fenomeno microscopico. Copre una quota minima (lo 0,04 per cento) del mercato editoriale complessivo. Il giro d’affari dei libri elettronici tra 2010 e 2011 ha raddoppiato il suo valore (da 1,5 milioni di euro a circa 3 milioni). Ma il successo degli e-book incide poco o nulla sulla crisi complessiva del settore. Il segno, infatti, resta negativo: scende del 28,8 per cento il numero totale delle novità pubblicate, mentre per il consumo pro capite il calo è più ridotto (-6,3 per cento). A farne le spese sono soprattutto piccole e medie aziende. Nel 2011, mentre la grande editoria riconquistava posizioni (+ 0,8), i “piccoli” perdevano quasi il 5 percento. Anche se sul fronte del digitale, gli outsider non cedono il passo.
Nello scorso anno i piccoli editori hanno portato sul mercato ben 5.964 titoli di e- book, raggiungendo quasi le cifre di grandi editori e marchi collegati (che ne hanno pubblicati 6.502). Ma il successo del digitale, in Italia, rimane “virtuale”. Almeno per il momento.
Se la crisi è culturale
Perché a pagare la crisi sono soprattutto i piccoli editori? «La flessione delle vendite nelle aziende meno grandi», spiega il presidente dei piccoli editori di Aie Enrico Iacometti, «non risente solo del calo dei consumi. Anche della minore liquidità dei librai. I quali, nel selezionare i libri da tenere in scaffale, sacrificano proprio quelli dei piccoli editori». Il rischio è che insieme a questi ultimi, a essere esclusi dal commercio siano anche opere di qualità, soprattutto se di autori poco noti. E se il criterio economico vince su quello letterario, se la “forbice” batte persino la “carta” di migliore qualità, forse il problema alla radice è culturale. La crisi, infatti, ha portato all’estremo alcune anomalie del sistema editoriale italiano. Nel nostro Paese l’editore indipendente deve fare i conti sia col monopolio della distribuzione che con la sovrapposizione delle figure di libraio ed editore (è il caso ad esempio di catene come Feltrinelli o Mondadori). Un piccolo conflitto d’interessi: se il venditore pubblica anche libri avrà vantaggio a mettere in primo piano sugli scaffali i propri  volumi. Non solo. Al piccolo editore toccherà fare i conti anche con il potere mediatico dei grandi gruppi editoriali (come Rcs Mediagroup), che hanno a disposizione quotidiani, settimanali e mensili. E nelle grandi redazioni non si discuterà troppo né sui volumi da recensire, né sugli autori da consacrare all’Olimpo della letteratura contemporanea. Ecco perché oggi in Italia l’investimento più pericoloso è pubblicare un buon libro. Con l’avvento del digitale, però, sembrano aprirsi nuove prospettive: i lettori di e-book sono più attenti a recensioni su internet, blog, forum e chat. Hanno quindi a disposizione un numero più alto di informazioni e fonti più libere. Ma si tratta di prospettive future: i lettori digitali restano oggi in Italia solo il 3 percento. Non resta che guardarli crescere.

 

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