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L'imperatore Adriano contro l'esercito della monnezza

 
Una discarica che scoppia. Un sito che viene individuato d'urgenza. Un vincolo che viene rotto. E Regione, Provincia e Comune pronti allo scempio. Mentre l'Unesco protesta. E i cittadini provano a bloccare tutto.
 
“La Villa era la tomba dei viaggi. Ogni pietra rappresentava il singolare conglomerato d’una volontà, d’una memoria, a volte d’una sfida. Ogni edificio sorgeva sulla pianta di un sogno” ha scritto Marguerite Yourcenar vestendo la tunica dell’Imperatore Adriano. L’autrice del fortunato romanzo non avrebbe mai potuto immaginare che, qualche anno dopo, la Regione Lazio avrebbe ritenuto il sito archeologico perfetto per accogliere tutta la “monnezza” di Roma Capitale.
 
 
NESSUNO VUOLE LA DISCARICA VICINO CASA – Nel 2011 Malagrotta, l’area deposito e smaltimento più grande d’Europa, non ha più spazio. La Giovi srl, società che la gestisce con a capo l’avvocato Manlio Cerroni, corre ai ripari e con un “atto di intimazione e diffida” chiede alla Regione Lazio di individuare una nuova località che possa occuparsi di ospitare e smaltire i rifiuti di Roma. Arrivano le scelte di Riano e Corcolle: inizia l’odissea per la storica Villa di Adriano.
GIOCHI DI POTERE - All’interno dei 240 ettari di Villa Adriana si rincorrono Gianni Alemanno, Renata Polverini e Nicola Zingaretti perché la palla bollente rimbalza di scrivania in scrivania. Il sindaco di Roma, accorato, raggiunge le aree “idealmente fruibili” per raccontare che “lì la discarica non si farà”. Lo dice agli abitanti di Monte dell’Ortaccio, località adiacente a Malagrotta: “se così non fosse scenderò in strada con la fascia tricolore al vostro fianco” e stessa sorte tocca agli abitanti di Castelverde (zona adiacente Corcolle ndr): “Potete stare tranquilli, in questa zona non è prevista nessuna discarica, c’era un’ipotesi tecnica ma ormai è stata accantonata dalla Regione”.
LA REPLICA DELL’UNESCO -  La Villa di Adriano è entrata a far parte dei tesori del patrimonio Unesco dal 1999 e il Professor Puglisi, portavoce italiano, non ci sta e si dichiara contrario al progetto della Regione Lazio: “Esprimo la mia forte preoccupazione e il mio più profondo rammarico per le conseguenze che l’apertura della discarica potrà avere sull’immagine dell’Italia nel consenso internazionale, solo pochi mesi dopo i tragici crolli di Pompei – prosegue – Come Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco è mio dovere associarmi agli accorati appelli rivolti dalla società civile italiana e dalla stampa internazionale alle massime Autorità dello Stato, nell’auspicio che Villa Adriana e le aree archeologiche circostanti siano tutelate in ogni modo dalle Amministrazioni competenti”. Pronta la replica di Renata Polverini: “il sito si farà a Corcolle non a Villa Adriana”. La risposta   ignora il fatto che si conosca solo il 50% della villa: il resto del tesoro è ancora da scavare. I gradi di separazione dalla casa di Adriano alla possibile discarica? “Solo 700 metri” è quanto dichiara l’Unesco.
 
 

 
POST MALAGROTTA  - Sono state le volumetrie disponibili a rendere preferibili i siti di Riano e di Corcolle come discariche provvisorie anche se nessuno di essi è perfetto. Esordisce così il prefetto Pecoraro:“Roma produce cinquemila tonnellate di rifiuti al giorno, di cui 1100 di differenziata, pari al 24,3 per cento. Parliamo dunque di 4mila tonnellate al giorno – ha osservato Pecoraro – Ci sono poi quattro impianti Tmb (trattamento meccanico biologico ndr) che però possono trattare 3 mila tonnellate al giorno che dobbiamo portare a piena potenza e pensare alle mille tonnellate in più – concludendo – Se ci saranno difficoltà Roma andrà in emergenza e ognuno si prenderà la sua responsabilità. Ben vengano le osservazioni costruttive; ma se si deve fare opposizione pregiudiziale allora non lo accetto. Voglio essere molto chiaro. Opererò nella massima trasparenza – ha aggiunto – ho preso in mano una situazione emergenziale per cui dico ai cittadini di Riano e dell’VIII municipio che mi sto prendendo una grande responsabilità per uscirne”.Mentre Pecoraro parla di “massima trasparenza” avviene un gioco di prestigio: a tre mesi dall’annuncio ufficiale dalla sua nomina, dallo stato di emergenza e scelta dei siti (ottobre 2011), l’Ecologia Corcolle stipula contratti con i proprietari terrieri di zona. Il dado truccato è tratto.
TANTO CARO MI FU CORCOLLE - “Il Castello di Corcolle si adagia su una collina nel cuore della Campagna Romana, in una posizione meravigliosa, a meno di trenta minuti da Roma, vicino Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli. L’agriturismo, immerso in un ambiente di interesse storico e culturale, offre ai suoi ospiti il comfort di una struttura per il pernottamento curata nei minimi particolari e il piacere di una proposta enogastronomica genuina e saporita”. Alla descrizione dell’agriturismo, ricavato dal Castello di Corcolle, il proprietario avrebbe dovuto aggiungere solo le nuove informazioni in merito alla discarica da ammirare fuori la finestra. Quando si possiede un posto simile come si fronteggia l’imminente arrivo di un impianto di smaltimento? Diventando soci al 50% dell’azienda “Ecologia Corcolle”chiamata a gestirlo: proprio quella che firma contratti prima della nomina del Prefetto.
A SUA INSAPUTA - Non è stato dichiarato lo stato di emergenza, né tantomeno la scelta del sito ma l’intuizione di Piccionni, proprietario  del castello, è sorprendente. Ognuno sopperisce come può agli urti dell’esistenza, per esempio Piccionni si boicotta da solo: ha il terreno e vuole avere pure la discarica. Non gli basta, con un tentativo ridicolo tenta di raggirare il Ministero dei beni culturali definendo la proprietà del XII secolo semplicemente: “Manufatto edilizio denominato Castello di Corcolle”. L’apice dell’ambiguità deve ancora raggiungerlo.
L’UOMO CHE SI SABOTA DA SOLO - Piccionni, con la società “Castello Corcolle”, ricorre contro la realizzazione della discarica: “ho fatto anche un ricorso perché da una parte non entreremo nella gestione e, dall’altra, potremmo trovarci con i rifiuti sotto l’agriturismo mandando all’aria anche la nostra attività agricola”. È quanto dichiara al Presidente della Commissione del ricorso al Tar, fingendo di non conoscere la reale portata dell’operazione: “Non pensavo fosse così grande, io non volevo questa discarica… Mia moglie non vuole venire più in campagna, a causa di questa discarica!” Sua moglie non è una contadina ma Manuela Terzaghi Planner, meglio conosciuta come il legale della svizzera “Brixia”: società nota per l’affitto dei terreni ai fratelli Botticelli che, guarda caso, possiedono l’altra metà della mela di “Ecologia Corcolle”. Piccionni, in pratica, prima diventa socio di chi porta la discarica nel suo cortile e poi fa causa a chi vuole portarla. Nel frattempo Pecoraro tace in merito ai poteri di preveggenza dell’imprenditore.
 
LOTTA ALL’ESPROPRIO - Abbiamo raggiunto telefonicamente Il Presidente di “Legambiente Tivoli” Gianni Innocenti, in prima linea per mesi con il comitato “Uniti contro le discariche”. Il Presidente ha motivato tutti i “perché no” di una discarica a Corcolle:

  • Totale assenza di amministrazioni regionali in grado di fronteggiare il discorso “rifiuti”. Basta prendere in esempio l’infelice gestione Cerroni (proprietario delle discarica Inviolata oltre alla già citata Malagrotta). Per anni ha smaltito a soli 70,80 euro ogni tonnellata di rifiuti, cioè il 50% in meno delle tariffe del Nord.
  • L’emergenza voluta: non basta perpetuare il sistema già in uso perché più veloce, bisogna dire no a discariche e inceneritori: per questo si cercano in modo affannoso cave da riempire con montagne di immondizia.
  • Discarica provvisoria: Anche l’Inviolata era nata provvisoria circa 25 anni fa e oggi è lì immobile: una micidiale collina di rifiuti in perenne crescita con il suo bagaglio di inquinanti volatili e a poca distanza da una città di quasi centomila abitanti.
  • Rifiuti trattati: Roma produce circa cinquemila tonnellate di rifiuti al giorno, è in grado di trattarne solo quattromila quando gli impianti funzionano al massimo. Alla chiusura di Malagrotta dove finirebbero le rimanenti tonnellate? Corcolle o Riano?  Questo costerebbe al Lazio molte sanzioni e poi, in cosa consisterebbe il trattamento e che effetto avrebbe sugli animali selvatici della zona?
  • Il sistema idrogeologico: a pochi metri dal sito, coperta da pochi centimetri di terreno, corre la condotta dell’Acqua Marcia che rifornisce Roma, due corsi d’acqua scorrono a pochi metri dalla cava e due vincoli idrogeologici sono presenti immediatamente a ridosso del sito, a protezione della falda idrica purissima che scende dai Monti Prenestini ad alimentare i centri abitati tra Prenestina e Casilina. Senza contare il rischio esondazione!
  • L’Agro romano antico: Ultimo lembo ben conservato di campagna romana, una zona integra e tutelata dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Roma attraverso progetti progetti di valorizzazione, come quello per l’antica strada di Pomata.
  • L’agricoltura pregiata: Il Piano regionale di sviluppo rurale ha fatto da sfondo all’avvio di progetti agricoli di qualità, sono nate coltivazioni biologiche certificate e allevamenti bovini e ovini. Un disastro economico.
  • Pedum e i Castelli: Il castello di Corcolle sorto sui resti di una città arcaica (1074) dove Enrico IV tenne prigioniero Papa Pasquale II (1111). Il Castello di Passarano,  qualche metro più in là continuano gli scavi della necropoli arcaica, il Ninfeo di Paris ancora da scavare, i ponti degli acquedotti romani, il Santuario della Fortuna Primigenia di Palestrina e naturalmente la Villa dell’imperatore Adriano di Tivoli, a solo 700 metri dalla discarica.
  • - Le Geodi e ultima ma non ultima naturalmente la qualità della vita degli abitanti e il rispetto per la loro salute: Occorre tenere presente gli studi scientifici sull’aumento percentuale delle malattie neoplastiche tra gli abitanti che vivono intorno alle discariche.

LA SITUAZIONE OGGI -  Nel 2010 la Soprintendenza ai Beni Archeologici esprime parere favorevole per un progetto di recupero territoriale: “recupero ambientale di una collina, in passato erosa da una cava, mediante accoglimento di soli materiali inerti, cioè terre di scavo, e riguarda un’estensione ben ridotta rispetto al progetto commissariale”. Per materiali inerti si intendono calcinacci e non rifiuti, per questo lo scorso 18 gennaio, il Ministero per i beni e le attività culturali si oppone alla discarica e riconosce la minaccia di problemi quali “possibile percolazione di liquami”. Particolare allerta soprattutto per la “rete idrografica sia soprasuolo che sottosuolo da tutelare a livello di conformità e di compatibilità”. Nello stesso mese il Ministero focalizza la tutela del valore storico del territorio: “tutta la zona di San Vittorino risulta infine estremamente ricca di presenze storiche ed archeologiche, come si evince da quanto è segnalato nella Carta dell’Agro Romano” con mobilità per l’area protetta dal sito Unesco di Villa Adriana. Pecoraro continua a ritenere adeguato il sito di Corcolle nonostante il parere avverso di Soprintendenza e Ministero per i beni culturali. In un’intervista del 13 aprile, il Ministro dell’Ambiente Clini fa sapere che Riano e Villa Adriana “sono sicuramente ipotesi scartate anche se non è stata ancora individuata la nuova area”. La nuova linea politica del Governo punterà a investire tutto sulla differenziata. Attendiamo il verdetto finale. Nel frattempo, giù le mani dall’eternità.

 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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