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L’insostenibile lusso italiano di un aeroporto ogni 50 km

 Al Nord c’è un aeroporto ogni 50 km. A guardare l’elenco dell’Enac, il regolatore dell’aviazione civile, se ne contano ben 17 tra Albenga e Trieste, passando per Milano, Venezia e Bologna. Che siano tanti non c’è dubbio, che siano troppi dipende dalla loro sostenibilità economica. 

di Antonio Vanuzzo
Dopo la direttiva comunitaria “cieli aperti” del 1997, che ha liberalizzato il settore, nel 2001 la riforma del Titolo V della Costituzione ha assegnato alle Regioni un ruolo di coordinamento sulle infrastrutture territoriali che spesso non ha funzionato. Creando situazioni paradossali come l’aeroporto di Salerno: 100 milioni buttatiper far volare aerei con tasso di riempimento (load factor) vicino allo zero. Tra gli anni ’70 e ’80 gli scali autorizzati dall’Enac erano 41, ma è tra il ’90 e il 2000 – a cavallo della liberalizzazione – che salgono da 42 a 49, con l’inaugurazione di Aosta, Biella, Bolzano, Brescia, Padova, Tortolì e Vicenza, per poi scendere nuovamentea quota 46 nel 2011.

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