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Navi nell’ombra

Nessun controllo. Incidenti mortali. Ritmi di lavoro insostenibili. Ecco cosa succede sulle navicargo, battenti bandiere di Panama, Liberia o Mongolia. Dove viaggia il 95 per cento delle merci mondiali

 

di ANTONIO MUSELLA
 
Una nave non è una fabbrica e il mare non è un capannone. Ma sulle portacontainer, giganti del mare lunghi oltre trecento metri, il lavoro è frenetico e pericoloso. Traffici, manovre, incidenti. Ne aveva sentiti e visti tanti anche Vincenzo Baiano, 31 anni, originario di Marano in provincia di Napoli, nostromo sulla Tamara della compagnia italo svizzera Msc. Finito in mare nei primi giorni di ottobre a seguito di un incidente, attualmente disperso. Secondo le prime ricostruzioni, Baiano stava eseguendo delle manovre su un carroponte, mentre la Msc Tamara si trovava in acque internazionali al largo del Portogallo. Il carroponte è un macchinario che serve per spostare i container, composto da un braccio meccanico e una cabina che si spinge fino a quattro metri fuori dallo scafo. Un cavo d’acciaio si sarebbe spezzato e la cabina dove si trovava Baiano, sarebbe finita in mare. È questo quello che hanno raccontato ai familiari i dirigenti della Msc di Sorrento. Ma perché in pieno Oceano Atlantico, la Msc ha deciso di spostare i container trasportati dalla Tamara?
 
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