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Dall'inizio dell'anno sono sbarcati sulle coste italiane 20mila migranti. Ma è davvero un'emergenza oppure un problema strutturale che può essere risolto solo con politiche comunitarie di lungo periodo? A luglio inizia il semestre italiano di presidenza europa: sarà finalmente l'occasione per porre la questione al centro dell'agenda europea. Ma gli Stati europei sono disposti a collaborare? E se sì, come?
 
Il semestre di presidenza italiano
“Se di fronte alle tragedie dell'immigrazione dobbiamo sentirci dire 'questo problema non ci riguarda', allora tenetevi la vostra moneta ma lasciateci i nostri valori”. Così si è espresso il premier Matteo Renzi nell'Aula della Camera, nel corso delle comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 26 e 27 giugno e sulle linee programmatiche del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell'Unione europea.
A luglio inizia infatti il semestre europeo di presidenza italiana del Consiglio dell'Unione europea. Le tre priorità che il governo ha inoltrato a Bruxelles sono la sintesi del dibattito italiano degli ultimi mesi e sembra possano accontentare un po’ tutte le fazioni interne ed esterne a Palazzo Chigi: crescita e occupazione, clima e energia, immigrazione.
Che l'immigrazione sarebbe stata il focus del semestre italiano Renzi lo aveva già anticipato al summit Ue-Africa dell'aprile scorso e lo ha confermato anche il vice ministro degli Esteri Lapo Pistelli nelle ultime settimane: "La questione migratoria sarà una priorità dell'Italia durante il semestre di Presidenza” ha dichiarato Pistelli il 26 maggio a conclusione del colloquio avuto il vice direttore generale dell'Organizzazione internazionale delle migrazioni Laura Thompson.
Renzi chiede all'Europa di "gestire in modo unitario e condiviso" il problema dell'immigrazione. "O accettiamo un destino in comune – ha dichiarato - oppure perdiamo il ruolo dell'Europa. Quando in mare ci sono i cadaveri e si voltano le spalle dall'altra parte, l'Europa non è degna di chiamarsi Europa di civiltà", anche perché poi pretende di "spiegare al pescatore calabrese che non può pescare in un certo modo". Renzi chiede per questo "l'internazionalizzazione dell'intervento comunitario".
L'Italia è in prima linea nella gestione dei flussi migratori: gli arrivi via mare sono triplicati nel 2013 rispetto all'anno precedente e nei primi cinque mesi del 2014 c'è stato un nuovo incremento di circa il 900% “Gestiremo i fenomeni migratori non solo con interventi di breve periodo, ma anche con politiche coerenti di lungo periodo” ha aggiunto Pistelli, confermando l'intenzione italiana di lavorare con i paesi d'origine e transito dei flussi migratori, ed in particolare con quelli del Corno d'Africa, più Libia ed Egitto, cioè l'area dalla quale proviene la maggior parte dei migranti che raggiungono le nostre coste e occorre.
L'obiettivo del governo italiano è quello di chiedere un rafforzamento di Frontex in modo che la missione europea sostituisca Mare Nostrum nel pattugliamento del Canale di Sicilia. Si lavorerà anche al mutuo riconoscimento dell'asilo in modo che chi lo otterrà in un Paese, come l’Italia, possa spostarsi liberamente nell’area Schengen.
 
Mare Nostrum
L'operazione Mare Nostrum, che prevede l'impiego delle navi militari al fianco dei mezzi più leggeri della capitaneria di porto fu messo a punto dal governo Letta sull'onda emotiva degli oltre 300 morti tra i naufraghi di un barcone rovesciatosi al largo di Lampedusa. Gli obiettivi erano di prevenire gli incidenti soccorrendo in alto mare gli immigrati in arrivo soprattutto dalla costa libica ma anche di costituire un deterrente contro i traffici di esseri umani e l'immigrazione illegale. Il ministro degli Interni, Angelino Alfano, annunciando l'avvio di Mare Nostrum, parlò di rafforzamento “della protezione della frontiera” con la “deterrenza del pattugliamento e dell'intervento delle Procure”.
Nei primi tre mesi e mezzo di quest'anno sono arrivati oltre 20mila migranti e si preannuncia un'altra estate calda. Specie tenendo conto che, come ha riferito il ministro Alfano, in Libia ci sarebbero tra i 300mila e 700mila migranti in attesa di raggiungere l'Italia e l'Europa e altri ne arriveranno dalla Siria e dall'area del Sahel e subsahariana.
“Mare Nostrum è un intervento a tempo - ha detto il ministro della Difesa, Roberta Pinotti aggiungendo che “finché lo scenario libico resta instabile non possiamo sospenderlo perché in Libia non abbiamo interlocutori istituzionali stabili e non si possono ipotizzare accordi per bloccare il flusso migratorio in partenza”.
E sempre su Mare Nostrum il premier Matteo Renzi a fine giugno a dichiarato che “Chiederemo (alla Ue, Ndr) che l'operazione Mare Nostrum sia inserita nella dinamica di Frontex plus. L'Europa deve gestire in modo unitario e condiviso il tema immigrazione sapendo che il Mediterraneo è il cuore dell'Europa, non la frontiera".
 
Le polemiche con l'Ue
Angelino Alfano lanciò già tempo fa l'allarme dei 600mila richiedenti asilo pronti a salpare verso l'Italia, appellandosi all'Europa per un aiuto concreto. La risposta arrivò direttamente dalla commissaria europea agli Affari interni, Cecilia Malmström . Tramite i suoi collaboratori, Malmström rese noti tutti i finanziamenti europei destinati all'Italia per l'accoglienza dei richiedenti asilo, per la difesa delle frontiere e l'integrazione dei migranti. Fondi ordinari e straordinari. A proposito di questi ultimi, l'annotazione è chiarissima: "Nel 2013 i finanziamenti per l'emergenza sono stati i più alti di sempre". Soltanto nelle settimane seguenti al naufragio degli oltre 300 migranti eritrei a Lampedusa furono elargiti al governo Letta 30 milioni di euro: i primi ad arrivare, il 12 dicembre scorso, sono stati 6 milioni per la protezione delle frontiere e cioè per il pattugliamento e il salvataggio dei migranti; pochi giorni più tardi, il 17 dicembre, all'Italia sono stati concessi 10 milioni per l'aiuto ai rifugiati e ai richiedenti asilo. Infine le operazioni coordinate da Frontex hanno ricevuto 7,9 milioni di fondi extra.
Non solo. Sempre secondo le informazioni ricevute dal ministro europeo per gli Affari interni, l'Italia nel periodo 2007-2013 "ha ottenuto il 13,4% delle risorse totali allocate per la gestione dell'asilo e dell'immigrazione: 478.754.919 euro". Circa mezzo miliardo di euro, dei quali il 50% circa destinato esclusivamente alla difesa delle frontiere marine e terrestri: 250.178.432 euro. Le altre somme sono state così ripartite: 36.087.197 euro al fondo per i rifugiati, 148.679.573 per il fondo integrazione e 43.809.714 al fondo che finanzia i rimpatri forzati dei migranti illegali.
Una cifra molto simile è stata data al nostro Paese per il periodo 2013-2020: con 310.355.777 di euro, viene specificato, l'Italia è il secondo Paese con più alta remunerazione per quanto riguarda il fondo per l'asilo e l'integrazione degli stranieri (Amif). Soltanto per il pattugliamento è stato deciso di destinare allo Stato italiano 156.306.897, mentre il fondo di polizia riceverà 56.631.761 euro.
"Gli Stati membri hanno la responsabilità di costruire un sistema efficiente per l'asilo e l'integrazione dei migranti", ha scritto la commissione Affari interni: "E i governi che fronteggiano un'alta pressione migratoria hanno bisogno di particolare supporto". E questo supporto, viene dichiarato senza sottintesi, è ampiamente garantito dalla Commissione europea all'Italia: "Attraverso i nuovi fondi per gli Affari interni (Amif e Isf), l'Unione europea promuove la solidarietà, cosicché gli Stati che sopportano il carico finanziario più oneroso possano essere adeguatamente supportati". Nessuna parola diretta alle lamentele del Viminale, ma il messaggio è cristallino: inutile che Alfano si appelli all'Europa, visto che già riceve quanto è necessario. La legislazione che regola l'erogazione dei fondi però stabilisce con nettezza che deve essere ogni singolo Stato a presentare alla Commissione europea un programma annuale per ricevere poi lo stanziamento.
 
I rifugiati
Secondo un rapporto pubblicato il 20 giugno dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale il numero di rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni in tutto il mondo ha superato il livello di 50 milioni di persone.
Il rapporto annuale dell'Unhcr, Global Trends, che si basa su dati raccolti da governi, organizzazioni non governative partner dell’agenzia e dallo stesso Unhcr, rivela che alla fine del 2013 si contavano 51,2 milioni di migranti forzati, ben sei milioni in più rispetto ai 45,2 milioni del 2012.
Questo massiccio incremento è principalmente dovuto alla guerra in Siria, che alla fine dello scorso anno aveva già costretto 2,5 milioni di persone a diventare rifugiati e altri 6,5 milioni sfollati interni. Anche in Africa si è assistito a nuovi casi gravi di esodo forzato, in particolare nella Repubblica Centrafricana e, verso la fine del 2013, anche in Sud Sudan.
Nel 2013 i richiedenti asilo nell'Unione europea a 28 sono stati 435mila; nel 2012 il dato era pari a 335mila. Lo rileva Eurostat. Si stima che circa il 90% siano nuovi richiedenti. Il più alto numero di richiedenti è stato registrato in Germania (127mila), seguita da Francia (65mila), Svezia (54mila), Regno Unito (30mila) e, infine, Italia (28mila).
Rispetto alla popolazione di ciascuno Stato membro, i tassi più elevati di richiedenti si sono registrati in Svezia (5.700 richiedenti per milione di abitanti), Malta (5.300), Austria (2.100), Lussemburgo (2mila), Ungheria e Belgio (entrambi 1.900). Siriani e russi rappresentano quasi un quarto di tutti i richiedenti asilo; i primi con il 12% del totale, i russi invece con il 10%. A seguire Afghanistan (6%), Serbia (5%), Pakistan (5%) e Kosovo (5%).
 
Il Regolamento di Dublino
Chi arriva sulle coste italiane spesso fugge da violenze e persecuzioni, così una delle proposte in agenda prevede la costruzione di percorsi di arrivo autorizzati e sicuri in Europa. Ma il viaggio in mare non è l’unica occasione in cui i migranti sono costretti a sfidare i confini europei: un’altra odissea inizia una volta raggiunta l’Europa. Per chi resta in Italia ad esempio, il dispositivo dell’accoglienza messo in campo dal governo è in grado di garantire a malapena qualche mese di assistenzialismo, così l'obiettivo di molti rifugiati restano la Germania o i paesi del nord Europa, dove l'integrazione è se non facile almeno possibile.
Ma nell'Ue la gestione dei richiedenti asilo è determinata dal regolamento di Dublino, il regolamento europeo che determina lo Stato membro dell'Unione europea competente ad esaminare una domanda di asilo o riconoscimento dello status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra. Adottato nel 2003 ha sostituito la convenzione di Dublino e oggi si parla di Dublino III, dopo che lo scorso giugno c'è stata una parziale revisione delle norme del Sistema europeo comune di asilo.
Tra le principali novità c'è il fatto che alcune definizioni sono leggermente più ampie e altre sono introdotte per la prima volta. È stato poi introdotto l'obbligo di considerare sempre l'interesse superiore del minore, quindi introducendo possibilità di ricongiungimento familiare più ampie (e in generale più garanzie) per i minori, ma soprattutto è stato stabilito il divieto esplicito di trasferire un richiedente qualora si abbiano fondati motivi di ritenere che vi sia un rischio di trattamenti inumani o degradanti. Peccato però che la strada verso una gestione comunitaria della questione sia ancora molto lunga, mentre il numero dei profughi continua a crescere.
 
Domande e questioni da approfondire
Come funziona il sistema di accoglienza per i rifugiati, lo Sprar? Come vengono distribuiti ed utilizzati i fondi?
Quale accoglienza ricevono i rifugiati in Italia dopo l'emergenza?
Cosa viene fatto per l'integrazione?
E per i migranti economici?
Cosa si muove a livello legislativo europeo? Quali sono le proposte concrete?
 
Per approfondire
Melting Pot - La nostra Europa non ha confini: un treno per violare le frontiere europee
“Accogliamoli tutti. Una ragionevole proposta per salvare l'Italia, gli italiani e gli immigrati” di Luigi Manconi, Valentina Brinis
Legislazione Ue in materia di libera circolazione delle persone, asilo e immigrazione
Parlamento europeo - Politica d'immigrazione
Future challenges in Home Affairs
An open and secure Europe: making it happen
La mappa dei finanziamenti europei
Il reportage del Guardian da Catania
 
 

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