La cura proibita

La cannabis terapeutica, cioè l'uso di medicinali a base di cannabis dietro prescrizione medica, in Italia è legale. O meglio lo è sulla carta, perché ottenerla è molto più complesso di quanto sembri. Un paradosso, specie se si considera che ad esempio l'accesso ai farmaci derivati dall'oppio (come la morfina) è molto più semplice. Eppure la cannabis e i suoi derivati per alcuni pazienti, e in particolare per alcune patologie, si sono rilevati più efficaci di altri farmaci. Perché allora questa resistenza?
 
La legge nazionale
 
In Italia il ricorso a medicinali cannabinoidi è legittimo ormai dal 2007, da quando il ministro della Salute Livia Turco ha riconosciuto con un decreto la liceità dell’utilizzo terapeutico del Thc (il più importante principio attivo della cannabis) e di altri due farmaci analoghi di origine sintetica (Dronabinol e Nabilone) .
L'utilizzo della cannabis a scopo terapeutico in Italia resta però una materia molto complessa e piuttosto confusa, tanto che, scrivono diversi esperti, non tutti i medici sono a conoscenza della possibilità e delle modalità da utilizzare per prescrivere medicinali a base di cannabis,
Nel febbraio del 2013 il decreto ministeriale firmato dal ministro della Salute Renato Balduzzi ha operato un aggiornamento delle tabelle contenenti l'indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope, così in pratica se il decreto Turco del 2007 apriva la strada ai farmaci di origine sintetica, il decreto Balduzzi ammette anche quelli a base naturale. I “preparati attivi” della Cannabis (hashish, marijuana, olio, resina, foglie e infiorescenze) restano però comunque nella tabella I (quella delle sostanze stupefacenti) e quindi soggetti al
divieto di coltivazione. Inoltre nessuna azienda farmaceutica italiana ha richiesto l’autorizzazione per la coltivazione e l’impiego di cannabis per scopi medicinali, quindi tali farmaci (fatta eccezione per il Sativex) devono essere reperiti all’estero.
 
I malati e le patologie
 
Nel dossier Dossier “La cannabis fa bene, la cannabis fa male” sono raccolte diverse testimonianze di malati che fanno uso di farmaci cannabinoidi. “Le storie di questi cittadini – si legge nel dossier – hanno dei tratti che potremmo già definire classici: sono tutti pazienti affetti da malattie croniche e resistenti alle terapie analgesiche tradizionali (di cui sperimentano più gli effetti collaterali che i benefici); la maggior parte di loro scopre la cannabis attraverso canali non medici (amici o internet) e si rifornisce al mercato nero; alcuni di essi hanno effettuato dei tentativi di auto-coltivazione, sempre finiti male (talvolta con l’arresto); quando riescono a trovare medici disposti a prescriverla, devono scegliere tra la paura di avere a che fare con il mercato illegale e i costi inaccessibili per una fornitura legale in farmacia. Tutte queste storie, purtroppo, raccontano di un paese dove la cura del dolore resta ancora un lusso”.
Le vicende e le storie raccolte nel dossier raccontano inoltre una moltitudine di patologie cliniche diverse: non solo la sclerosi multipla quindi, ma anche epilessia, neuropatia, artrite reumatoide, sclerosi laterale amiotrofica, parkinson, morbo di Crohn, sindrome fibromialgica, glaucoma, anoressia, disturbi psichiatrici e lesioni midollari.
Andrea Trisciuoglio è uno dei protagonisti di queste storie. Trisciuoglio è uno dei volti della battaglia per la cannabis terapeutica in Italia. Dopo le numerose iniziative portate avanti con l’associazione Luca Coscioni e con i radicali, nel 2013 fonda, insieme a Lucia Spiri – una ragazza pugliese affetta dalla sua stessa patologia, la sclerosi multipla – Lapiantiamo, il primo Cannabis social club italiano, un’associazione che ha lo scopo di coltivare cannabis per i malati. La sua vicenda ha inizio nel 2006, quando gli viene diagnosticata la sclerosi multipla e inizia a curarsi con i farmaci tradizionali in commercio per questa patologia, di cui accusa, però, i numerosi effetti collaterali: “Le oltre 300 punture di interferone mi fecero diventare agofobico. Iniziai a guardare oltreconfine come si cura il paziente con sclerosi multipla. Fu allora che iniziai a vedere che ovunque si utilizza la canapa con ottimi risultati proprio nel trattamento di questa patologia. Il farmaco che usavo si chiamava T ysabri e costava alle casse del Servizio sanitario regionale 3mila euro al mese. Il Bedrocan costa 48 euro.... Non è solo il buonismo verso il malato che chiede, ma è proprio buon senso. Fui convincente e da 6 anni assumo regolarmente la cannabis che il mio ospedale in Puglia mi dà”.
 
L'importazione dall'estero e i costi
 
Il Sativexl’unico medicinale di origine vegetale a base di cannabis autorizzato all’immissione in commercio in Italia e si tratta di uno spray costituito da una miscela di due soli estratti della cannabis, il cannabidiolo (Cbd) e il delta-9- tetraidrocannabinolo (Thc). Il Sativex è indicato unicamente come trattamento per i pazienti affetti da sclerosi multipla che non abbiano manifestato una risposta adeguata ad altri medicinali antispastici e che oltretutto abbiano mostrato un miglioramento “clinicamente significativo” dei sintomi associati alla spasticità nel corso di un periodo di prova iniziale della terapia. Solo se utilizzato ed erogato in ambito ospedaliero è mutuabile, altrimenti il costo (circa 726 euro per 3 flaconi da 10ml) è a carico dei pazienti.
Per quanto riguarda invece le infiorescenze di cannabis sono ammessi all’importazione i prodotti esportati dall’Office for medicinal cannabis del Ministero della salute, del welfare e dello sport olandese, in quanto oggetto di specifica autorizzazione dell’International narcotics control board. Si tratta di quattro tipi diversi di infiorescenze – tutti prodotti dall’azienda olandese Bedrocan – che differiscono tra di loro per le percentuali di Thc e di Cbd contenute (Bedrocan, Bedrobinol, Bediol, Bedica).
Per ottenere tali farmaci sono due le strade che si possono seguire: quella dell’importazione dall’estero e quella dei normali canali italiani (nel caso in cui venga prescritta una preparazione galenica). La prima opzione comporta numerosi passaggi burocratici ma riesce a fornire al paziente (o alla Asl se si tratta di una regione in cui è prevista una fornitura a carico del Servizio sanitario regionale) il farmaco al prezzo di circa 11 euro al grammo, cioè senza nessun aggravio ulteriore rispetto a quello che è il prezzo di vendita da parte del fornitore olandese. La seconda opzione, invece, sebbene consenta di saltare una serie di passaggi necessari all’importazione dall’estero e di poter ottenere il farmaco in una qualsiasi farmacia che effettui preparazioni galeniche, ha come svantaggio un incremento del prezzo di vendita con un rincaro del 2-300%, ovvero da 11 euro al grammo del prezzo di vendita del fornitore olandese fino a 35-40 euro al grammo del prezzo di vendita nelle farmacie italiane.
Infine esistono sul mercato estero anche due cannabinoidi sintetici, il dronabinol (registrato come Marinol negli Stati Uniti, ma prodotto anche in Germania) e il nabilone (Cesamet), entrambi approvati per il trattamento della nausea e del vomito nelle chemioterapie antitumorali e nell’anoressia in malati di Aids. Per entrambi valgono le procedure previste per l’importazione di farmaci dall’estero.
 
Le leggi regionali
 
Dieci regioni hanno approvato specifiche normative sulla questione: Toscana, Liguria, Marche, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Veneto, Abruzzo, Sicilia, Umbria, e Basilicata. Si tratta di normative che presentano alcune disomogeneità tra loro, ma convergono tutte nel riconoscere la mutabilità del farmaco.
L'ultima regione in ordine di tempo ad approvare la normativa è stata l'Abruzzo. E la decisione del Consiglio dei ministri di non impugnare davanti alla Corte Costituzionale la legge regionale ha fatto in qualche modo notizia.
"La mancata impugnativa della legge regionale dell'Abruzzo – ha ribadito però il ministro della Salute Beatrice Lorenzin - è una non notizia. Ricordo che in Italia l'uso terapeutico di cannabinoidi è pienamente legittimo. Le Regioni possono poi decidere di porre il relativo costo a carico del servizio sanitario regionale. Ciò è già stato deciso in molte Regioni, l'Abruzzo infatti è la settima".
In pratica il governo aveva deciso in un primo momento di impugnare la legge non perché illegittima in tutto, ma perché in un articolo prevederebbe la possibilità di avviare coltivazioni a scopo terapeutico (vietate dalle leggi nazionali). Ma in realtà l’articolo della legge regionale non scavalcava affatto la legge nazionale, perché conteneva la formula “in accordo con le leggi nazionali” che fuga ogni dubbio. Prima dell'Abruzzo era successo lo stesso anche con le leggi di Liguria e Marche: il governo aveva presentato un ricorso poi respinto dalle corti.
Nel complesso la procedura per ottenere i farmaci in questione è macchinosa e lenta e prevede una lunga sequenza di passaggi: medico curante, azienda sanitaria, ministero della Salute, mercato estero, importazione, farmacia ospedaliera. Insomma nonostante il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, abbia in più occasioni ribadito che “la cannabis è già utilizzabile in Italia, per motivi farmacologici e terapeutici”, i dati forniti dal suo dicastero dicono tutt’altro: nel 2013 sono state rilasciate153 autorizzazioni all’importazione di medicinali a base di cannabis dall’Olanda. Dal momento che ogni paziente è tenuto ad importare il farmaco per un dosaggio non superiore alle necessità di tre mesi di terapia, deve inoltrare la richiesta di importazione per quattro volte in un anno. Il dato di 213 autorizzazioni va diviso, dunque, per quattro, e da questo si deduce che nel 2013 meno di 40 persone sono riuscite a ottenere il farmaco.
 
Domande e questioni da approfondire
 
Chi sono e quanti sono i malati che fanno uso di cannabis terapeutica?
Quanti sono coloro che vorrebbero farne uso ma non riescono? Quali sono i costi a loro carico?
Perché e quando si può preferire la cannabis ad altri farmaci?
Qual è il grado di informazione dei medici specialisti sull'argomento?
Quali sono le differenze concrete tra le regioni nell'accesso ai farmaci?
Cosa succede nelle regioni che ancora non hanno approvato una specifica normativa?
Cosa si muove all'estero?
 
 
Link utili
 
Legislazione nazionale in materia. A cura dell'associazione Luca Coscioni 
Dossier “La cannabis fa bene, la cannabis fa male”
Il dossier di Radicali Italiani “Legislazione sulla marijuana e cannabis terapeutica nel mondo”
“Una cannetta in Canadà” - Il reportage di Virginia Fiume dal Canada per Fai Notizia
Marijuana terapeutica: un'associazione a delinquere di stampo "radicale"

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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