Di fronte alla autentica pochade che si è svolta in questi giorni davanti agli occhi degli italiani, una sola domanda potrebbe apparire del tutto sensata. Una domanda che andrebbe rivolta in primo luogo al presidente del Consiglio in carica.
Apparire è la parola d’ordine. Bisogna avere i capelli e far scomparire le rughe. Questo è una delle condicio sine qua non per candidarsi. L’altra condizione imprenscindibile è quella che nel proprio curriculum ci sia almeno un avviso di garanzia.
Ringrazio Loiero per l’offerta, ma se tutti si devono turare il naso ed applaudire alla sua vittoria, io no. Il naso non me lo posso turare perché votare Loiero significherebbe consegnare la Calabria a un destino di sottosviluppo, marginalità...
Anche qui la regola secondo cui in Italia tutto è buono per la democrazia è stata applicata a dovere e i voti sono stati contati da Tonino con un applausometro.
Di Pietro ancora al comando dell’Idv. Pronta l’alternativa di governo con il Pd, ma Casini dice di no. Sulle foto con Contrada, Di Pietro dice: «spy story che non esiste»
Nemmeno la contesa simbolica con il deputato campano Francesco Barbato ha cambiato l’esito di un congresso che solo qualche settimana fa sembrava imprevedibile, e che si è invece concluso come da copione. Quello di Di Pietro...
Il bersaglio di questa settimana è Antonio Di Pietro e quindi la stampa si scatena. Lo "scandalo" è partito dal Corriere della Sera, strano a dire il vero, per un giornale che guarda ai fatti e non entra nel dibattito politico "...
Mamma mia in che scandalo è finito Di Pietro!
Per fortuna ci sono quelli de Il Giornale e di Libero a far chiarezza, riportando pagine e pagine di... niente, ma tanto quei titoloni giganteschi sbattuti nelle prime pagine fanno già tanta scena.
Ecco cosa scriveva nel 1992 Vittorio Feltri, a proposito degli arresti di Mani Pulite: "Ma questa è una pacchia, un godimento fisico, erotico. Quando mai siamo stati tanto vicini al sollievo? Che Dio salvi Di Pietro"