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V2-Day

modify Updated 06-06-2010, 22:44
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Il logo e lo slogan del V2-Day.

Il V2-Day è stata un'iniziativa popolare che segue il V-Day, organizzato da Beppe Grillo, finalizzata alla raccolta firme per esercitare il diritto di referendum. Lo slogan della manifestazione è Libera informazione in libero Stato. Il giorno della manifestazione è stato il 25 aprile 2008. Le partecipazioni al primo V-Day furono in 200 piazze italiane, con una raccolta di circa 300 000 firme che superò di netto il minimo di 50 000, necessario per il deposito alla corte di cassazione. In questa seconda raccolta firme, invece, in cui viene richiesta l'abrogazione di tre leggi, il numero necessario per il deposito delle firme alla corte di cassazione è di 500 000 firme. Per quest'iniziativa, Grillo è riuscito ad ottenere circa 1 milione 300 mila firme in un giorno solo, circa 450 mila per ogni singolo quesito, in oltre 500 piazze italiane e all'estero[1]. Non si è riusciti, quindi, ad ottenere il quorum (anche perché vi è dubbio che le firme precedenti il 6 maggio possano essere utilizzate, si legga più sotto), tuttavia nei vari meetup si vuole raggiungere il tetto di 800 000 firme.

Come per il primo V-Day, l'evento è stato seguito integralmente in diretta dall'emittente satellitare EcoTv (canale 906 di SKY) presente con le sue telecamere a Torino in Piazza San Carlo, ma anche in molte delle altre piazze italiane dove erano presenti i meet-up per la raccolta firme[2]. Presenti all'evento vi erano anche numerose emittenti straniere, mentre la partecipazione dei giornali e delle televisioni italiane è apparsa più marginale.[senza fonte]

Cartellone presente al Gazebo di Piazza della Repubblica, a Firenze

Le tre abrogazioni chieste nei tre referendum sono: l'abolizione del finanziamento pubblico all'editoria, l'abolizione dell'ordine dei giornalisti, l'abolizione del Testo Unico Gasparri.

Indice

[modifica] Risultati

Esiste un serio dubbio sulla validità delle firme che sono state raccolte e che costituiscono la richiesta di referendum. La legge 25 maggio 1970, n. 352, all’articolo 31 recita: Non può essere depositata richiesta di referendum nell'anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l'elezione di una delle Camere medesime. A riguardo, risulta interessante l'inchiesta condotta da Radio Radicale conclusasi con un dossier di Alessandro Massari. [3] In estrema sintesi, essendo valide solo le firme raccolte nei tre mesi precedenti il deposito, fermo restando che il semestre dalla convocazione dei comizi scade il 6 agosto e presupponendo il deposito delle firme il 7 agosto (il primo giorno utile), sarebbero valide solo le firme raccolte dal 6 maggio in poi. Sempre secondo lo stesso documento, l'unica via d'uscita sarebbe una deroga concessa per legge od un atto con forza equivalente.

Gazebo per le firme, Piazza della Repubblica, a Firenze

Inoltre lo stesso Grillo, nonostante nei suoi discorsi ricordi frequentemente che le firme del primo V-Day sono state regolarmente depositate in Parlamento ma vengono costantemente ignorate, mantiene un costante silenzio riguardo i risultati della seconda edizione.

[modifica] Critiche

[modifica] Sulla data: il 25 Aprile

Una critica, che è stata mossa principalmente da politici e giornalisti (ovvero le categorie contro cui i referendum erano rivolti), riguarda la scelta del 25 aprile. È stato detto che la manifestazione di Grillo avrebbe potuto oscurare la celebrazione della Liberazione e che la scelta di quella particolare data era una mancanza di rispetto verso chi aveva combattuto per ottenerla. In risposta, lo stesso Grillo, quel giorno, ha più volte ribadito che la sua non era una manifestazione politica (chiedendo a tutti i presenti di non sventolare bandiere) e che, anzi, sarebbe dovuto essere l'inizio di una nuova liberazione. Tuttavia, lo stesso Grillo aveva già previsto, tutto dicendo all'inizio della giornata:

« So già cosa domani: diranno che ho sputato sulla resistenza, che ho parlato male del Presidente della Repubblica, che non c'era nessuno...Ma voi eravate presenti. Almeno voi non sarete presi per il c**o. »
(Beppe Grillo, durante la manifestazione)

Nonostante fosse prevedibile una grande affluenza alla manifestazione di Beppe Grillo, il comune di Torino decise di organizzare un concerto nella vicina Piazza Castello, a cui parteciparono artisti come Lou Dalfin, Gianmaria Testa, Mao e Marlene Kuntz. La scelta apparve curiosa e discutibile, in quanto l'evento si sarebbe svolto in contemporanea al V2-Day, a meno di 300 metri di distanza. Inoltre, era la prima volta che il comune di Torino ha celebrato il 25 aprile con una manifestazione musicale di così lunga durata (in passato ci sono state celebrazioni musicali, ma limitate alla sera, con solo un gruppo partecipante) La scelta apparve curiosa e discutibile, soprattutto perché era alquanto prevedibile che la manifestazione di Grillo, avrebbe potuto attirare un maggior numero di persone, soprattutto in virtù della grande vicinanza tra le due piazze. E infatti, come dimostrato dalle telecamere di Ecotv, l'affluenza alla manifestazione musicale fu molto bassa.

[modifica] Sui quesiti referendari

È parere di molti opinionisti che il finanziamento pubblico ai giornali non sia sbagliato nel principio, ma nell'applicazione. Infatti, come afferma Piero Ricca sul suo blog, l'abrogazione della legge comporterebbe la sparizione di numerose testate che si occupano di informazione di nicchia e di qualità. Lo stesso Roberto Natale, presidente della FNSI, ha affermato la necessità di modificare i criteri di distribuzione dei finanziamenti statali, condannandone l'abrogazione, proprio nei giorni immediatamente precedenti al V2-Day.

Un'altra critica è quella mossa da Paolo Barnard, ex giornalista di Report, sul modo stesso in cui il V2-Day viene organizzato e sulla figura mediatica di Beppe Grillo. Scrive infatti l'ex giornalista: «i nostri personaggi e gli eventi che essi gestiscono (i Grillo, Travaglio, Guzzanti, Strada, Zanotelli, Ciotti, Moretti ecc., con le loro marce, manifestazioni, spettacoli di piazza, film ecc.) producono singolarmente cose (talvolta) egregie, ma collettivamente fomentano quella struttura compiendo un danno devastante, e che pochi ancora comprendono nella sua ampiezza e implicazioni. Quale danno? Essi di fatto svuotano l’Io dei loro seguaci impedendogli di divenire singole entità autonome e potenti, rendendoli (rendendoci) un esercito di anime incapaci, dunque minando la società civile organizzata e la speranza che essa rappresenta»[4].

Ulteriore critica quella mossa nel libro Webbe Grillo da Gaetano e Ivan Filice, nel quale viene messo in relazione (come possibile conflitto di interesse) il video Prometeus, nel quale i produttori di Beppe Grillo (la Casaleggio associati, che operano come editori sul web), auspicano la fine del finanziamento pubblico ai giornali affinché la stampa scompaia e la rete divenga il nuovo quarto potere, e il secondo quesito referendario posto dal comico.

[modifica] Note

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni