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Tenzin Gyatso

modify Updated 18-07-2010, 15:12
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« Per me è molto importante essere un monaco. Anche nei miei sogni, io mi riconosco come un semplice monaco buddhista, quasi mai come il Dalai Lama»
(Tenzin Gyatso)
Tenzin Gyatso
Tenzin Gyatzo foto 1.jpg

Regno dal 17 novembre 1950
Incoronazione 17 novembre 1950
Predecessore Thubten Gyatso
Nome completo Jetsun Jamphel Ngawang Lobsang Yeshe Tenzin Gyatso
Nascita Qinghai, Cina, 6 luglio 1935 (1935-07-06) (75 anni)
Padre Choekyong Tsering
Madre Diki Tsering
Medaglia del Premio Nobel Nobel per la pace 1989

Tenzin Gyatso, nato Lhamo Dondrub (Qinghai, 6 luglio 1935), è il XIV Dalai Lama, premio Nobel per la pace nel 1989 ed esponente della dottrina della non-violenza.

Vive dal 1959 in esilio in India, a Dharamsala (Himachal Pradesh), con un seguito di 120.000 tibetani in seno ai quali ha costituito il governo tibetano in esilio.

Indice

[modifica] Primi anni

« Le creature che abitano questa terra – siano essi animali o esseri umani – sono qui per contribuire, ciascuno nel suo modo particolare, alla bellezza e alla prosperità del mondo. »
(Tenzin Gyatso)

Nato nel 1935 in un villaggio nel nord est del Tibet[1], all'età di due anni venne riconosciuto come reincarnazione del XIII Dalai Lama Thubten Gyatso. Per effetto di ciò fu proclamato Dalai Lama e ribattezzato Jetsun Jamphel Ngawang Lobsang Yeshe Tenzin Gyatso, ovvero Sacro Signore, Gloria gentile, Compassionevole, Difensore della fede, Oceano di saggezza.

Tenzin Gyatso all'età di 5 anni.

I buddhisti tibetani si riferiscono a lui come Yeshe Norbu ("la gemma che realizza i desideri") o semplicemente Kundun ("la Presenza"). Nel mondo occidentale è spesso chiamato Sua Santità il Dalai Lama, stile usato nel suo sito ufficiale (vedi collegamenti esterni).

Tenzin Gyatso cominciò la sua educazione all'età di sei anni. A venticinque anni (nel 1959) discusse il suo esame finale nel Tempio Jokhan a Lhasa, durante la festa annuale Monlam. Superò l'esame con onore e gli venne conferito il diploma Lharampa, il titolo di studio più alto.

[modifica] Carriera politica

« Il futuro del Tibet deve essere deciso dai tibetani. La questione del Tibet ha nulla a che fare col futuro del Dalai Lama, ma piuttosto con la felicità ed il benessere dei sei milioni di tibetani »
(Il Dalai Lama circa la democratizzazione del suo Paese.)

Oltre ad essere la guida spirituale più influente del buddhismo tibetano, il Dalai Lama è anche per tradizione il capo di stato del Tibet con potere decisionale. Il 17 novembre 1950 Tenzin Gyatso venne incoronato come guida temporanea del Tibet, ma fu in grado di governare il paese per poco tempo, dato che il paese era sotto occupazione cinese dall'ottobre dello stesso anno.

Nel 1954 il Dalai Lama fu a Pechino per negoziati con i capi cinesi Mao Zedong, Zhou Enlai e Deng Xiaoping, che si conclusero senza successo.

Dopo un fallito tentativo (aiutato dagli USA) di rivolta contro la Cina, il Dalai Lama fuggì il 17 marzo 1959, arrivò in India il 31 e si rifugiò a Dharamsala, dove risiede tuttora con il governo tibetano in esilio.

Nel 1989 Tenzin Gyatso ricevette il premio Nobel per la pace.

Il 14 maggio 1995 il Dalai Lama proclamò Gedhun Choekyi undicesima reincarnazione del Panchen Lama, ma la Cina rapì il bambino e nominò come reincarnazione un altro bambino Gyancain Norbu. Gedhun Choekyi Nyima (oggi ventenne) è tuttora prigioniero della Cina, ma alcune persone ritengono che ormai sia deceduto per cancro o leucemia e che la sua morte sia tenuta nascosta. [1]

[modifica] Premio Nobel

Quando il 10 dicembre 1989 venne conferito a Tenzin Gyatso il Premio Nobel per la pace, in un comunicato il Comitato annunciò le motivazioni:

« Il Comitato norvegese per il Nobel ha deciso di attribuire il Nobel per la pace per il 1989 al 14° Dalai Lama, Tenzin Gyatso, leader politico e religioso del popolo tibetano. Il Comitato desidera sottolineare il fatto che il Dalai Lama nella sua lotta per la liberazione del Tibet ha sempre e coerentemente rifiutato l'uso della violenza, preferendo ricercare soluzioni pacifiche basate sulla tolleranza ed il rispetto reciproco, per preservare il retaggio storico e culturale del Suo popolo. Il Dalai Lama ha sviluppato la propria filosofia di pace a partire da un reverente rispetto per tutto ciò che è vivo, basandosi sul concetto della responsabilità universale che unisce tutta l'umanità al pari della natura. Il Comitato ritiene che Sua Santità abbia avanzato proposte costruttive e lungimiranti per la soluzione dei conflitti internazionali, e per affrontare il problema dei diritti umani e le questioni ambientali globali. »

Il Dalai Lama, alla cerimonia di consegna del prestigioso riconoscimento, dichiarò:

« Mi considero solo un semplice monaco buddhista. Niente di più, niente di meno. Quello che è importante non sono io, ma il popolo tibetano. Questo premio rappresenta un incoraggiamento per i sei milioni di abitanti del Tibet che da oltre quarant'anni stanno vivendo il più doloroso periodo della propria storia. Nonostante ciò la determinazione della gente, il suo legame con i valori spirituali e la pratica della non violenza rimangono inalterati. Il premio Nobel è un riconoscimento alla fede e alla perseveranza del popolo tibetano. »

[modifica] Influenza internazionale

Con il presidente George W. Bush alla Casa Bianca
« Prima di addormentarmi, penso sempre per qualche minuto. Penso alla gente in Tibet. A quello che sta soffrendo, al suo dolore. E mentalmente recito una preghiera di ringraziamento per essere libero. Un rifugiato, ma libero. Che può parlare per il suo popolo e cercare di alleviarne le sofferenze. »
("Il Dalai Lama", di Piero Verni)

Tenzin Gyatso è il primo Dalai Lama che si è trovato a dover operare dall'estero e contemporaneamente il primo che ha visitato le nazioni occidentali cercando di promuovere la sua causa e di far conoscere al mondo i principi del buddhismo.

Il Dalai Lama parla l'inglese ed ha ottenuto la simpatia del mondo occidentale per la sua battaglia in nome dell'autodeterminazione del popolo tibetano. Molte celebrità di Hollywood (in particolare Richard Gere, Harrison Ford, Barbra Streisand, Steven Seagal, Goldie Hawn e Meg Ryan) lo hanno pubblicamente sostenuto.

Tenzin Gyatso è stato più volte "denunciato" dalla Cina come fautore dell'indipendenza tibetana mentre la sua posizione politica attuale è che non sia obbligatoria l'indipendenza totale del Tibet, ma solo è necessaria la sua autonomia negli affari interni (autodeterminazione), lasciando la gestione della difesa e degli affari esteri alla Cina.

Anche se non in modo continuato, ci sono stati colloqui fra il governo tibetano in esilio e la Cina, ma mentre il primo desidera soprattutto discutere dello stato del Tibet all'interno della Cina, la Repubblica Popolare Cinese vuole limitare gli accordi alle condizioni del ritorno del Dalai Lama in Tibet.

Il 18 aprile 2005 l'autorevole rivista Time Magazine ha inserito il Dalai Lama tra le 100 personalità più influenti del pianeta.

Il 14 ottobre 2006, presso l'Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi Roma Tre, Tenzin Gyatzo ha ricevuto la laurea honoris causa in biologia, come riconoscimento per il suo interesse e il suo impegno per la scienza e in particolare per le discipline neurobiologiche.

Il 16 ottobre 2007 è ricevuto dal Congresso degli Stati Uniti che lo ha insignito della più alta onorificenza per i civili, la Medaglia d'Oro. Questo fatto ha provocato accese proteste da parte del governo cinese.

Nella prima metà del dicembre 2007 ha compiuto un viaggio in Italia: oggetto di critiche è stato il fatto che né il capo della chiesa cattolica, papa Benedetto XVI, né il presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi, abbiano ricevuto ufficialmente il Dalai Lama, per paura di aprire un incidente diplomatico con la Cina. Il religioso è stato comunque ricevuto dal presidente della Camera, Fausto Bertinotti, da esponenti del clero cattolico ed esponenti di altre religioni.

Il 16 dicembre 2007 [2] il presidente del Consiglio comunale di Torino, Giuseppe Castronovo, e il sindaco, Sergio Chiamparino, hanno conferito ufficialmente la cittadinanza onoraria torinese al XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso.[3]

Il 9 febbraio 2009 Tenzin Gyatso ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Roma dal sindaco della città Gianni Alemanno.

[modifica] Pensiero

Tenzin Gyatso è un convinto assertore della non-violenza e della pace fra tutte le creature. In ragione di ciò, sostiene anche il rispetto per gli animali e il valore etico del vegetarismo:

« Non vedo ragione per cui si dovrebbero uccidere gli animali e farli diventare cibo per l'uomo, quando esistono tanti altri alimenti che sostituiscono la carne. Dopo tutto, l'uomo può vivere senza carne... [2] »

[modifica] Critiche

« Pericolose conseguenze seguiranno se i politici e governanti dimenticano i principi morali; sia che crediamo in Dio oppure nel karma, l'etica è il fondamento di ogni religione. »
(Tenzin Gyatso)
Tenzin Gyatso nel 2007 durante la sua visita in Italia.

Nell'ottobre 1998 l'amministrazione del Dalai Lama riconobbe di aver ottenuto negli anni sessanta circa 1,7 milioni di dollari all'anno dalla CIA [3] e di aver permesso l'addestramento di un gruppo di miliziani in Colorado (USA).[4]. Quando l'esponente della Central Intelligence Agency John Kenneth Knaus nel 1995 chiese a Gyatso se l'organizzazione avesse fatto bene o male a fornire il suo supporto, il Dalai Lama rispose che nonostante l'effetto positivo sul morale, «migliaia di vite furono perse nella resistenza» e che «il governo USA si è interessato agli affari interni del Tibet non per aiutarlo, ma per usarlo tatticamente come arma contro la Cina»[5].

Nel 1998 il Dalai Lama fu pesantemente criticato dal giornalista britannico Christopher Hitchens per il suo presunto supporto al programma nucleare Indiano, la "vendita di indulgenze" ad alcuni personaggi famosi di Hollywood - tra cui Richard Gere - e, infine, per alcune affermazioni interpretabili come giustificative della prostituzione[6].

Il Dalai Lama è stato anche criticato per le sue posizioni ondivaghe e accusato di aver modificato il proprio messaggio per accattivarsi di volta in volta i favori dell'opinione pubblica, e di aver calibrato i messaggi successivi in funzione delle critiche ricevute per quelli precedenti. Questo avrebbe portato fazioni opposte a ritenersi entrambe depositarie del favore del Lama: tra le materie più sensibili trattate da Gyatso vi sono l'omosessualità [7], l'aborto, la guerra in Iraq e l'indipendenza del Kashmir. I sostenitori di Gyatso rimarcano tuttavia che tale atteggiamento va letto alla luce di una politica conciliatoria tra visioni opposte.

Anche l'amichevole immagine del Tibet feudale resa da Gyatso non è esente da critiche [8], dove è stata contestata la presenza della servitù e addirittura di episodi di vera e propria schiavitù.[9] Inoltre, il codice penale comprendeva forme di punizione corporale e la pena di morte per i casi più gravi.[8]

Gyatso ha ribattuto condannando fermamente alcune pratiche dell'antico Tibet feudale, e ha aggiunto che l'invasione cinese ha interrotto il processo di modernizzazione da lui iniziato. Lo storico Michael Parenti ha avanzato l'ipotesi che l'abbandono del Dalai Lama del Tibet nel 1959 e la decisione del governo cinese di ivi abolire l'istituto della servitù possano essere collegate[8].

[modifica] Scritti del Dalai Lama

Tenzin Gyatso

Tra le molte opere di Tenzin Gyatso, ricordiamo le seguenti.

[modifica] Scritti biografici

[modifica] Scritti sul buddhismo

[modifica] Film sul Dalai Lama

Fra i film prodotti negli ultimi anni sul Dalai Lama, vanno ricordati:

[modifica] Note

  1. ^ Al momento della nascita di Tenzin Gyatso, Qinghai era sotto il controllo di Ma Lin, un signore della guerra alleato con Chiang Kai-shek e governatore della provincia di Qinghai nominato dal Guomindang. Vedi Li, T.T. "Historical Status of Tibet", Columbia University Press, p179; Bell, Charles, "Portrait of the Dalai Lama", p399; Goldstein, Melvyn C. Goldstein, A history of modern Tibet, pp. 315-317.
  2. ^ Citato in Steven Rosen, Il vegetarismo e le religioni del mondo, traduzione di Giulia Amici, Jackson Libri 1995, p. 131.
  3. ^ (EN) Tim Boucher. «Dalai Lama on CIA Payroll?», da TimBoucher.com, 25 luglio 2005.
  4. ^ (EN) «World News Briefs; Dalai Lama Group Says It Got Money From C.I.A.», The New York Times, 2 ottobre 1998.
  5. ^ (EN) William Blum. Rogue State: A Guide to the World's Only Superpower.
  6. ^ (EN) Cristopher Hitchens. «His material highness», da Salon.com. 13 luglio 1998.
  7. ^ (EN) Patrick French. «Cuddly Dalai Lama is our fantasy creation»
  8. ^ a b c (EN) Michael Parenti. «Friendly Feudalism: The Tibet Myth», da Swans Commentary, 7 luglio 2003 (citato anche su Dissidentvoice.org e aggiornato nel luglio 2004).
  9. ^ (EN) «Regarding Michael Parenti's Friendly Feudalism: The Tibet Myth», lettere a Swans Commentary, 9-17 luglio 2003

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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