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Somalia

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Somalia
الصومال
Somalia - Bandiera
Somalia - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Motto:  

Somalia (orthographic projection)-Blue version.svg

Generalità
Nome completo: Somalia
Nome ufficiale: Soomaaliya
Lingue ufficiali: Somalo, arabo[1][2]
Altre lingue: Italiano
Capitale: Mogadiscio  (2.450.000 ab. /  )
Politica
Forma di governo: Repubblica federale
Capo di stato: Sheikh Sharif Sheikh Ahmed
Capo di governo: Omar Abdirashid Ali Sharmarke
Indipendenza: Dal Regno Unito il 26 giugno 1960, dall'Italia l'1 luglio 1960
Ingresso nell'ONU: 20 settembre 1961
Superficie
Totale: 637.661 km²  (41º)
 % delle acque: 1,6 %
Popolazione
Totale (2005): 10.700.000 ab.  (88º)
Densità: 16 ab./km²  
Geografia
Continente: Africa
Fuso orario: UTC +3
Economia
Valuta: Scellino somalo
Energia:
Varie
TLD: .so
Prefisso tel.: +252
Sigla autom.: SP
Inno nazionale: Soomaaliyeey Toosoow
Festa nazionale:  

So-map.png

¹ Il somalo e l'arabo sono le lingue ufficiali, ma nell'amministrazione si usano tutt'ora anche l'italiano, che era lingua ufficiale nelle università fino al 1991, e l'inglese.

La Somalia [so-mà-lia] (somalo: Soomaaliya, arabo: الصومال, al-Sumāl) è uno Stato dell'Africa Orientale situata nel corno d'Africa. Confina col Gibuti a nord, con l'Etiopia a ovest e con il Kenya a sudovest; si affaccia a nord sul Golfo di Aden e a est sull'oceano Indiano. Il territorio è in gran parte arido e semi-arido, a eccezione del sud, più fertile.

Indice

[modifica] Storia

La Somalia orientale come stato indipendente nacque nel 1960, dall'unificazione di Somalia Italiana e della Somalia Britannica. Dopo l'indipendenza, il paese ha attraversato numerose difficoltà politiche e sociali e a partire dagli anni ottanta si trova in una condizione di guerra civile permanente.

Attualmente la Somalia è composta da 6 Stati Autonomi e dalla Repubblica Autonoma Indipendente del Somaliland che sta cercando di staccarsi dalla Somalia (con la quale si era unita nel 1960 per formare la Grande Somalia) richiedendo un riconoscimento internazionale.

Gli Stati Autonomi all'interno della Somalia:

[modifica] Le origini ed il periodo coloniale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Somalia Italiana.
Resti del Sultanato di Adal in Zeila, Somalia.

La storia dell'attuale territorio della Somalia risale all'antichità, quando la regione fu conosciuta attraverso gli antichi egizi. Fra il II e il III secolo d.C. varie parti del territorio furono inglobate nel regno etiope di Axum. Poco tempo dopo, alcune tribù arabe si stanziarono non molto distante dalla costa del Golfo di Aden e lì formarono un sultanato che aveva come capitale il porto di Zeila. Allo stesso tempo il paese si islamizzò a causa degli sciiti provenienti dalla Persia. Nonostante ciò, gli abitanti mantennero le loro lingue ancestrali al posto di adottare l'arabo.

A partire dal tredicesimo secolo, somali e pastori nomadi stabilitosi nel nord del Corno d'Africa, cominciarono a emigrare in direzione dell'attuale regione della Somalia. Prima i Galla, pastori e agricoltori, avevano iniziato la loro migrazione dall'Ogaden e l'Abissinia. Tutti questi popoli si installarono definitivamente sul territorio. Alcuni popoli arabi provarono ad appropriarsi del territorio, fra questi i sultani di Zanzibar che giunsero ad impadronirsi delle coste. Molti somali si dispersero nel territorio, specialmente in prossimità dell'Abissinia.

Sultano Mohamoud Ali Shire: leader anti-imperialista della Warsangali Sultanato, che fu esiliato dai britannici per il Seychelles.

L'anno 1884 pose fine a un lungo periodo di pace. Con la Conferenza di Berlino, iniziò una lunga lotta sanguinosa in cui tre stati si contendevano la Somalia. L'Italia, la Gran Bretagna e la Francia si spartirono il suo territorio nel tardo XIX secolo.

I britannici stabilirono il Protettorato della Somalia Britannica nel 1886 dopo la ritirata dell'Egitto e il trattato con il clan Warsangeli. L'Egitto tentava di impedire l'espansione coloniale europea nell'Africa nordorientale. L'area meridionale, occupata dall'Italia nel 1892, divenne nota come Somalia Italiana. La parte più settentrionale del territorio fu data alla Francia, che stabilì la Somalia Francese, costituita dai territori di Afars e Issas.La Guerra somala per la Resistenza Coloniale (1898-1920) fu guidata dal poeta, studioso e politico somalo Mohammed Abdullah Hassan. La guerra terminò con il bombardamento da parte della RAF del forte di Sayid, che causò una grande perdita di militari e civili somali.

Il 2 ottobre 1869 il governo italiano, guidato dal presidente Luigi Federico Menabrea, stipula un trattato segreto per comprare terreno sulle coste dell'Africa allo scopo di promuovere il colonialismo italiano. Nel 1885 viene stipulato il primo accordo tra il sultano di Zanzibar e l'Italia per ottenere un protettorato sulla Somalia; in realtà l'Italia aveva iniziato ad acquisire il controllo di varie parti della Somalia dal 1880 con alle spalle una controversa situazione internazionale, dove alcuni stati sostenevano questo genere di politica estera. Dal 1869 esistevano territori italiani privati, di società genovesi poi ceduti allo stato italiano, nella vicina Eritrea. Tutta l'area si trovava contesa tra Inghilterra, Italia e Francia.

Taleex è stata la capitale della Derviscio Stato di Mohammed Abdullah Hassan.

Quando l'Egitto si ritirò dal Corno d'Africa nel corso del 1884, i diplomatici italiani fecero un accordo con la Gran Bretagna per l'occupazione del porto di Massaua che assieme ad Assab formò i cosiddetti possedimenti italiani nel Mar Rosso, dal 1890 denominati Colonia Eritrea, e base per un progetto che doveva sfociare nel controllo dell'intero Corno d'Africa. I britannici stabilirono il Protettorato della Somalia Britannica, futuro Somaliland, nel 1886, dopo la ritirata egiziana e il trattato con il clan Warsangeli. L'area meridionale, occupata dall'Italia nel 1892, divenne conosciuta come Somalia Italiana. La parte più settentrionale del territorio fu data alla Francia, che stabilì la Somalia Francese, costituita dai territori di Afars e Issas.

Agli inizi degli anni 1880 questa zona era abitata da popolazioni etiopiche, dancale, somale e oromo autonome o sottoposte a diversi dominatori: gli egiziani lungo le coste del Mar Rosso, sultani (tra cui Harar, Obbia, Zanzibar), emiri e capi tribali, mentre l'Etiopia, era retta dal Negus Neghesti (Re dei Re) Giovanni IV, con la presenza di un secondo Negus (Re) nei territori del sud: Menelik.

Il Regno d'Italia cominciò a penetrare nell'area somala negli anni Ottanta dell'Ottocento, fino alla creazione di una vera e propria colonia. Numerosi coloni italiani si radicarono nella Somalia italiana, specialmente nella capitale Mogadiscio dove gli Italo-somali erano 20.000 (su un totale di 50.000 abitanti) nel 1938. [1]. Negli anni trenta la Somalia ebbe un notevole sviluppo economico , centrato sull'esportazione di banane e prodotti agricoli grazie anche alla costruzione di strade carrozzabili ed alle moderne infrastrutture di cui fu dotato il porto di mogadiscio . La capitale Mogadiscio ebbe un notevole sviluppo urbano all'interno dell'A.O.I., inferiore solo a quello di Asmara; la città ,capoluogo della Colonia fu dotata infatti di strade asfaltate, fognature, uffici e palazzi ,scuole ed ospedali e fu perfino progettata una sede per l'università. Di questo periodo è la costruzione del villaggio-colonia agricola Duca deli Abruzzi ,noto per le sue moderne tecniche d'irrigazione e coltivazione. Nel 1936, dopo la guerra d'Etiopia, la Somalia Italiana entrò a far parte dell'Africa Orientale Italiana insieme all'Etiopia e all'Eritrea e le venne aggiunto l'Ogaden.

Nell'estate 1940 le truppe italiane occuparono la Somalia Britannica e parte del Kenia vicino all'Oltregiuba. Questi territori furono annessi alla Somalia italiana ingrandendola ed ottenendo -anche se per pochi mesi- l'unione territoriale di tutti i Somali nella "Grande Somalia".

Nel 1941, nel corso della Seconda guerra Mondiale fu occupata da truppe britanniche, che ne mantennero il controllo fino al novembre del 1949, quando le Nazioni Unite la diedero in Amministrazione fiduciaria alla Repubblica italiana (Amministrazione fiduciaria italiana della Somalia).

L'indipendenza delle colonie fu ottenuta nel 1960: Somalia Italiana e Somalia Britannica divennero parte dell'attuale stato unendosi subito. Lo stato del Gibuti, l'ex Somalia Francese, divenne indipendente nel 1977.

[modifica] Dal 1960 al 1969: la guerra con L'Etiopia

Nel 1964 e nel 1977 la Somalia combatte due guerre contro l'Etiopia (governata da cristiani). Le guerre non erano tuttavia di matrice religiosa, ma territoriale. Era infatti conteso il territorio che era popolato da somali ma rimasto all'Etiopia in seguito alla divisione delle terre colonizzate effettuata dalla Gran Bretagna nella seconda metà dell'Ottocento. Il territorio di Ogaden è rimasto poi all'Etiopia ed il governo somalo ha successivamente deciso di abbandonarne la rivendicazione.

[modifica] Dal 1969 al 1991: la dittatura di Siad Barre

Nel 1969, un colpo di stato militare, ai danni del presidente della Repubblica Abdirashid Ali Shermarke, portò al potere il generale Siad Barre. Fra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta iniziarono a formarsi organizzazioni di guerriglia ostili al regime di Barre. Ebbe così inizio un'epoca di guerra civile intermittente che, sebbene con diversi contendenti, perdura ancora oggi. Nel 1991 Barre fu estromesso; la lotta per il potere che ne seguì contrappose diversi gruppi tribali, in un nuovo crescendo di violenza accompagnato peraltro da una terribile carestia. Nello stesso anno, l'ex Somaliland annunciò la propria secessione, un evento che diede origine a nuovi scontri.

[modifica] Dal 1991 al 2004: il caos ed il fallimento della missione ONU

Il conflitto divenne sempre più confuso e violento, culminando nella Battaglia di Mogadiscio, che aumentò l'ostilità della popolazione locale. Gli americani si ritirarono nei primi mesi del 1994, provocando il fallimento della missione UNOSOM. Nel 1995 l'ONU, incapace di far fronte alla situazione, ritirò le proprie forze (nella missione "Restore Hope", partecipava anche l'Italia). Il periodo fu caratterizzato dalle violenze dei "Signori della guerra", i temibili capi-clan che sottomisero la popolazione e che costrinsero alla fuga, nel 1994, anche i caschi blu dell'ONU e i militari americani. Essi imperversarono per anni in gran parte del sud del Paese (la zona fertile ed agricola della Somalia).

Verso la fine degli anni novanta ci fu un momento di scambi diplomatici importante, che incluse un accordo fra ventisei fazioni (1997), la Conferenza di pace di Gibuti (2000), e la Conferenza di pace di Mbagathi (2002).

[modifica] Dal 2004 al 2006: il governo di transizione, le Corti Islamiche e l'intervento dell'Etiopia

Nel 2004 il processo di pacificazione sembrava avviarsi alla conclusione; fu eletto dalla IGAD (l'organizzazione politico-commerciale formata dai paesi del Corno d'Africa) un parlamento federale e furono nominati un presidente ad interim (Abdullahi Yusuf Ahmed) e un governo, il Governo Federale di Transizione somalo (Tfg) (con Primo Ministro Mohamed Mohalim Gedi). Queste deboli istituzioni tuttavia non riuscirono a rendere effettivo il loro potere e a governare davvero il paese, anche a causa dell'opposizione dei "signori della guerra" di Mogadiscio, quasi tutti componenti del governo stesso.

Infatti né il Parlamento,né tanto meno il Governo sono stati eletti, bensì sono usciti da una trattativa durata due anni in Kenya tra i vari signori della guerra. Era la 14° conferenza di "pace" in cui, per esigenza di Ordine Nuovo, sono intervenuti sia gli USA, direttamente e tramite l'Etiopia, sia l'UE.

Proprio per questa non trascurabile presenza i vari signori si sono accordati per creare una parvenza di governo, e Mr. Yusuf, il più potente signore della guerra, è stato nominato Presidente. In ogni caso, aldilà della facciata concorde, nessun signore della guerra era disposto a lasciare il proprio feudo e consegnarlo ad un altro signore con cui era in guerra da 16 anni.

Nel febbraio del 2006, dopo 16 anni di guerra tra di loro, i "signori della guerra" iniziarono una guerra dichiaratamente contro Al qaeda, ma nella sostanza contro tutto l'integralismo religioso islamico visto come una minaccia alla loro esistenza. Essi infatti uccisero autorità religiose o persone molto legate all'islam, affiliati ad Al Qaeda e non. Gran parte della popolazione, disperata e stanca, era negli anni divenuta integralista.

Una nuova crisi giunse nell'estate del 2006; le milizie controllate dalle Corti islamiche (sostenute, secondo l'ONU, da Iran, Libia e Arabia Saudita) scacciarono da Mogadiscio, con l'appoggio della popolazione civile, i signori della guerra e presero il controllo della parte centro-meridionale del Paese. Per contrastare la loro avanzata e impedire il rovesciamento del governo provvisorio somalo internazionalmente riconosciuto, l'esercito etiope entrò in soccorso dell'esercito governativo somalo, sostenuto anche da Uganda, Yemen e Kenya. Il governo provvisorio si rifugiò a Baidoa (a circa 250 chilometri da Mogadiscio), perdendo il controllo della capitale.

Per ben due volte si tentò, vanamente, di trovare un accordo tra Corti islamiche e governo provvisorio, sotto la mediazione di IGAD, Lega araba e ONU. Il governo transitorio ha sempre avuto l'appoggio dell'Etiopia, allo scopo di essere difeso dagli eventuali attacchi della Unione delle Corti islamiche.

Il 14 agosto 2006 Galmudug si auto-dichiarò uno Stato all'interno della Somalia.

Mappa della regione della Puntland in Somalia nord-orientale.

Nella seconda metà del 2006 le Corti islamiche riuscirono a riportare una relativa pace nelle città e nelle regioni che governavano (Mogadiscio compresa): scesero i prezzi di molti beni di prima necessità, e riaprirono perfino, dopo undici anni, il porto e l’aeroporto. Ma tutto questo venne ottenuto grazie a esecuzioni sommarie e a gravi riduzioni delle libertà (come la chiusura dei cinema).

Il governo transitorio stabilì poi un'alleanza con l'amministrazione autonoma del Puntland, allo scopo di contrastare l'avanzata delle milizie delle Corti islamiche verso le città di Baidoa e Galcayo. Le milizie dell'Unione costituirono una minaccia per la Repubblica autonoma del nord-ovest e per lo stesso Puntland (regioni non riconosciute dalla comunità internazionale, e tuttavia rispettate in Somalia, grazie ai loro governi stabili). Tali territori avevano inoltre infrastrutture pienamente operative (tra cui porti e aeroporti).

Così, nel dicembre 2006 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU approvò la risoluzione 1725, che diede il via libera formale (revocando l'embargo delle armi al governo federale) a una forza internazionale regionale con il compito di “monitorare e mantenere la sicurezza a Baidoa”, permettendo di fatto alle istituzioni transitorie di riarmarsi. Pochi giorni dopo si riacutizzarono gli scontri tra le milizie delle Corti islamiche e le truppe fedeli al governo provvisorio di Baidoa (sostenute militarmente dall'Etiopia). Sul finire dello stesso mese, le truppe etiopi, intervenute pesantemente a sostegno del governo di Baidoa, entrarono nella capitale somala dopo pochi ma violentissimi giorni di guerra, provocando migliaia di morti e suscitando la ferma disapprovazione di Unione Africana, Lega Araba ed IGAD.

[modifica] Dal 2007 ad oggi: la tragedia umanitaria[3]

Il 9 gennaio 2007 gli Stati Uniti entrarono militarmente nel conflitto, a supporto dell'esercito etiope e con il sostegno del presidente e del governo somalo, causando la morte di numerosi civili ricevendo dure critiche dall'Unione Europea e dall'ONU. Sono stati colpiti numerosi villaggi nel sud del paese, in cui (secondo i militari americani), si sarebbero rifugiati esponenti di Al qaeda. Pochi giorni dopo, i signori della guerra (tra cui Mohamed Qanyare Afrah, del clan dei murursade, e Mussa Sudi Yalaow, a capo degli Abgal/daud) accettarono di disarmare le loro milizie e di entrare nel nuovo esercito nazionale. Nello stesso periodo, il parlamento sfiduciò il suo portavoce (Sharif Hassan Shek Aden), ritenuto troppo vicino alle Corti Islamiche.

Nei primi giorni del mese di marzo, sono giunte a Mogadiscio le truppe ugandesi della missione di pace dell’Unione africana (Amisom, African Mission to Somalia) incaricate dall'Unione Africana di controllare la capitale e contrastare il ritorno delle milizie islamiche. Nonostante fosse atteso per i mesi successivi l'arrivo nel Paese del resto dei "caschi verdi" (con truppe provenienti da Nigeria, Ghana, Malawi e Burundi), il solo contingente ugandese è rimasto per tutto il 2007 in territorio somalo.

Nonostante l'arrivo delle truppe ugandesi, gli scontri sono aumentati di intensità (anche contro gli stessi "caschi verdi"). La situazione a Mogadiscio è precipitata nel caos come non accadeva da anni, con il perdurare di violenti scontri tra truppe etiopi, governo di transizione e nuovamente i signori della guerra da un lato e milizie islamiche dall'altro.

Nel maggio 2007, l'ONU ha annunciato che il governo somalo ha accettato di nominare la commissione di inchiesta che indagherà sui crimini dei guerra commessi nel corso degli scontri del mese di aprile tra le truppe governative appoggiate dall'esercito etiope ed i ribelli appoggiati da miliziani delle Corti islamiche.

Alla fine di luglio 2007, il lieve miglioramento della situazione ha consentito il rientro di 125.000 sfollati. Tuttavia, i combattimenti non sono cessati, e la Conferenza di Pace e Riconciliazione pare non avere alcun effetto. Ancora da risolvere è la questione del Somaliland, stato autoproclamatosi indipendente.

Nell'autunno del 2007 la situazione è drammaticamente precipitata. A Mogadiscio (in preda a caos, violenze ed epidemie) si è in piena catastrofe umanitaria, e gli sfollati hanno raggiunto quota un milione nel solo anno in corso. Le truppe etiopi continuano a imperversare ed a scontrarsi con i ribelli armati, mentre il contingente militare ugandese appare incapace di opporre la minima resistenza.

Nel gennaio 2008 il nuovo primo ministro Nur Hassan Hussein eletto a novembre 2007, dopo le dimissioni di Mohamed Mohalim Gedi, è giunto per la prima volta a Mogadiscio. Sempre nel gennaio 2008, sono giunti in Somalia 440 soldati del Burundi a rafforzare il contingente di pace dell'Unione Africana.

Nel giugno 2008 è stata concordata la firma di un accordo tra governo somalo, parte dell'opposizione ed Etiopia. Le fasi previste nell'accordo sono la fine degli scontri armati, l'ingresso delle forze internazionali ed il ritiro dei militari etiopi. Le fasi descritte saranno seguite ed implementate da due commissioni. Per pervenire a tale accordo, a differenza che nei precedenti tentativi, sono state coinvolte le realtà moderate collegate alle corti islamiche.

Il 29 dicembre 2008 il presidente Abdullahi Yusuf Ahmed ha rassegnato le sue dimissioni. Ha motivato questa decisione con l'impossibilità di portare la Somalia in una fase di pacificazione ed accordo tra le parti. Inoltre ha criticato duramente la comunità internazionale per il mancato sostegno economico, senza il quale non sarebbe stato possibile formare un esercito in grado di fronteggiare le corti islamiche e gli altri gruppi che si contendono il potere. Aden Mohamed Nur, presidente del parlamento, ha assunto così a interim la funzione di presidente di uno stato che di fatto dal 1991 non esiste.

Il 31 gennaio 2009 il leader di una fazione moderata dell'Unione delle Corti Islamiche Sheikh Sharif Sheikh Ahmed è stato eletto capo del governo federale di transizione.[1] Sharif, leader dell'Alleanza per la ri-liberazione della Somalia (ARS), ha sconfitto il primo ministro Nur Hassan Hussein appoggiato della comunità internazionale, e il generale Maslah Mohamed Siad, figlio dell'ultimo presidente della Somalia prima della guerra, Siad Barre.

[modifica] Geografia

La Somalia dal satellite
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Geografia della Somalia.

La Somalia è situata sulla costa orientale dell'Africa a nord dell'Equatore fra il Golfo di Aden a nord; e l'Oceano Indiano a est. Con l'Etiopia, l'Eritrea e il Gibuti è spesso considerata parte del Corno d'Africa. Confina con il Gibuti a nord-ovest, con l'Etiopia a ovest e con il Kenia a sudovest.

[modifica] Morfologia

Il territorio della Somalia presenta una parte settentrionale montuosa che si abbassa gradualmente fino all'Oceano Indiano fino ad arrivare ad una pianura costiera.

[modifica] Montagne

  • Shimbiris, 2.547 m s.l.m.
  • Surud Ad, 2.408 m s.l.m.

[modifica] Isole

[modifica] Idrografia

Nonostante il corso dei fiumi sia di carattere torrentizio, ve ne esistono due principali: Giuba e Uebi Scebeli.

[modifica] Clima

La costa nord della Somalia è calda e umida; l'entroterra ha una temperatura media fra le più alte del mondo. A est, sull'oceano, il clima è più mite. In prossimità dell'Acrocoro Etiopico, in Somaliland, il clima è nettamente più mite compreso fra i 10 e i 30 °C.

[modifica] Popolazione

Crescita demografica della Somalia

La densità di popolazione della Somalia è di 14ab/km².

La società è organizzata secondo il sistema delle tribù, spesso contrapposte le une alle altre ma al tempo stesso legate da un sentimento evidente di identità nazionale (o etnica). L'epoca post-coloniale ha tuttavia distrutto alcuni dei presupposti fondamentali della società tradizionale somala (per esempio il ruolo degli anziani come mediatori dei conflitti) ponendo numerosi problemi d'identita al popolo somalo, in bilico tra modernità ed il feudalesimo islamico.

Anche a causa della guerra civile, la Somalia è terra di emigrazione, sia verso l'Europa che verso il Sudafrica. Alla fine del 2006 si sono registrati fenomeni di intolleranza nei confronti della comunità somala a Città del Capo.

[modifica] Etnie

Ragazze Somalo che indossano abiti tradizionali nomadi.

Da un punto di vista etnico il paese è molto omogeneo: ben il 95% della popolazione è costituita da Somali. Gruppi etnici minori sono i Bantu, i Pigmei, gli Arabi, gli Indiani, i Pakistani e gli europei.

[modifica] Religione

Una omogeneità ancora maggiore si registra sul piano religioso, con una percentuale di musulmani pari a oltre il 99%.
La piccolissima Chiesa cattolica somala è costituita dalla diocesi di Mogadiscio è ormai quasi scomparsa a causa delle persecuzioni dei fedeli e delle distruzioni delle chiese.
Nel Paese la libertà religiosa è repressa. L’ordinamento prevede, infatti, la pena di morte per apostasia.

[modifica] Lingue

Le lingue ufficiali sono il somalo, l'italiano e l'inglese.

[modifica] Ordinamento dello stato

[modifica] Suddivisioni storiche e amministrative

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Regioni della Somalia.
Questa mappa della CIA (2002) mostra le Regioni della Somalia

La Somalia è divisa in 18 regioni dette gobolka al singolare, al plurale gobollada. a sua volta ogni regione è suddivisa in province.

  1. Awdal
  2. Bakool
  3. Banaadir
  4. Bari
  5. Bay
  6. Galguduud
  7. Gedo
  8. Hiiraan
  9. Jubbada Dhexe
  10. Jubbada Hoose
  11. Mudug
  12. Nugaal
  13. Sanaag
  14. Shabeellaha Dhexe
  15. Shabeellaha Hoose
  16. Sool
  17. Togdheer
  18. Woqooyi Galbeed

[modifica] Città principali

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Città della Somalia.
Città della Repubblica di Somalia
Mogadiscio
Mogadiscio
Bosaso
Bosaso
Kismayo
Kismayo
Borama
Borama
Grado Centro città Divisione Popolazione Hargeisa
Hargeisa
Merca
Merca
Barawa
Barawa
Garowe
Garowe
1 Mogadiscio Banaadir Ca.2,500,000
2 Bosaso Bari Ca. 350,000
3 Hargeisa W.Galbeed Ca. 1,800,000
4 Kismayo Jubbada Hoose Ca. 200,000
5 Burao Togdheer Ca. 150,000
6 Belet Weyne Hiiraan Ca. 150,000
7 Gallacaio Mudug Ca. 100,000
8 Berbera W.Galbeed Ca. 100,000
9 Garowe Nugaal Ca. 86,000
10 Borama Awdal Ca.300,000
11 Baidoa Bay Ca. 75,000
12 Bardera Gedo Ca. 75,000
13 Goldogob Mudug Ca. 40,000
14 Erigavo Sanaag Ca. 40,000
15 Merca Shabeellaha Hoose Ca. 40,000
16 Jawhar Shabeellaha Hoose Ca. 40,000
17 Qardho Bari Ca. 35,000

[modifica] Politica

Il Paese dal 1986 è membro all'Autorità intergovernativa per lo sviluppo, organizzazione politico-commerciale formata dai paesi del Corno d'Africa.

La condizione di guerra civile del paese impedisce di definirne in modo chiaro la struttura politica: le ultime elezioni regolari si sono tenute infatti nel 1984. Dopo la fuga di Barre (nel 1991), la Somalia è caduta nell'anarchia.

Dal 2004 è stato costituito il Governo Federale di Transizione somalo (Tfg), istituzione piuttosto debole ma riconosciuta dalla comunità internazionale. Tale governo è tuttora contrapposto alle Corti islamiche, che controllano vaste zone del Paese.

All'interno della Somalia ci sono quattro Stati che si sono autodichiarati indipendenti, internazionalmente non ricosciuti, eccetto per il Somaliland visto che intrattiene dei contatti politici con il Regno Unito, Ruanda, Norvegia, Etiopia, Kenia, l'Irlanda e l'Unione Europea (il 17 gennaio 2007 ha inviato una delegazione per gli affari africani per discutere su una futura cooperazione tra UE e Somaliland). Il 29 e 30 gennaio 2007 il ministro degli esteri dell'Unione Africana cercherà di far riconoscere il paese internazionalmente.

Quelli che seguono sono gli Stati che si sono dichiarati indipendenti o autonomi all'interno della Somalia:

  • Galmudug (Stato autonomo all'interno della Somalia dal 2006)
  • Maakhir (Stato autonomo all'interno della Somalia dal 2007, ma non riconosciuto dal Governo federale di transizione)
  • Northland (Stato autonomo all'interno della Somalia dal 2008, ma non riconosciuto dal Governo federale di transizione)
  • Puntland (Stato autonomo all'interno della Somalia dal 1998)
  • Southwestern (Stato autonomo all'interno della Somalia dal 2002 al 2006)
  • Somaliland (Stato autoproclamatasi indipendente dalla Somalia dal 1991, ma non riconosciuto dal Governo federale di transizione)

[modifica] Istruzione

Il nuovo campus della Università di Mogadiscio a Mogadiscio.

Formalmente, la scuola dell'obbligo dura fino a 14 anni. La povertà e l'insicurezza sociale impediscono la messa in atto concreta di questo obbligo, a eccezione di alcune zone urbane. Dal 1969 esiste un'università nazionale, l'Università nazionale somala, che aveva come lingua ufficiale l'italiano, poi sostituito dal somalo. Gli studenti universitari oggi sono meno di 20.000.

[modifica] Economia

« Nonostante l’apparente anarchia, il settore dei servizi della Somalia è sopravvissuto o cresce… Il mercato principale di Mogadiscio offre una grande quantità di prodotti: dai cibi ai nuovi modelli elettronici. Gli hotel continuano ad essere in funzione e la guardia nazionale assicura sicurezza.[4] »
Scatolette di tonno di marca Las Qhoray prodotte in Las Khorey, Somalia.

La Somalia è uno dei paesi più poveri del mondo; in sostanza, essa dipende quasi totalmente dagli aiuti umanitari. Nel 2001 l'indice di sviluppo umano (ISU) calcolato dal National Human Deplovment Report, è stato di 0,284; questo dato posiziona la Somalia tra le 5 nazioni meno sviluppate nel mondo. Tuttavia non ci sono stime aggiornate.

L'ISU ha comunque fatto registrare un lieve miglioramento negli ultimi anni. L'economia si basa soprattutto sull'allevamento nomade e sulla produzione agricola. Le rimesse degli emigranti che giungono in Somalia ogni anno vanno dai 300 ai 500 milioni di dollari.

Prodotto Nazionale Lordo: 600$ pro capite (159° posto della classifica mondiale).
Bilancia dei pagamenti: - 157 milioni di $.
Inflazione: 81,9%.
Disoccupazione: n.d. Popolazione attiva:

[modifica] Risorse

Produzione di energia elettrica: 70.000 kw.
Pesca: 15.500 tonnellate.
Petrolio: non produttore, raffinazione 10.000 b/g.
Allevamento: pecore 13,5 milioni, capre 12,5 milioni, bovini 5,3 milioni, cammelli 10 milioni.
Minerali: sale, stagno, zinco, rame, gesso, uranio, manganese, ferro.

[modifica] Importazioni

Kenya 23%; Gibuti 17%; Bielorussia 10%; Arabia Saudita 8%; Brasile 7%; altri 35%.

[modifica] Sanità

Il Edna Adan Maternity Hospital di Hargeisa, Somalia.

Il sistema sanitario pubblico è completamente distrutto; la maggior parte delle strutture esistenti sono operate da volontari di ONG straniere.

[modifica] Trasporti

Il 50% circa dei somali hanno mantenuto il tradizionale stile di vita nomade e il dromedario come principale mezzo di trasporto. I trasporti su ruote non sono, di conseguenza, molto sviluppati. Complessivamente, la rete stradale conta circa 6.199 km; non esistono autostradeferrovie.

La compagnia aerea nazionale è la Mogadiscio International.

[modifica] Turismo

La permanente situazione di crisi politica ed economica nel paese ha impedito lo sviluppo del turismo. In prospettiva, il Paese dispone certamente di risorse che potrebbero essere valorizzate in questo senso (tra l'altro, le grandissime spiagge bianche sull'Oceano Indiano, l'ambiente incontaminato delle Isole Bagiuni e le vaste distese di savana).

[modifica] Comunicazioni

La partecipazione dei somali a internet è in costante aumento, prevalentemente da parte dei somali espatriati all'estero. I siti internet somali, che fino a qualche anno fa erano una ventina, sono diventati parecchie centinaia, a dispetto della scomparsa della Somalia dalla scena internazionale.

La maggior parte dei siti somali sono in lingua somala ed inglese. Sono centrali le sezioni dedicate alla letteratura e alla poesia somala. Anche la tradizione orale somala è molto presente in internet, in particolare grazie a Youtube o all'uso di file audio.

[modifica] Siti d'informazione

Tra i siti di informazioni è importante tener presente quello dell’Integrated Regional Information Network[5] (IRIN) che contiene notizie, analisi e approfondimenti a cura dell’UN Office for the Coordination of Humanitarian Affairs e fornisce dettagliate informazioni per paesi e regioni, su politica, economia, questioni sociali. Le pagine sulla Somalia sono molto aggiornate.

All Africa[6] è tra i principali repertori di notizie sull’Africa per quantità e qualità. Dal sito è possibile consultare informazioni provenienti da oltre 300 fonti; la ricerca è divisa per argomento e paese.

La BBC dedica all’Africa[7] e alla Somalia[8] un accurato servizio d'informazione, sempre molto aggiornato.

Per ulteriori approfondimenti è possibile visitare il recente Somali Pressreview[9], raccolta di notizie provenienti da fonti prevalentemente somale.

Per la libertà d’espressione in Somalia possono essere visitate le pagine dell’UNESCO[10] e dell’International Freedom of Expression Eschange[11]. Reporter sans frontières pubblica un rapporto annuale sulla Somalia[12].

Rubrica Corno d'Africa "Gees" in Limesonline[2]

[modifica] Siti di enti governativi e organizzazioni non governative

L’Index on Africa[13], creato dal Norvegian Council for Africa (NCA) e finanziato dal ministero degli Affari esteri norvegese è un ottimo repertorio che mette a disposizione dell’utente oltre 4.000 link. La ricerca per paese permette una navigazione attraverso un’attenta scelta delle risorse e un’accurata suddivisione per categorie. Interessante la ricerca per paesi, argomenti e news.

Eldis[14], ospitato dallo Institute of Development Studies del Sussex, è il più importante repertorio internazionale che si occupa di sviluppo internazionale. Eldis è finanziato dalle agenzie per la cooperazione svedese (Sida), norvegese (Norad), svizzera (SDC) e inglese (DFID). La ricerca per “profilo paese” e per “argomento” è estremamente precisa e affidabile. Eldis raccoglie oltre 18.000 documenti full text. Le 24 Eldis resource guides offrono un accesso veloce a documenti, organizzazioni, temi di ricerca, discussioni. Da Eldis si accede anche alla British Library for Development Studies (BLDS). La sezione sulla Somalia raccoglie le seguenti sottocategorie: agricoltura, aiuto, educazione, ambiente, genere, governance, salute, Hiv-AIDS, commercio.

[modifica] Ambiente

Solo lo 0,3% del territorio appartiene formalmente ad aree naturali protette, ma non esiste un reale controllo ambientale. Alcune fonti sostengono che la Somalia sia utilizzata come discarica di rifiuti speciali estremamente pericolosi e altrettanto costosi da smaltire legalemente[15].

[modifica] Letteratura e Arte

[modifica] Sport

Uno degli sport maggiormente diffusi è il calcio.

[modifica] Tradizioni

[modifica] La Bandiera

Le cinque punte della stella rappresentano i territori abitati dai somali: l'ex Somalia italiana, quella britannica, quella francese (ora Gibuti), l'Ogaden e il Nord del Kenya. La bandiera della Somalia è stata adottata il 12 ottobre 1954. È costituita da un drappo azzurro con al centro una stella a cinque punte bianca. È stata disegnata da Mohammed Awale Liban. Dapprima era la bandiera della Somalia Britannica (attuale Somaliland), ma con l'unificazione con quella italiana la bandiera divenne nazionale.

Secondo Liban, la bandiera doveva essere simile a quella delle Nazioni Unite. L'ONU aiutò la Somalia guadagnare l'indipendenza dall'Italia, e quindi la bandiera è proprio in suo onore.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ According to article 7 of The Transitional Federal Charter of the Somali Republic: The official languages of the Somali Republic shall be Somali (Maay and Maxaatiri) and Arabic. The second languages of the Transitional Federal Government shall be English and Italian.
  2. ^ Somalia in World Factbook. Central Intelligence Agency, 2009-05-14. URL consultato il 2009-05-31.
  3. ^ Sintesi di diversi articoli pubblicanti nel corso dell'anno da www.peacereporter.net e da altre testate
  4. ^ a b https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/so.html
  5. ^ http://www.irinnews.org Integrated Regional Information Network
  6. ^ http://allafrica.com
  7. ^ http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/africa/default.stm
  8. ^ http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/africa/country_profiles/1072592.stm
  9. ^ http://www.somalipressreview.com
  10. ^ http://portal.unesco.org/ci/en/ev.php-URL_ID=23856&URL_DO=DO_TOPIC&URL_SECTION=201.html
  11. ^ http://www.ifex.org/en/content/view/full/41
  12. ^ http://www.rsf.org/article.php3?id_article=25405&Valider=OK
  13. ^ http://www.afrika.no/index/index.html
  14. ^ http://www.eldis.org
  15. ^ http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=21745

[modifica] Bibliografia

  • Muhyidin Ahmed Abdi, Michele Lanna,Giovanna Palermo, Somalie. Dalla società pastorale al conflitto interclanico. Una lettura socio-giuridica, Edizioni Labrys, 2008.
  • Mauri, Arnaldo,"Somalia". G. Dell'Amore, Africa Banking Systems, Finafrica, Milano.
  • Matteo Guglielmo, Somalia. Le ragioni storiche del conflitto; Edizioni Altravista, Pavia, 2008.[3]
  • Rubrica Corno d'Africa "Gees" in Limesonline [4]

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Info turistiche

[modifica] Altri progetti