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Report

modify Updated 02-07-2010, 20:11
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Report
Anni di produzione 1994-1996 come "Professione Reporter"
1997 - in corso come "Report"
Durata 90
Genere Inchiesta
Prodotto da RAI
Presentato da Milena Gabanelli
Rete Rai Due (1994-1996)
Rai Tre (1997-in corso)
Regista Claudio Del Signore
Sito web www.report.rai.it
Television.svg Progetto:Televisione (uso del template)
La conduttrice Milena Gabanelli mentre conduce la trasmissione

Report è una trasmissione televisiva italiana di inchieste giornalistiche trasmessa da Rai Tre.

Evoluzione di un analogo programma in onda su Rai Due dal 1994 al 1996, Professione Reporter, dal 1997 va in onda in periodi diversi dell'anno ed in stagioni con un numero variabile di puntate.

Gli argomenti affrontati nelle inchieste sono vari.

L'autrice e conduttrice è la giornalista freelance Milena Gabanelli, il regista Claudio Del Signore; i videogiornalisti sono: Giovanna Boursier, Michele Buono, Giovanna Corsetti, Giorgio Fornoni, Sabrina Giannini, Bernardo Iovene, Paolo Mondani, Sigfrido Ranucci, Piero Riccardi e Stefania Rimini. L'edizione del programma è a cura di Marco Cortilli. Chiara Baldassari ha collaborato fino alla sua morte, avvenuta nel 2005 a causa di un male incurabile. Paolo Barnard, autore di alcune delle inchieste più critiche verso i potentati economici della globalizzazione e verso Stati Uniti e Israele, è uscito dalla redazione per dissidi interni.[senza fonte]

Indice

[modifica] Report come esperienza di videogiornalismo

Il metodo organizzativo di Report non ha nessun modello di riferimento nei network nazionali. Si basa su una forma di produzione che utilizza in parte i mezzi interni (nell'edizione e progettazione del programma) e in parte quelli esterni (la realizzazione delle inchieste) scavalcando la forma dell'appalto, pur mantenendone le caratteristiche. Questa razionalizzazione del lavoro rende il programma economicamente competitivo. Caratteristica di Report è una produzione interna ridotta al minimo: al programma lavorano in tutto dieci persone che fanno da supporto agli autori che realizzano le puntate e da tramite fra essi e la RAI in tutti gli aspetti burocratici e di controllo sulla qualità dei contenuti.

Gli autori sono giornalisti freelance che autoproducono le loro inchieste (cioè le realizzano e montano con mezzi ed a spese propri) con la supervisione dell'autore della trasmissione e la vendono alla RAI senza l'intermediazione di società esterne[1]. L'abbattimento dei costi e la libertà di azione dei giornalisti permette di lavorare anche 3 o 4 mesi su ogni singola inchiesta.

[modifica] Critiche

La trasmissione della Gabanelli, fin dall'inizio, è stata particolarmente apprezzata dal pubblico e dalla critica per la qualità dei servizi, vincendo nel corso degli anni numerosi premi. Da ultimo, il programma si è aggiudicato l'edizione 2009 del prestigioso premio giornalistico intitolato alla memoria di Luigi Barzini.

La trasmissione è stata spesso oggetto di querele da parte dei soggetti citati nelle inchieste. Le inchieste di Report, tuttavia, sono generalmente molto ben documentate, e solitamente le querele sporte contro la trasmissione si risolvono in un nulla di fatto. Tuttavia, l'intenzione manifestata dalla RAI nel settembre 2009 di negare la tutela legale al programma ha comportato un effettivo rischio di sospensione del programma a causa dei costi di cause civili delicate come quelle in cui è stato coinvolto Report. In più occasioni la Gabanelli ha rivendicato con orgoglio il fatto di non aver mai subito, in 13 anni di trasmissioni, alcuna sconfitta in sede legale[1].

Il 6 aprile 2009, l'Associazione Italiana Nucleare ha inviato una dura lettera di protesta alla direzione RAI e alla Commissione di Vigilanza relativa ai contenuti della puntata di Report del 29 marzo 2009 sull'energia nucleare, intitolata L'Inganno, definendo la trasmissione "un esempio eclatante di disinformazione sulle tematiche dell’energia"[2]. Nel dossier allegato alla lettera sono poi riportati decine di commenti tecnici sul contenuto della trasmissione che evidenziano come, nel suo svolgimento, "si sono veicolate affermazioni destituite di ogni fondamento scientifico".

Il giornalista Paolo Barnard è stato autore di una controversa e discussa inchiesta contro la pratica del comparaggio farmaceutico, trasmessa l'11 ottobre 2001 ("Little Pharma & Big Pharma") ma il 16 aprile 2004, Paolo Barnard, RAI e Milena Gabanelli vengono citati in giudizio [3] presso il Tribunale Civile di Roma.[4]. Barnard decide quindi di rendere nota la situazione, pubblicando nel febbraio 2008 una lettera aperta[4]. L'accusa è quella di essere stato abbandonato 2 volte di fronte alla causa civile, prima negandogli l’assistenza dei legali della RAI, poi avviando formalmente una azione di "messa in mora" nei suoi confronti, sfruttando una clausola del contratto da lui sottoscritto.[5]. La Gabanelli ha risposto all'appello di Barnard attraverso il forum ufficiale di Report[6], affermando che, in base alle istruzioni fornite dell'allora direttore generale RAI Cappon, i legali della RAI non avrebbero garantito assistenza legale in sede civile, ma solamente in sede penale. Ha inoltre dichiarato:

« ... sono convinta della bontà della sua inchiesta e penso che alla fine ci sarà una sentenza favorevole. Ci credo al punto tale da aver firmato a suo tempo un atto (che lui possiede e pure il suo avvocato) nel quale mi impegno a pagare di tasca mia anche la parte sua in caso di soccombenza. Non saprei che altro fare. »
(Milena Gabanelli)

Da parte sua, Barnard ha replicato, sempre attraverso il forum di Report (in un thread oramai cancellato) [7], formulando nuove accuse e definendo “esistente solo nella fantasia della Signora Gabanelli” la lettera nella quale ella si assumerebbe l’onere di pagare personalmente l’eventuale pena pecuniaria di risarcimento. Sul forum di Report[8], prende vita una discussione che ospita interventi di Zanotelli[9], Colombo[9] e Minoli[10]. In seguito alla chiusura della discussione operata dalla Redazione di Report e alle reiterate proteste da una parte degli utenti del forum impossibilitati a intervenire nella discussione, un gruppo di cittadini, sostenuto anche da Barnard, decide di redigere una lettera aperta[11] inviata a Report, ai Presidenti di Camera e Senato. Non ottenendo alcuna risposta dalle parti interessate, diffondono sul web una forte denuncia dell'accaduto: "Censura Legale", i fatti, la storia[12].

[modifica] Programmi simili

[modifica] Note

[modifica] Collegamenti esterni