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Partitocrazia

modify Updated 21-05-2010, 14:30
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Partitocrazia indica un regime politico in cui il potere effettivo ha i suoi centri nei partiti e non negli organi previsti dalla Costituzione.

Il termine fu coniato dal giurista Giuseppe Maranini, che intitolò Governo parlamentare e partitocrazia la sua prolusione nella lezione inaugurale dell'Università di Firenze del 1949[1].

Negli ultimi anni con il termine partitocrazia si è spesso inteso il controllo dei settori della società (come sanità, istruzione, amministrazione pubblica, giustizia) da parte dei partiti politici anziché dalla società civile.

Indice

[modifica] I diritti dei partiti e la libertà del parlamentare

Secondo alcuni, la partitocrazia costituisce una grave degenerazione del regime democratico italiano, anche se occorre ricordare che i partiti sono organismi considerati esplicitamente dalla Costituzione (art. 49), che prevede espressamente tra i loro compiti il concorso a determinare con metodo democratico la politica nazionale, e i partiti hanno un implicito riconoscimento nel funzionamento delle camere poiché i gruppi parlamentari (divisi per partiti) sono espressamente riconosciuti.

La libertà del parlamentare è sancita nell'art. 67 della Costituzione:

« Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. »

Un problema senza dubbio delicato è quello del rapporto tra la disciplina di gruppo (e quindi di partito) e la libertà del parlamentare. Non vi è dubbio che il parlamentare, secondo la Costituzione, rappresenta la Nazione; è anche vero, però, che egli accetta liberamente di aderire ad un partito ed ha quindi il preciso dovere di accettare disciplinatamente la regola della maggioranza e della minoranza - anche se il parlamentare non è vincolato da alcun obbligo, secondo la Carta costituzionale -. Se a qualche decisione sente di poter aderire in coscienza, allora il parlamentare ha l'obbligo morale di trarne le conclusioni.

[modifica] Contro la partitocrazia

[modifica] Partito Radicale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Referendum abrogativi del 1993.

In Italia, il movimento nemico della partitocrazia per antonomasia è il Partito Radicale di Marco Pannella.

Il movimento Radicale infatti nel corso dei decenni ha sempre presentato come propria priorità la lotta al finanziamento pubblico ai partiti, attraverso la quale ha ottenuto anche un importante risultato referendario nel 1993.
I meriti della lotta al finanziamento pubblico ai partiti sono stati anche evidenziati dal libro best seller "La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili" (Rizzoli 2007) di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, volume che mette in luce l'ingordigia e gli incredibili privilegi dei partiti politici e dei personaggi politici in Italia[2].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Anagrafe degli eletti.

Dall'estate 2008 inoltre il Partito Radicale annovera tra i suoi obiettivi proprio "una nuova liberazione, questa volta dalla partitocrazia"[3], come parte della campagna per un'Anagrafe degli eletti.

[modifica] Beppe Grillo e il MoVimento 5 Stelle

A partire dal 2007 in poi si è affacciato sulla scena politica l'antipartitismo di Beppe Grillo e del neonato MoVimento 5 Stelle.

In più occasioni sia Grillo [4] dal suo blog [5] sia i "grillini", attivisti tramite i meetup, hanno più volte ribadito la loro estraneità a forme partitiche attuali [6] ed hanno denunciato la partitocrazia [7] come elemento socio-politico da contrastare e combattere [8] [9] attraverso l'adozione di forme e metodi di democrazia partecipativa e diretta.

[modifica] Note

  1. ^ Riccardo Chiarberge, Un tiranno chiamato partitocrazia, Corriere della Sera, 15 ottobre 1992
  2. ^ Intervista a Gian Antonio Stella: "la casta", tranne i Radicali (2007.08.23)
  3. ^ Documento ufficiale del Partito Radicale sull'anagrafe degli eletti contro la partitocrazia (Radicali.it)
  4. ^ Repubblica.it 9 settembre 2007 «Grillo: "Non voglio fare un partito io i partiti li voglio distruggere"»
  5. ^ Dal "Non Statuto" del MoVimento 5 Stelle: "Il MoVimento 5 Stelle non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro. Esso vuole essere testimone della possibilità di realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi."
  6. ^ Comunicato politico numero diciannove «I partiti politici sono morti»
  7. ^ Democrazia e antidemocrazia
  8. ^ Comunicato politico numero trentuno.
  9. ^ ilGiornale.it 17 settembre 2007 «Grillo: un partito contro i partiti»

[modifica] Collegamenti esterni