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Carlo De Benedetti

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Carlo De Benedetti nel 1985

Carlo De Benedetti (Torino, 14 novembre 1934) è un imprenditore, ingegnere ed editore italiano naturalizzato svizzero.

Indice

[modifica] I primi anni

Nato in una famiglia benestante ebrea, fratello del Senatore Franco Debenedetti nonostante il cognome diverso per errore dell'ufficiale d'anagrafe. Si laureò in ingegneria elettrotecnica nel 1958 al Politecnico di Torino per poi entrare nella "Compagnia Italiana Tubi Metallici" del padre. Assieme al fratello Franco, acquisì nel 1972 la Gilardini, una società quotata in Borsa che fino ad allora si era occupata di affari immobiliari e che i due fratelli trasformeranno in una holding di successo, impiegata soprattutto nell'industria metalmeccanica. Carlo De Benedetti nella Gilardini ricoprirà le cariche di presidente ed amministratore delegato fino al 1976. Nel 1974 fu nominato presidente dell'Unione Industriali di Torino.

[modifica] L'esperienza FIAT

Nel 1976, grazie all'appoggio di Umberto Agnelli, suo vecchio compagno di scuola, ottenne la carica di amministratore delegato della FIAT. Come "dote" portò con sé il 60% del capitale della Gilardini, che cedette alla società degli Agnelli, in cambio di una quota azionaria della stessa FIAT (il 5%). De Benedetti cercò di svecchiare la dirigenza della società torinese, nominando manager a lui fedeli (a cominciare dal fratello Franco) alla guida di importanti unità operative del Gruppo. Dopo un breve periodo (quattro mesi) - a causa, si disse, di "divergenze strategiche" - abbandonò però la carica in FIAT. Per alcuni, ma il condizionale è più che d'obbligo, i due fratelli avrebbero trovato un ostacolo insormontabile nella parte di dirigenza FIAT più legata alla famiglia Agnelli, che avrebbe scoperto un loro tentativo di scalata della società, appoggiata da gruppi finanziari elvetici. Lui stesso però, nell'occasione della conferenza stampa (tenutasi il 26 gennaio 2009) a Palazzo Mezzanotte con la quale annunciava le sue dimissioni dalla presidenza di tutte le società che ha fondato, ci tenne a sottolineare che tali divergenze consistevano nella forte esitazione da parte della famiglia Agnelli a ridurre in modo drastico il numero degli addetti alla manodopera. L'Ingegnere, proseguendo il discorso, ci tenne a ribadire che queste difficili scelte furono comunque prese dal Lingotto 4 anni più tardi; ma dopo aver perduto una "barcata" (sue testuali parole) di denaro.

[modifica] L'ingresso nella stampa

Con il denaro ottenuto dalla cessione delle sue azioni FIAT, De Benedetti rilevò le "Compagnie industriali riunite" (CIR), garantendo loro il controllo azionario del quotidiano la Repubblica e del settimanale L'espresso. Successivamente vedrà la luce anche "Sogefi", operante sulla scena mondiale nei componenti autoveicolistici di cui egli è stato presidente per venticinque anni consecutivi, prima di cedere il posto al figlio Rodolfo, conservando però la carica di presidente onorario.

Nel 1978 entrò in Olivetti, di cui divenne presidente. In questa azienda, dal nome glorioso, ma molto indebitata e dal futuro incerto, porrà le basi per un nuovo periodo di sviluppo, basato sulla produzione di personal computer e sull'ampliamento ulteriore dei prodotti, che vide aggiungersi stampanti, telefax, fotocopiatrici e registratori di cassa. Nel 1984 la Olivetti inglobò l'inglese Acorn Computers.

Nel 1993, in piena bufera Tangentopoli, Carlo De Benedetti venne arrestato. Presentò al pool di Mani Pulite un memoriale in cui ammetteva il pagamento di 10 miliardi di lire in tangenti ai Partiti di governo e funzionale all'ottenimento di una commessa dalle Poste Italiane, consistente in telescriventi e computer obsoleti. Nel maggio dello stesso anno, viene iscritto all'albo degli indagati; De Benedetti non andrà mai a processo per questa tangente per sopraggiunta prescrizione.[1][2][3]

[modifica] Il caso SME

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Vicenda SME e Processo SME.

Nell'aprile 1985 Romano Prodi presenta a sorpresa De Benedetti come azionista di maggioranza della SME (fiore all'occhiello dell'industria agro alimentare italiana, definita dallo stesso Prodi «perla del gruppo IRI», spaziando da Motta e Alemagna a Bertolli, Supermercati GS e Autogrill).

La vendita è, per alcuni, incomprensibile sia da un punto di vista economico che da un punto di vista procedurale, in quanto era stato venduto il 64% della Sme per 497 miliardi (pagabili a rate posticipate). La società aveva una cassa attiva per 80 miliardi di lire (40 milioni di euro) e utili (nel 1985) per 60. Inoltre al pacchetto di maggioranza della società non veniva applicato il premio di maggioranza per il controllo della stessa. Se consideriamo che la Sme aveva una capitalizzazione di 1.300 miliardi è facilmente comprensibile come il controllo azionario della società passava di mano per una cifra certamente inferiore a quanto fissato dal valore di mercato, e per questo motivo la vendita fu bloccata dall'allora presidente del Consiglio, Bettino Craxi.

[modifica] Il Banco Ambrosiano

All'inizio degli anni ottanta entrò nell'azionariato del Banco Ambrosiano guidato allora dall'enigmatico presidente Roberto Calvi. Con l'acquisto del 2% del capitale, De Benedetti ricevette la carica di vicepresidente del Banco. Dopo appena due mesi, De Benedetti lasciò il Banco, già alle soglie del clamoroso fallimento, cedendo la sua quota azionaria con una plusvalenza di 40 miliardi. Fu per questo accusato di concorso in bancarotta fraudolenta e condannato in primo grado a 8 anni e 6 mesi di reclusione, ma assolto in Appello.

A causa di una grave crisi della Olivetti, nel 1996 decide di lasciare l'azienda, (di cui rimarrà presidente onorario fino al 1999) poco dopo aver fondato la Omnitel. Dopo aver sponsorizzato la "Fondazione Rodolfo Debenedetti" (che si occupa dello studio delle problematiche connesse alla riforma dello Stato sociale) egli ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti: è stato nominato Cavaliere del Lavoro ed Ufficiale della Légion d'Honneur, ed ha inoltre ricevuto la laurea ad honorem in Legge della Wesleyan University, Middletown, Connecticut (Stati Uniti d'America).

[modifica] La politica

Imprenditore noto per le sue idee legate al centrosinistra italiano (così come il fratello Franco), nel 2005 ha sorpreso l'annunciata sottoscrizione, per un fondo finanziario comune destinato al recupero delle imprese in difficoltà, di una consistente quota da parte di Silvio Berlusconi, suo avversario di lunga data nella vicenda SME e nel Lodo Mondadori. A causa delle reazioni e delle insinuazioni susseguite, rinuncia alla partecipazione dell'imprenditore milanese. L'impennata in Borsa del valore delle azioni, dovuta alla notizia dell'ingresso di Fininvest, produce un beneficio finanziario (e accuse di "insider trading") che De Benedetti quantificherà, per spegnere lo scandalo in "soli" 300.000 euro.

Nel 2005 fonda la società di investimenti Management&Capitali (M&C) tramite la controllata Cdb Web Tech Spa. Inizialmente il capitale di M&C era detenuto al 90% da questa società e il 10% dal management, successivamente, con un aumento di capitale, entrarono nell'azionariato anche Schroders Investment Management, Cerberus Capital Management LP, e Goldman Sachs.[4] Nel 2008 l'assetto azionario è cambiato nuovamente con l'uscita di alcuni soci iniziali e l'entrata, come secondo azionista, di SeconTip, società del gruppo TIP SpA, facente capo al banchiere Giovanni Tamburi e ad alcune importanti famiglie imprenditoriali, tra cui i Manuli e i Radici di Bergamo, i Ferrero e i Giubergia di Torino, Isabella Seragnoli di Bologna, i Marzotto di Valdagno, gli Angelini e i Silori di Roma, i Baggi Sisini, i Branca, i Rossetti e i Burani di Milano.

Dal 2006 è tornato a guidare in prima persona le sue attività editoriali, subentrando a Carlo Caracciolo nel ruolo di presidente del Gruppo editoriale L'Espresso S.p.A. Caracciolo, che si reputò ingiustamente spodestato, ruppe il rapporto personale con De Benedetti, che non fu neppure nominato nel lungo e discusso testamento del "principe editore".

[modifica] La cittadinanza svizzera

Dal 2009 ha acquisito anche la cittadinanza svizzera. Ha giustificato questa scelta con motivi affettivi, dichiarando di voler comunque continuare a pagare le tasse in Italia[5]. Ha però ricevuto pesanti accuse, da parte di alcuni organi di stampa di aver fatto questa scelta per motivi fiscali.[6]

[modifica] Vita Privata

Il figlio Marco è sposato con la Giornalista Paola Ferrari.

[modifica] Onorificenze

Cavaliere del Lavoro - nastrino per uniforme ordinaria

Cavaliere del Lavoro

«Laureato in ingegneria elettrotecnica, ha percorso una carriera manageriale brillantissima ricoprendo cariche di vertice in primarie aziende industriali e società finanziarie. È Presidente e Amministratore Delegato della Olivetti, di cui è uno dei principali azionisti. Sotto il suo impulso la Olivetti sta conseguendo lusinghieri traguardi nel settore dell'elettronica, che ne fanno una delle aziende leader nel settore. De Benedetti ricopre incarichi di responsabilità in varie altre aziende: vice presidente e amministratore delegato delle Compagnie Industriali Riunite, vice presidente, fondatore e uno dei principali azionisti nella Euromobiliare S.p.A. di Milano una delle maggiori società finanziarie in Italia vice presidente della Hermes Precisa International.»
— 1983.[7]

[modifica] Note

  1. ^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/05/21/pptt-poste-tangenti.html
  2. ^ http://virusilgiornaleonline.com/elogio_19.htm
  3. ^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/10/31/quell-inchiesta-contesa-sui-signori-delle-poste.html
  4. ^ Assemblea del 3feb06. URL consultato il 29-12-2007.
  5. ^ Corriere della Sera, 27 settembre 2008
  6. ^ Libero-news.it
  7. ^ Cavaliere del Lavoro Carlo De Benedetti
  8. ^ Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte Carlo De Benedetti Mecenate