Un sindacato a misura di precario

Scheda

Autori:
Simone Sapienza
Daniela Sala
Riprese:
Pasquale Anselmi
Credits:
Francesca De Benedetti
Data: 28 giugno, 2012 - 16:58

Tutti i contributi dell'inchiesta "Un sindacato a misura di precario".
 
Qual è il futuro dei sindacati? In Italia i lavoratori sotto i 32 anni non iscritti al sindacato sono più del 70%. Come è cambiato il sindacato all’estero, dove la precarietà è arrivata prima?
 
In un paese dove ha agito a lungo un potente movimento sindacale, le nuove generazioni vivono una vita sociale e lavorativa drammatica. Sottopagati, sottotutelati, il 70% dei giovani tra i 17 e i 32 anni non è iscritto al sindacato. Ricattabilità e frammentazione sono, a detta di esperti e testimoni diretti, i principali ostacoli a una rappresentanza efficace. Evidente poi quanto questi dati sulle iscrizioni dei giovani abbiano pesato nella scelta delle priorità politiche dei sindacati.
Ma come sta cambiando, o come dovrebbe cambiare, il sindacato per andare incontro alle necessità dei giovani 'atipici'? Come possono essere difesi i lavoratori con contratti precari? Come è cambiato il sindacato all’estero, dove la flessibilità è arrivata prima?
FaiNotizia.it ha lanciato su questo tema un’inchiesta aperta a cui hanno partecipato 16 freelance con interviste da tutta Italia e dai paesi europei dove si sono sviluppate esperienze di sindacalismo innovativo ed efficace. Questa sera alle 23.30 Radio Radicale ne trasmetterà un'ampia sintesi.
Il dibattito sul futuro del sindacato occupa da sempre un posto di primo piano nella convegnistica delle sigle sindacali, tuttavia le pratiche innovative sono rarissime e l’intero mondo sindacale paga l’incapacità di autoriformarsi. Se un tempo erano quasi esclusivamente i Radicali, con tanto di referendum, ad avanzare sgradite critiche al modello concertativo e di finanziamento del sistema sindacale, oggi gli attacchi di Beppe Grillo prima e di Matteo Renzi poi trovano il largo gradimento dell’opinione pubblica.
 
UN SINDACATO NON A MISURA DI PRECARIO
Filomena Trizio è il segretario di Nidil - Nuove Identità di Lavoro CGIL, un sindacato che è nato per difendere i lavoratori somministrati, diventando negli anni il punto di riferimento delle varie categorie di 'atipici'. «Il sindacato da solo può fare ben poco - ammette Trizio - l'iniziativa deve partire dai precari: è il momento che superino individualismo e paure e decidano di difendere i propri diritti». Ribatte un giovane precario: «Mi ero iscritto al sindacato, ma i miei rappresentanti hanno preferito non forzare la mano per il rischio di far chiudere l'azienda, perché piccola», così, pur avendo un contratto a tempo indeterminato, non percepisce lo stipendio da diversi mesi. «Se lavorassi in una realtà più grande, avrei un’attenzione maggiore».
Le storie raccolte sono tante e confermano i dati generali. «Se ti iscrivi al sindacato, ti licenzio» è quanto si sentono dire ogni giorno operai, commessi, impiegati ai quali appare folle rivendicare i propri diritti e organizzarsi liberamente attraverso il sindacato. Se lo fai, sei fuori. E non occorre più neppure dirlo. Tra il mancato rinnovo del contratto e il licenziamento in bianco, il potere contrattuale dei datori di lavoro – in particolare in tempo di crisi  - è enorme. Ma anche nelle realtà lavorative dove la presenza sindacale è saldamente radicata, sono in tanti i precari a non sentirsi rappresentati. Pur tra chi è  iscritto al sindacato come Matilde, che lavora alla Regione Emilia-Romagna. Matilde vorrebbe partecipare alla vita sindacale, ma quando si presenta con la sua tessera il giorno delle elezioni dei delegati scopre che non può votare. La ragione? E’ precaria e quindi non può eleggere i propri rappresentanti sul luogo di lavoro. Il suo non è un caso isolato. Cecilia è una giovane insegnante, precaria a Bologna in un ente privato, ma anche nella scuola pubblica. Come Matilde, nell’ente pubblico non può votare i rappresentanti sindacali. «Il vecchio modello sindacale non funziona più», osserva.
Arturo Salerni, avvocato del Forum Diritti/Lavoro sottolinea che «sotto il profilo della democrazia sindacale siamo oltre la zoppia, di fronte a un animale che non cammina».
«Il sindacato è inadeguato da tutti i punti di vista - conferma a Fainotizia.it Stefano D'errico, segretario di Unicobas -, i precari non possono votare né essere eletti».
 
PROVE DI AUTORGANIZZAZIONE
Di fronte alle risposte inadeguate delle organizzazioni sindacali ai mutamenti del mercato del lavoro, ci sono numerosi casi di lavoratori precari autorganizzati che hanno costruito con successo la propria rappresentanza. Un esempio vincente di coordinamento nato dal basso è quello dei giornalisti precari. Antonella è una di loro ed è stata eletta consigliera all’Ordine nazionale dei giornalisti. Racconta che è venuto naturale unire le forze quando in molte parti di Italia sono nati coordinamenti di precari. Entrare nelle “stanze dei bottoni”, spiega, è stato utile, per esempio per ottenere la Carta di Firenze contro lo sfruttamento dei colleghi.
Di autorganizzazione parla anche Angelo Salvi, psicologo del lavoro che, a differenza dei tanti dipendenti costretti a nascondersi dietro le partite Iva, rivendica con orgoglio la sua identità di lavoratore autonomo. Il problema? «Non ci rappresenta nessuno e il sindacato vuole a tutti costi far rientrare noi, partite Iva “per scelta”, nell'universo del precariato». Eppure Angelo rivendica una rappresentanza sindacale: «Paghiamo i contributi come tutti e sarebbe fondamentale che qualcuno portasse avanti le nostre battaglie», spiega così la decisione di unirsi ad Acta, l’Associazione consulenti terziario avanzato.
Come tutto ciò che è silenziato dai grandi media, il malumore dei precari esplode in rete. Per i lavoratori che non si sentono rappresentati, internet è un veicolo primario di espressione, auto rappresentanza e mobilitazione: il luogo dove «attraverso la condivisione, tutti coloro che si trovano in questa situazione si sentono liberi di raccontare le proprie esperienze» spiega Chiara, redattrice volontaria del sito amicheprecarie.it.
 
ORGANIZING: IL SINDACATO-MOVIMENTO
All'estero, dove i modelli di lavoro flessibile si sono affermati da anni, sono state sperimentate varie forme di lotta per il diritto al lavoro ispirate al principio dell'Organizing: un modello innovativo pensato per fornire nuovi strumenti ai lavoratori interinali e precari. L'idea centrale è organizzare delle campagne facendo leva su diversi soggetti sensibili, tra cui finanziatori, clienti e media. Sono tre i principi chiave degli organizer sindacali americani, tedeschi e inglesi: territorialità, coinvolgimento e visibilità.
Insomma il sindacato, in un mercato del lavoro flessibile, non si occupa solo di contrattazione aziendale e collettiva ma si fa movimento e agisce sul territorio. Arrivando a coinvolgere anche i clienti dell'azienda dove lavorano i propri iscritti, con campagne che inducano il datore di lavoro a rispettare i diritti per paura di subire una pubblicità negativa.
Quanto le aziende possano aver paura di danni all’immagine lo dimostrano storie come quella di Marina Shifrin che, licenziata dalla Next Media Animation, denuncia la sua vicenda in un video che totalizza 20 milioni di visualizzazioni, costringendo così l’azienda a risponderle e ad annunciare nuove assunzioni.
Ma già dal 1998 in Inghilterra il Trade union congress, ispirandosi all'esperienze dei sindacati americani, ha inaugurato una scuola per organisers, con l’obiettivo di formare i sindacalisti sulle nuove strategie, più adatte a un mondo del lavoro che cambia. L'Organizing, racconta Fabio Ghelfi di Cgil Lombardia, “è un software libero”. Gli esperimenti di successo sono diversi: ad esempio durante la campagna Justice for Janitors, raccontata nel film “Bread and Roses” di Ken Loach, una delle strategie è stata la minuziosa opera di persuasione, fatta porta a porta, con visite a casa dei lavoratori e delle lavoratrici. Una sindacalista scozzese, invece, racconta che in occasione di una campagna rivolta ai lavoratori migranti residenti per lo più in una roulottopoli, gli organisers avevano affittato a loro volta una roulotte costruendo così con loro un rapporto di prossimità e fiducia.
In Italia c'è molto da fare e da cambiare. Tutte le forze politiche e sociali devono fare i conti con una realtà difficile, che con la crisi è divenuta drammatica.  Se è vero, come ha affermato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che «i problemi posti dai giovani per il futuro sono gli stessi che si pongono per l’Italia», riformare e riformarsi è una sfida riguarda tutti. Anche il sindacato.
 
 

Fai Notizia è il format di inchieste distribuite di Radio Radicale

Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
Sito web: Mihai Romanciuc
 
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