Il KO del settore dell'edilizia italiana

Scheda

Autori:
Francesco Trapanotto
Collaboratori:
Mario De Pizzo
Data: 28 marzo, 2013 - 18:16

360 mila posti di lavoro persi dal 2008, 9.500 imprese chiuse solo nell’ultimo anno. Il grande mondo dell’edilizia è sul lastrico. E si conta, sempre nell’ultimo quinquennio, una perdita produttiva di 43 miliardi di euro. Le opere pubbliche sono diminuite del 39% e le nuove costruzioni del 47%. Eppure parliamo di un settore che rappresenta l’11% del nostro Pil. I dati diventano ancor più chiari parlando con gli imprenditori. Antonio Chiodetti guida un’azienda che da tre generazioni opera nelle costruzioni. Una ditta purtroppo giunta al capolinea, perché non riesce a recuperare crediti dalla pubblica amministrazione. Quella dello Stato debitore è una delle pagine più tristi della grande crisi economica che viviamo. La sola pubblica amministrazione deve alle aziende edili ben 19 miliardi di euro e il ritardo medio dei pagamenti ha ormai raggiunto l’anno. Se consideriamo anche l’alto costo del lavoro e la stretta creditizia, le imprese di costruzioni assomigliano ad un pugile suonato che non è in grado di rialzarsi. Eppure in molti paesi la riscossa economica è partita proprio dall’edilizia. Negli Stati Uniti Barack Obama ha inserito tra le priorità dell’American jobs Act il rilancio di opere e infrastrutture. Nel nostro Paese un miliardo di euro di domanda aggiuntiva nell’edilizia ne garantirebbe tre di ricaduta positiva sull’intera economia generando, inoltre, 17 mila nuovi posti di lavoro. La spinta alle costruzioni dovrebbe arrivare dalle banche, ma il rapporto di fiducia tra mondo del credito ed edilizia si è letteralmente incrinato. Le sofferenze del comparto edile sono arrivate alla cifra monster di 22 miliardi di euro. Per rendersi conto delle difficoltà delle imprese italiane, basta fare un giro al comune di Roma. Qui i costruttori non ritirano più nemmeno i permessi edilizi, per i quali in passato si faceva la fila.

E se famiglie e imprese non hanno liquidità in tasca, anche il mercato immobiliare finisce in un pantano. La casa di proprietà è da sempre il pilastro della nostra economia. Se è vero che il nostro debito pubblico ammonta a circa 2000 miliardi di euro è anche vero che il nostro patrimonio immobiliare vale più di tre volte tanto. Nel 2012, però, le compravendite sono crollate del 24%, scese a quota 600.000. Chi vende stenta a spuntare il prezzo desiderato, mentre chi acquista fa fatica ad ottenere un mutuo. Com’è noto le banche hanno chiuso i rubinetti del credito e accendere un mutuo è diventato sempre più difficile. Tanto che nel 2012 si è registrato un calo del 42%.

C’è bisogno di riorganizzare opere pubbliche e private. Con un piano di ammodernamento delle città e di messa in sicurezza del territorio è possibile rilanciare un settore – quello delle costruzioni – che rappresenta ben l’11% del Pil, senza provocare ulteriore consumo di territorio e inutili colate di cemento. Ma le imprese soffrono soprattutto, perché soffocate dai crediti vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni e dalla stretta creditizia imposta loro dal sistema bancario. Come testimonia l’urlo di dolore dell’imprenditore Antonio Chiodetti.

 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
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