Germania, l'anno zero dell'accoglienza

Scheda

Autori:
Emilia Uski AUDINO
Data: 24 dicembre, 2015 - 12:56

425mila richieste di asilo nell'ultimo anno: un numero senza precedenti. Come ha reagito la burocrazia tedesca? E quali conseguenze hanno avuto gli attentati di Parigi sulle procedure di controllo e sul clima politico? Un reportage dal centro di registrazione di Heidelberg per capire come sta evolvendo la situazione.

Secondo gli ultimi dati dell'Ufficio federale per la migrazione e i rifugiati, dopo le dichiarazioni di apertura della cancelliera tedesca Angela Merkel a fine agosto, in Germania c'è stata un'impennata delle richieste d'asilo senza precedenti. Solo a settembre le domande sono state oltre 40mila, in ottobre 53mila, in novembre 55.950mila. In tutto, da inizio anno, sono state 425mila, cioè addirittura 5,2 domande ogni mille abitanti. Il numero più alto in Europa nel 2015, più della Svezia. Per fare un confronto, Italia e Francia hanno ricevuto appena un nono delle domande d'asilo ricevute dalla Germania (rispettivamente 47.970 e 43.647, dati Eurostat). E la sola regione del Baden-Württemberg ha già ricevuto finora oltre 55mila richieste d'asilo, più di tutte quelle ricevute dall'Italia.

Inoltre, confrontando il numero di ingressi registrati e il numero delle domande, appare chiaro come la forbice tra chi entra e chi inoltra la domanda sia ancora ampia: 425mila le richieste, ma oltre il doppio i richiedenti registrati (965mila) da gennaio ad oggi. Un dato che chiarisce come la questione dell'identificazione e della registrazione dei migranti sia cruciale per l'intero processo di accoglienza.

Come sta reagendo la macchina statale tedesca di fronte? E qual è la posta in gioco se il fine è quello di un processo di integrazione fluido? Finora le conseguenze degli attentati di Parigi non sembrano aver determinato modifiche né riguardo alle procedure di controllo alle frontiere né al processo di registrazione e richiesta asilo, ma è probabile che cambiamenti ci saranno, già a partire dai primi mesi del 2016.

Per Merkel sulla questione dei rifugiati è in gioco la credibilità politica, come è emerso nell'ultimo congresso del suo partito, la Cdu, a metà dicembre. Ripetendo ancora una volta quel “Ce la facciamo” (“Wir schaffen das”), pronunciato per la prima volta il 4 settembre a proposito della sostenibilità dell'accoglienza, Merkel ha ribadito la centralità del tema rifugiati nella sua agenda politica. Ma quel Yes we can alla tedesca è tutt'altro che un'espressione neutrale e incontra non pochi avversari. Il primo ad esprimersi criticamente era stato il leader della Csu bavarese, Horst Seehofer “Se continuiamo così, – dichiarò il 23 ottobre – non ce la facciamo di sicuro” (“Wir schaffen das so sicher nicht”).

Poi, dopo gli attentati in Francia a metà novembre, l'opposizione interna si è allargata alla stessa Cdu, tanto che l'Unione dei giovani conservatori ha dichiarato: “Non solo non ce la facciamo, ma non vogliamo farcela”. Lo scontro, in quel caso, verteva sull'introduzione o meno di una soglia limite all'accoglienza e sul rafforzamento dei controlli alla frontiera. A tutto questo Merkel ha risposto al congresso con un raffinato esercizio di eloquio democristiano: “Saranno prese misure efficaci per una sostanziale riduzione dell'afflusso di richiedenti asilo e di rifugiati”. Quali misure, se lo stanno ancora chiedendo tutti. Ma intanto nessuno, all'interno della coalizione, ha più motivo di lamentarsi.

Nel frattempo però una misura concreta per limitare la permanenza dei richiedenti asilo è già stata presa: si tratta della legge entrata in vigore il 24 ottobre che riguarda l'accelerazione delle procedure d'asilo. Fino a pochi mesi fa da più parti si riscontravano lunghi tempi di attesa sia per la registrazione, sia per il procedimento di richiesta d'asilo: tra i nove mesi e un anno, come raccontano Yasser e Wissam, due giovani siriani.

Ma le cose stanno cambiando velocemente, o almeno è previsto che cambino. A Heidelberg, nel Land Baden-Württemberg, ha aperto un centro di registrazione di nuova concezione nella ex caserma Nato: il Patrick Henry Village. Una dozzina di edifici su quattro piani, poco lontano dal centro cittadino, costruito negli anni cinquanta per ospitare 8mila soldati americani durante la guerra fredda.

Ora sono 4200 i migranti che risiedono nel centro, ma tutti per pochi giorni, come spiega Michael

Willms, direttore del progetto di registrazione al Patrick HenryVillage.

Nel giro di due giorni i richiedenti asilo hanno la possibilità di fare tutti i passi preliminari ma necessari per poi inoltrare la richiesta d'asilo. Quei passi per cui prima ci volevano mesi.Un diagramma di flusso alla lavagna illustra le tappe del processo di registrazione. Ad ognuna corrisponde un tempo di svolgimento che va dai cinque ai trenta minuti, e il numero di persone necessario per svolgerlo.

Questo procedimento all'apparenza intuitivo è in realtà il risultato di un grande sforzo organizzativo. I due momenti, registrazione e domanda di asilo, sono gestiti ancora oggi e nella maggior parte dei casi da istituzioni diverse in luoghi diversi. Con evidenti ripercussioni sui tempi. La prima accoglienza con relativa registrazione è infatti di competenza del governo regionale del Land mentre la richiesta d'asilo ricade sotto la competenza del governo federale, il Bundesamt. Comprensibile che tra appuntamenti e incontri e tra un passaggio e l'altro passino mesi.

Il Zentrale Registrierungsstelle di Heidelberg invece è nato con l'obiettivo di velocizzare la registrazione, preliminare alla richiesta d'asilo, riunendo i due momenti in un unico luogo e in unico percorso. Così, dal momento della sua apertura, sei settimane fa, si è passati dall'elaborare 50 domande di registrazione al giorno alle attuali 300. Generando a loro volta 300 richieste d'asilo al giorno.

Una volta completato il percorso, che si conclude con la presentazione della domanda di asilo, chi ha buone possibilità di vedere accolta la domanda d'asilo (in genere siriani, iracheni ed eritrei) viene smistato nei vari comuni limitrofi, chi invece ha poche possibilità di ricevere una risposta positiva viene rimandato ad aspettare nei centri di prima accoglienza e dovrà cominciare il lungo iter dei ricorsi o in alternativa essere espulso.

Anche il sistema di smistamento ed elaborazione delle domande d'asilo è stato potenziato nel corso di quest'ultimo anno, soprattutto da settembre in poi. Si è passati da 27 a 39 uffici federali che hanno il solo compito di trattare le domande d'asilo, mentre i centri decisionali, che si occupano di dare una risposta alle domande, negli ultimi due mesi sono passati da uno a quattro: due per il centro nord (Bonn e Berlino) e due per il centro Sud (Mannheim e Nuerenberg). Ciascuno di questi centri, secondo l'ufficio immigrazione, ha messo al lavoro circa 50 dipendenti.

Il senso delle misure del 24 ottobre è questo: più rapida è la procedura, più veloce sarà la risposta e l'eventuale respingimento delle domande d'asilo. Ma la velocità di risposta garantirà allo stesso modo una corretta applicazione del diritto d'asilo per i migranti?

Per lo Stato tedesco la posta in gioco non è solo il tempo ma il denaro. Ogni richiedente asilo è un costo per lo Stato tedesco: si va dai 143 euro mensili per il singolo che vive all'interno di un centro di accoglienza ai 216 euro mensili se vive fuori. Una coppia invece riceve 258 euro se vive all'interno e 388 euro se vive in affitto. A questo si aggiunge il costo per il corso di lingua obbligatorio, l'assicurazione sanitaria e l'inserimento scolastico per i minori. È naturale che più si velocizzano i tempi, più lo Stato risparmi. Sia perché è più rapido il processo di eventuale rigetto della richiesta d'asilo, sia perché in caso di risposta positiva e di accoglienza della domanda il processo di integrazione è più veloce, con beneficio di tutti. Prima gli Asylanten, cioè coloro che hanno diritto all'asilo, imparano la lingua e si integrano nel mercato del lavoro, prima lo Stato inizia a guadagnare in termini di entrate fiscali. Quando un Asylant si trasforma in contribuente e l'integrazione economica (almeno quella) è riuscita.

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
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