"Nessuno può identificarci": l’impunità che non difende gli agenti perbene

Scheda

Autori:
Sonia Ricci - Twitter: @ricci_sonia
Collaboratori:
Simone Sapienza - Twitter: @SimoneSapienza
Data: 22 novembre, 2012 - 04:20

Sui forum non ufficiali alcuni poliziotti spiegano: “Picchiamo per educare la piazza”. Ma il Parlamento non discute la legge che renderebbe individuabili gli agenti di polizia colpevoli di violenze. Nel resto d’Europa le cose vanno diversamente.
 
È giusto che il lavoro della Polizia avvenga nella massima trasparenza. I poliziotti responsabili degli abusi verranno puniti. E questo per rendere onore e merito agli altri loro colleghi che sono la maggioranza e nei cui confronti è necessario che tutto il Paese nutra il rispetto democratico che meritano”. Lo ha detto il ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri, in una intervista al quotidiano La Repubblica di venerdì 16 novembre.
Le cariche servono a spaventare la massa. All'interno della massa, la madre di famiglia diventa un demonio, poiché trasportata dal momento. All'interno della massa il singolo si annulla”.
“Poniamo il caso che invece di dargli due manganellate in faccia, lo arresto. Il giorno dopo il ragazzo arrestato non si fa nemmeno un giorno di carcere, ma sa benissimo che se incendia un'autovettura e viene preso dagli agenti, verrà fatto nuovo nuovo…e ci penserà due volte prima di incendiarne un’altra. La mia non è vendetta. Parlo di ‘correzione forzata’, un deterrente ci deve essere”.
“Trovo però questa ‘correzione forzata’ di cui tu parli, altrettanto pericolosa della vendetta. I poliziotti non sono black bloc”.
“Sono sempre stato in prima linea, in ogni manifestazione, in ogni scontro. Non perché amo spaccare le teste, ma perché ho giurato di difendere la democrazia e la nostra patria, ed è il mio modo di dimostrarlo: io sono qua, e voi di qua e non passerete!!”
“Le persone pestate a sangue, non sono prese a caso, ma sono coloro che istigano la massa, coloro che hanno fatto male al collega, sono dei criminali!”
“Se ti ritrovi in mezzo agli scontri vuol dire che sei un violento e che ti meriti le manganellate? Ma che esperienza di piazza avete per dire questo?”
Il dibattito è aperto dunque anche tra le forze di polizia e comuni cittadini. Ma di fronte ad una giustizia lenta e all'impunità dei manifestanti violenti, le manganellate su persone rese già inermi, e dunque le violazioni di leggi e umanità, ha una motivazione educativa, 'correttiva' dicono, ma anche strategica. 
 
IDENTIFICAZIONE DEGLI AGENTI ALL’ESTERO - In Italia la questione dell’identificazione degli agenti di polizia è un tema noto e discusso. Infatti, a differenza di altri Paesi europei, il nostro Paese non obbliga gli agenti dell’ordine pubblico a riportare sulla propria divisa o sul casco il numero di riconoscimento (o ID number, detta al modo anglosassone).
Nel Regno Unito tutti gli agenti di Polizia (di ogni ordine e grado) indossano divise ed elmetti recanti un ID number. 
Nel sito della Metropolitan Police, la forza di polizia del Regno Unito responsabile per l’area della Grande Londra con l'eccezione della City, si può trovare l’uniforme indossata da tutti gli agenti. Questo non accade solo in Inghilterra, ma anche in Canada, dove dal 2005 è stato imposto agli agenti di indossare targhette nominativenell’intento di rendere il lavoro della Polizia più trasparente e credibile. 
Nel caso della Spagna la direttiva n. 13 del 2007 del ministero degli Interni, ha imposto che tutti i membri della Guardia Civil che indossano un uniforme, incluse quelle unità speciali che attualmente non portano un numero di identificazione, debbano indossare sulle loro divise il numero di riconoscimento personale che corrisponde al distintivo, in una posizione visibile e in modo che possa essere letto senza difficoltà dai cittadini entro la così detta “respect distance” (1,20 metri circa). 
Anche in Svezia e in Germania gli ufficiali di polizia sono obbligati ad indossare un elemento di identificazione con il numero del proprio reparto e sulla spallina della divisa il numero di riconoscimento personale. Il 17 ottobre scorso il ministro dell’Interno francese, Manuel Valls, ha annunciato il ripristino di un “elemento d’identificazione” sull’uniforme dei poliziotti anche in Francia.  
Come in Italia, invece, le forze di Polizia in Grecia, i MAT (Monades Apokatastasis Taksis), non recano il numero d’identificazione né sulla divisa né sui caschi. Non sono quindi identificabili. 
 
RAPPORTO “POLICE IDENTIFICATION” DELL’IRLANDA DEL NORD - Per dare la misura di come vengono recepiti i provvedimenti in merito all’identificazione degli agenti dell’ordine pubblico, vale la pena citare un rapporto irlandese del 2006.
La ricerca investigativa Police Identification in Northern Ireland raccoglie i risultati dei sondaggi condotti dalla Police Ombudsman for Northern Ireland nel corso del biennio 2004-2005 con due diversi tipi sondaggi: uno tra i cittadini, ai quali sono state chieste opinioni sull’identificazione degli agenti di Polizia dell’Irlanda del Nord (PSNI); l’altro condotto tra agenti di Polizia in servizio. 
In ultimo, il rapporto fa una benchmarking (analisi comparativa) tra i metodi d’identificazione degli agenti diffusi in tutto il Regno Unito. La ricerca ha approfondito tre questioni: posizione e dimensione dei numeri delle spalline, visibilità e oscuramento dei numeri e l’uso delle tessere identificative.
La maggior parte degli intervistati, l’83%, ha indicato di essere soddisfatto dell’attuale metodo d’identificazione dell’agente tramite l’uniforme, 76% del riconoscimento tramite i distintivi e le tessere personali. L’80% ha risposto positivamente ai metodi impiegati per l’identificazione di veicoli.
Nell’indagine tra gli agenti della Polizia, la maggior parte degli intervistati (87%) ha indicato di essere soddisfatto del metodo d’identificazione tramite uniforme e attrezzature. Alcune mancanze evidenziate dai poliziotti: non tutte le volanti sono identificabili; manganelli e altre attrezzature andrebbero contrassegnate con l’ID number personale. Tra gli ufficiali intervistati, il 68% si ritiene soddisfatto del riconoscimento tramite distintivo. Nel citare questi dati il rapporto mette in evidenza anche alcune imperfezioni del sistema. Infatti, alcuni tra gli ufficiali intervistati, sottolineano alcuni difetti del distintivo: l’assenza della data di nascita, la facilità di falsificazione e la scarsa qualità della carta utilizzata. Ma il panorma è opposto a quello italiano. In Inghilterra sono i poliziotti che chiedono di essere ancora di più identificabili.
 
IL CASO ITALIANO E LE PROPOSTE PARLAMENTARI - In Italia, oltre a non esistere l’obbligo per ogni agente di rendersi identificabile attraverso l’uniforme, non esiste nemmeno uno specifico codice deontologico della Polizia di Stato. Esistono solamente degli indirizzi guida, dei comportamenti che sono definiti deontologicamente corretti. Un caso particolare è quello del “Codice di comportamento dei dipendenti delle Pubbliche amministrazioni” del 2000, dove all’articolo 1 si prevede la non applicabilità del codice alle forze di Polizia. 
“Chiediamo da molti anni alle autorità italiane e alle forze di polizia di prevedere misure di identificazione per gli agenti impegnati in operazioni di ordine pubblico, assicurando che l’identità personale degli stessi sia tracciabile, ad esempio attraverso l'uso di codici alfanumerici sulle uniformi”. Lo ha detto Carlotta Sami, direttrice generale di Amnesty Italia, in merito agli scontri durante le ultime manifestazioni. 
Negli anni non si può dire che siano mai mancate proposte in tal senso. 
Durante la XIV Legislatura venne infatti presentato, a prima firma del deputato di Rifondazione comunista, Electra Deiana, il disegno di legge n. 1639 “Norme in materia di identificazione delle forze dell’ordine”. Il Ddl presentato alla Camera il 24 settembre 2001, è stato discusso in sede referente in commissione Affari costituzionali all’inizio del 2002 e qualche mese dopo in sede consultiva in commissione Giustizia e Difesa. Quest’ultima espresse parere contrario, segnando la fine dell’iter parlamentare del disegno di legge. Proposta simile venne presentata in Senato, sempre a firma di Electra Deiana, il 06 giugno 2006, concludendosi anche questa volta con un nulla di fatto. 
Più recentemente, il 23 luglio 2009, è stato presentato in Senato il Ddl 1711 “Delega al Governo in materia d’impiego dell’uniforme
e di identificabilità del personale delle Forze di polizia” a firma deisenatori Radicali Marco Perduca e Donatella Porretti (eletti nelle fila del Pd).
Il commento è arrivato in risposta al comportamento della Polizia durante le manifestazioni di mercoledì 14 novembre, giornata europea contro l’austerity, quando in molte città d’Italia si sono verificati scontri tra Polizia e manifestanti. A Roma e Torino i più violenti. 
filmati delle proteste di Roma mostrano un poliziotto prendere un manifestante a manganellate in faccia. 
“Queste immagini – commenta la Cancellieri – non le avevo ancora viste. E questa violenza su un inerme è intollerabile e ingiustificabile. Glielo ripeto: ingiustificabile. Questo poliziotto sarà identificato subito. Sono io, ora, a voler sapere chi è. Faremo le dovute valutazioni e ne trarremo le conseguenze disciplinari. E lo stesso varrà qualora altre immagini dovessero documentare comportamenti simili. Su questo punto, non ci sono né se, né ma. Il monopolio della forza è democratico se la forza è esercitata nel rispetto della legalità. Altrimenti diventa un’altra cosa”.
A rispondere al ministro sono gli iscritti al forum di poliziotti.it, sito “non istituzionale nato nel 2001”, che raccoglie i commenti di molti agenti di Polizia, ma anche quelli di comuni cittadini che intervengono nelle discussioni. Si legge nel forum, nel topic dal titolo “Il G8 dieci anni dopo”:
Questo poliziotto sarà identificato subito” (cita il ministro Cancellieri)  E come farà??
Di seguito alcuni dei commenti tratti dal topic:
Il testo si compone di un solo articolo:
Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti norme in materia di impiego dell’uniforme e di identificabilità del personale delle Forze di polizia, impiegato in servizi di ordine pubblico, in conformità ai seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) stabilire l’obbligo generale per tutto il personale delle Forze di polizia di indossare le prescritte uniformi stabilendo che sulle stesse uniformi siano apposti elementi cifrati visibili a distanza che consentano l’immediata identificazione dello stesso personale;
b) individuare i casi nei quali non si applica l’obbligo di cui alla lettera a), prevedendo, comunque, che il medesimo personale sia tenuto a indossare indumenti che consentano la sua immediata e univoca identificazione, anche a distanza, quale appartenente alle Forze di polizia;
c) prevedere il divieto assoluto da parte del personale delle Forze di polizia di utilizzare segni distintivi propri delle professioni medica, infermieristica e giornalistica, stabilendo le relative sanzioni in caso di violazione;
d) introdurre, nella disciplina dei reati connessi al possesso di segni distintivi contraffatti in uso ai Corpi di polizia, prevista dall’articolo 497-ter del codice penale, la fattispecie del reato contravvenzionale relativa all’occultamento di tali segni distintivi.
La proposta di legge è stata assegnata alla commissione Affari Costituzionali che ne ha discusso, approdando successivamente alle commissioni Giustizia, Difesa e Bilancio, per il parere consultivo. Anche questo testo non è mai arrivato in Aula.
 
CODICE EUROPEO PER L’ETICA DELLA POLIZIA - Altra mancanza italiana è l’avere ignorato la Raccomandazione del comitato dei ministri del Consiglio d’Europa (Rec) del 19 settembre del 2001, riguardante il Codice Europeo di Etica per la Polizia (Ceep, per i 45 Paesi membri del Consiglio).

Il Codice, preparato dal Comitato degli esperti d’etica della Polizia e dei problemi dell’ordine pubblico, riguarda il quadro generale e organizzativo delle Forze di polizia, i rapporti con il sistema giudiziario, gli obiettivi, le pratiche e le responsabilità, offrendo quindi una guida per la redazione dei “Codici deontologici” delle polizie di ogni Paese. Il Codice deve applicarsi “sia alle tradizionali Forze di polizia pubbliche, sia ai servizi pubblici di polizia, che agli altri corpi organizzati e autorizzati pubblicamente” e comprende 66 articoli.
Il Comitato dei Ministri ha raccomandato “che i Governi degli stati membri guidino la propria legislazione interna, prassi e codici di condotta per la polizia in conformità ai principi stabiliti nel testo del Codice Europeo per la Polizia allegato a questa Raccomandazione in vista della sua progressiva implementazione, e favorendo la più ampia diffusione del testo”.
Raccomandazione che va in parallelo con la richiesta d’adozione delle norme del Protocollo opzionale contro la tortura (New York, 18 dicembre 2002) ratificato dall’Italia proprio in questi giorni, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge 195 del 2 novembre scorso. 
Indicazioni precise sull’identificazione degli agenti durante le operazioni di Polizia sono contenute negli standard del Consiglio d’Europa, quali il già citato Codice europeo sull’etica di polizia. Questi standard mirano a garantire che sia agevole, per la stessa Polizia, tracciare eventuali comportamenti scorretti e che sia reso possibile, a chi li subisce, denunciarli.
 
Twitter: @ricci_sonia
 

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