Le conseguenze dell'accordo Ue-Turchia

Scheda

Autori:
Daniela SALA
Credits:
Interviste a: Yista Massouridou, avvocata dell’Associazione per i diritti dei migranti e dei richiedenti asilo; Edward Hall, Asylum service greco; Thanasis Voulgarakhs, campo informale di Pikpa - Lesbo; Adam Ruffell,  coordinatore locale Medici senza frontiere.
Data: 22 luglio, 2016 - 12:33

Da marzo, in seguito all'accordo con la Turchia e alla chiusura delle frontiere, 53mila migranti sono rimasti bloccati in Grecia. Il loro status è quello di 'ospiti', visto che molti ancora non hanno fatto domanda di asilo.
 
“Sono arrivato in Grecia il 19 febbraio, a Mitilene. Da Mitilene siamo venuti ad Atene, al porto, da Atene al confine macedone, quando il confine era ancora aperto. Poi è stato chiuso, così ci siamo spostati al campo di Kavala, un campo militare, e siamo rimasti lì due mesi. Poi siamo tornati ad Atene, e ora siamo qui da un mese e mezzo, o due”.
Ahmed è uno dei 53mila migranti bloccati in Grecia da marzo, da quando cioè è diventato molto difficile se non impossibile, arrivare dalla Turchia e poi dirigersi verso la Germania attraverso la rotta balcanica.
Le frontiere sono state chiuse e il 18 marzo è stato siglato l'accordo tra l'Unione europea e la Turchia che, dopo la promessa di ricollocamento dei siriani presenti nel paese in Europa, si è impegnata a controllare le partenze dalle sue coste.
Ahmed vive da un mese e mezzo, al porto del Pireo ad Atene, insieme a lui, ci sono altre 1200 persone, soprattutto afgani e siriani, sistemati in 600 tende sull’asfalto. 
Andarsene da qui, dalla Grecia è possibile, ma ha un costo molto alto: i trafficanti sono arrivati a chiedere 3mila euro per un biglietto aereo e documenti falsi per andare in Italia.
La maggior parte dei migranti bloccati in Grecia spera nel ricongiungimento familiare con parenti che hanno già raggiunto altri paesi europei oppure spera nel ricollocamento. Ma i numeri non fanno ben sperare: ad oggi dalla Grecia sono state ricollocate in altri stati membri 2.200 persone, delle 66.400 previste. Inoltre da questa misura sono esclusi ad esempio gli afgani, che costituiscono quasi la metà dei migranti presenti in Grecia.
I ricongiungimenti familiari richiedono invece tempi molto lunghi. Alla base c’è una difficoltà generale nell’accesso all’asilo. La maggior parte dei migranti non ha ancora ufficialmente fatto richiesta di asilo. Inoltre l’accesso alle informazioni e alla tutela legale è molto scarso. Fino a poco tempo fa la procedura per accedere alla registrazione era attraverso Skype:  un solo numero da chiamare in orari prefissati per 50mila persone. In pratica una lotteria.
Da giugno è in vigore una nuova procedura, la pre-registrazione condotta dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), dall’Easo (l’Agenzia europea per i servizi d’asilo) e dall’Asylum service (il dipartimento del ministero dell’Interno greco che si occupa di asilo), ma solo nei campi governativi. La pre-registrazione si dovrebbe concludere, ottimisticamente, entro tre mesi, poi avverrà la registrazione vera e propria: ogni migrante avrà un appuntamento per formalizzare la domanda.
Secondo l’Asylum service la pre-registrazione dovrebbe mettere al sicuro i migranti dal rischio di detenzione o di deportazione e dovrebbe garantire loro almeno l’accesso al sistema sanitario. Ma comunque non potranno lavorare fino a quando non avranno completato la registrazione vera propria e saranno ufficialmente richiedenti asilo. Inoltre la pre-registrazione viene fatta solo nei campi governativi, il che esclude ad esempio l’accampamento del Pireo.
E poi c’è la situazione delle isole: l’accordo tra l’Unione europea e la Turchia prevede tra le altre cose la riammissione in Turchia dei migranti sbarcati dopo il 20 marzo. Da aprile sono arrivate via mare quasi 7mila persone, che non possono lasciare le isole: i funzionari dell'Asylum service greco e di Easo valutano innanzitutto l'ammissibilità delle domande di asilo e se, caso per caso, la Turchia viene ritenuta un paese terzo sicuro, il migrante viene rimandato indietro. 
I richiedenti hanno il diritto di ricorrere contro il rigetto dell'ammissibilità della domanda di asilo. E finora su circa 60 ricorsi la commissione di appello ha dato quasi sempre ragione ai ricorrenti. Il risultato è che finora tutte le riammissioni in Turchia sono state su base volontaria: gli ultimi a ripartire da Lesbo sono stati 80 cittadini algerini che di fronte alla prospettiva di restare bloccati sull'isola a tempo indeterminato hanno preferito tornare in Turchia e cercare lavoro lì. Ad oggi l’accordo tra l’Ue e la Turchia sembra funzionare soprattutto a senso unico, chiudendo la strada ai migranti che tentano di raggiungere l’Europa.
 
Interviste a 
Yista Massouridou, avvocata dell’Associazione per i diritti dei migranti e dei richiedenti asilo
Edward Hall, Asylum service greco
Thanasis Voulgarakhs, campo informale di Pikpa - Lesbo
Adam Ruffell,  coordinatore locale Medici senza frontiere
 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
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