Roma, le contraddizioni nell'accoglienza dei rifugiati

Scheda

Autori:
Daniela SALA
Credits:
Musiche: Activ-System - “Babylon”; Grre en famille - “Jah love”; Hox Vox - “Alaska”
Data: 21 gennaio, 2015 - 13:00

A Roma la maggior parte dei rifugiati e dei richiedenti asilo è ospitata in maxi centri, molti dei quali sono nati con l’emergenza Nordafrica del 2011. Si tratta di centri ben più grandi di quello di Tor Sapienza – di cui molto si è parlato lo scorso novembre a causa delle violente proteste dei residenti. È il caso, solo per fare l’esempio più eclatante del centro Enea, una struttura gestita dalla Casa della solidarietà che ospita oltre 400 persone nella periferia ovest di Roma. Inoltre verificando la collocazione dei progetti di accoglienza a Roma, emerge con chiarezza come la stragrande maggioranza si trovi nell’estrema periferia, spesso a ridosso del raccordo, in quartieri in cui è molto difficile immaginare l’integrazione dei rifugiati.
 
In Italia in generale la situazione non è migliore: le persone in accoglienza, rifugiati o richiedenti asilo, sono attualmente 62mila, di cui più della metà sono in centri temporanei10mila nei Cara (i centri di accoglienza per richiedenti asilo) e solo 18mila nello Sprar, cioè il sistema di protezione per i richiedenti asilo gestito dagli enti locali.
Per i grandi centri che ospitano appunto due terzi dei migranti, l’affidamento della gestione è quasi sempre diretto, senza bandi di gara. Con l’inchiesta su Mafia Capitale è emerso in maniera evidente come questo abbia favorito le speculazioni e la criminalità.
Intanto, almeno per quanto riguarda i grandi centri, la Camera a novembre ha dato l’ok alla creazione di una Commissione d'inchiesta sul sistema di accoglienza nel nostro paese che indagherà le condizioni di vita all’interno dei Cie (i centri di identificazione ed espulsione) dei Cara e dei centri di accoglienza, verificando anche le procedure per l'affidamento della gestione dei centri. Rimangano fuori dall’indagine i progetti Sprar, che dipendono dagli enti locali.
 
A gravitare sulla città sono però anche tanti potenziali richiedenti asilo che non trovano assistenza o magari non la cercano nemmeno perché puntano a raggiungere altri paesi europei. Tra le associazioni che si occupano dei migranti che vivono per strada c’è Medici per i diritti umani.
 
Mentre politici come il leader della Lega Nord Matteo Salvini insistono nel citare dati quantomeno fuorvianti (come la percentuale di profughi rispetto alle persone sbarcate sulle coste italiane), il problema di fondo resta che in Europa si continua ad affrontare la questione dei migranti come un problema nazionale, con il regolamento di Dublino che impone al primo paese di arrivo di farsi carico del richiedente asilo.
 
Interviste a
Alessia Armini, responsabile progetto Sprar “Un sorriso”
Gabriella Errico, presidente della cooperativa “Un sorriso”
Claudio Graziano, responsabile immigrazione Arci Roma
Celeste Costantino, deputata di Sinistra ecologia e libertà
Daniela Di Capua, responsabile Sprar
Cristina Peca, Medici per i diritti umani
Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei
Michele Nicoletti, presidente della delegazione italiana al Consiglio d'Europa

Fai Notizia è il format di inchieste distribuite di Radio Radicale

Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
Sito web: Mihai Romanciuc
 
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