Milano sotto il cemento

Scheda

Autori:
Lorenzo Giroffi
Data: 19 settembre, 2012 - 14:48

(Leggi anche il dossier di Marco Eramo "A propositi di consumo di suolo: consigliato parlare con il conducente")

In 10 anni, nella provincia del capoluogo lombardo, è come se si fosse costruita ogni giorno Piazza Duomo        

Gli italiani si cibano sia di pasta che di terreni. L’amore incondizionato per il cemento ha portato l’Italia a vestirsi di edifici ed abusi e svestirsi di campi agricoli. Nella geografia delle colate, la Lombardia detiene il primato. L'edilizia è diventata sinonimo di problematiche e paradossi concatenati: opere in corso accanto a costruzioni in abbandono; emergenza abitativa a dispetto di stabili fuori uso; distese di cemento senza destinazione e produzioni agricole che non trovano spazio.
Uno spunto interessante è offerto dalla ricerca del dipartimento di Archittettura e Pianificazione (Diap) del Politecnico di Milano, che, dopo due anni di lavoro in collaborazione con Legambiente, si è concretizzata con la pubblicazione del Rapporto 2012 sull’urbanizzazione in Lombardia negli ultimi dieci anni. Salta agli occhi il dato relativo alla sola provincia di Milano: settemila ettari di terreni dati in pasto all’edilizia in dieci anni con una perdita imponente di terreni agricoli.
Paolo Pileri, tra gli autori del Rapporto, sottolinea che la legislazione italiana non ha strumenti per contrastare la proliferazione edilizia in quanto ogni amministrazione comunale può gestire il proprio Piano di Governo del Territorio a piacimento, concedendo pezzi di terreni a lavori pubblici e privati, senza percentuali di salvaguardia.
Insomma non è solo questione di lotte di ambientalisti integralisti, ma un problema irrimediabilmente più ampio: oltre alla bruttura dei paesaggi ed alla diminuzione del verde, la perdita di terreni agricoli rende impossibile l’autosufficienza alimentare. Se, ad esempio, i cittadini della provincia di Milano volessero cibarsi dei prodotti delle proprie terre avrebbero alimentazione per soli cento giorni.
Le singole amministrazioni sono spesso dormienti, assistendo senza intervenire al rapporto malato tra costruttori e banche, rapporto che ha creato una bolla speculativa per cui si cementifica  senza  progetti di vendita, ma con la sicurezza dei finanziamenti bancari. È questa equazione che ha generato l’accumulazione di edifici inutilizzati, lontani dalla portata del compratore medio e che lasciano insoddisfatta la domanda abitativa delle classi meno agiate. A questo proposito è intervenuto il Presidente del consiglio comunale di Milano Basilio Rizzo che si è detto volenteroso di trovare soluzioni utili a punire gli operatori immobiliari che dispongono di immobili sfitti da più di tre anni. Più che a una sanzione Rizzo si ispira ad un modello già presente in altri Paesi europei che prevede il coinvolgimento delle istituzioni nella gestione sociale degli immobili fuori mercato, restituendo all’edilizia un valore sociale e bloccando le opere inutili in corso.
A Milano è attivo un laboratorio del Politecnico, Temporiuso, che tenta proprio di costituire un ponte tra le opere inutilizzate e le istituzioni. Temporiuso ha effettuato una vera e propria mappatura del capoluogo lombardo, individuando un patrimonio di un milione di metri quadri in abbandono legati agli scali ferroviari e un altro milione in caserme e poligoni di tiro dismessi. Il monitoraggio in Italia non è supportato da leggi che prevedano il riuso temporaneo, un provvedimento invece attuato nel resto d’Europa.
Questa pratica prevede in pratica l’individuazione di spazi inutilizzati da affidare tramite bandi pubblici ad associazioni, artisti o alla stessa pubblica amministrazione. Il riuso temporaneo agevola anche i cittadini che non possono permettersi contratti d’affitto eccessivamente cari: sedi di gruppi di volontariato, studenti, associazioni d’arte. Le strutture in abbandono vengono cedute per un tempo che va dai due ai cinque anni e quando i proprietari saranno in grado di ritrovare una collocazione sul mercato, avranno un bene di certo migliorato, piuttosto che degradato. 
 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
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