«Ragazzi di vita. Voglia di battuage». Perché legalizzare la prostituzione

Scheda

Autori:
Susanna D'Aliesio
Maria Tridico
Credits:
Interviste a: Marco, 27 anni, ex habituè di Monte Caprino; Sergio Rovasio, Certi Diritti. Voce del voice over: Micol Pavoncello. Musiche: Apple Inc. Copyright 2006
Data: 18 dicembre, 2012 - 15:34

Battuage, ovvero rapporti occasionali on the road tra persone dello stesso sesso. Se il boom di serate danzanti, saune rilassanti, hotel e community web dedicate al mondo omosessuale e gay friendly hanno svuotato alcuni dei luoghi storici, rimangono ancora molti gli angoli romani che si trasformano, ogni sera, in arene per lo scambio di piacere. Ma se non è obbligatorio utilizzare un posto di battuage per trovare un partner occasionale, il fatto che alcuni lo utilizzino evidenzia un bisogno molto spesso economico. La testimonianza di Marco, 27 anni, ex habituè di Monte Caprino a Roma e la proposta di Sergio Rovasio dell'associazione radicale Certi Diritti che propone la legalizzazione della prostituzione.

Parchi, spiagge, bagni pubblici, aree di servizio, per le strade del centro storico di Roma o ai distributori di benzina: ecco i luoghi dove i ragazzi si incontrano per avere rapporti occasionali. Difficilmente se ne parla ma sono tanti i luoghi in cui omosessuali, bisessuali, autotrasportatori, stimati professionisti e marchettari manifestano ogni notte una delle più importanti dimostrazioni concrete della sessualità senza freni: il battuage. 

Descritto dai perbenisti come spettacolo di disgusto e di repressione sessuale, praticato unicamente dagli infelici che non si sentono accettati dalla società che si definisce laica, il battuage è visto comunemente come un aspetto trascurabile dell'erotismo omosessuale.

Per lungo tempo il battuage si è differenziato dalla prostituzione, perché a titolo gratuito, senza contropartita economica. Ma in un contesto culturale e sociale come quello italiano, dove non è obbligatorio utilizzare un posto di battuage per trovare un partner occasionale, il fatto che alcuni lo utilizzino vuol dire che risponde ad un bisogno non meglio definito. Molto spesso questo bisogno è quello economico. Non parliamo di “gigolò”, un mestiere che oggi fa tendenza, ma di veri e propri “prostituti” che in inverno, così come in estate, aspettano che qualcuno offra loro un compenso per una prestazione sessuale. Con il sesso a pagamento tutto è veloce, frenetico e privo di emozioni; così chi in genere ha problemi ”ad arrivare a fine mese” in questo tipo di pratica trova una scappatoia senza conseguenze, una sessualità “utile” e libera da vincoli.

Sergio Rovasio, dell'associazione radicale Certi Diritti afferma che “i ragazzi che si prostituiscono lo fanno quasi tutti volontariamente e non esiste un mercato della tratta riferito a questo tipo di prostituzione”. Si parla perciò di “volontà”. I giovani che ogni giorno passeggiano per il centro storico o per i parchi bui non sono obbligati e non esiste un mercato della tratta riferito alla popolazione maschile. E allora perché vendono il loro corpo? “Il fenomeno della prostituzione - spiega ancora Rovasio - riguarda soprattutto ragazzi che arrivano dal sud Italia o dall'est europeo che si trovano spesso sul ciglio della strada per mantenere le loro famiglie o addirittura anche solo per pagarsi gli studi”. Il tariffario di un “marchettaro”, è molto più basso rispetto a quelle di uno stimato accompagnatore ed il prezzo varia in base a molti elementi: bellezza, ruolo nell’atto sessuale, prestazioni aggiuntive più o meno estreme, utilizzo o meno del preservativo.

È raro trovare una persona che si prostituisce per mera voglia; ognuno di loro, etero o omosessuale, uomo, donna o transessuale che sia, smetterebbe senza indugio di farlo se ne avesse l'opportunità. Ciò dimostra ancora una volta la manifesta situazione di sofferenza che sentono di vivere e il senso di non accoglienza sociale che subiscono.

In Italia, non esistono tutele per questo tipo di persone che tra l'altro non producono ricchezza; da anni le associazioni quali l’associazione radicale Certi diritti, l’associazione Nuovi Diritti (Cgil), Associazione Lucciole, il Comitato per i diritti civili delle prostitute Onlus si battono per regolamentare questo fenomeno.

Quante sono le persone che si prostituiscono in Italia? Difficile saperlo con certezza, spesso equivale a cercare un ago in un pagliaio. I dati più recenti pubblicati dal Dipartimento delle Pari Opportunità risalgono al 2008. Se sono disponibili dei dati su cui basarci è grazie al lavoro delle unità di strada delle singole associazioni che si occupano di tutelare chi si prostituisce in strada. Perché il Ministero non li aggiorna? Il motivo ufficiale è quantomeno sospetto: “aggiornamento del sistema”. Nient’altro.

Ma cosa succede veramente? Perché Monte Caprino, un luogo storico del battuage romano, a due passi dal Colosseo, è stato chiuso? Rispondono Sergio Rovasio da anni impegnato nella lotta alla decriminalizzazione e alla regolamentazione della prostituzione e Marco, 27enne pugliese, ex habitué di Monte Caprino.

 

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