Crocifissi. I lacci della contenzione

Scheda

Autori:
A cura di Maria Gabriella LANZA
Riprese:
Lorenzo ASCIONE
Credits:
Data: 18 novembre, 2016 - 15:24

Di contenzione si muore. È successo al maestro Franco Mastrogiovanni, deceduto il 4 agosto 2009 dopo essere stato lasciato per 4 giorni legato a un letto d'ospedale, solo e senza cibo. Ma anche quando non uccide, la contenzione meccanica lascia segni indelebili nell'animo di chi la subisce. In gran parte delle strutture è una pratica all'ordine del giorno, che costringe troppi pazienti legati mani e piedi al proprio letto. Come su una croce. La campagna “E tu slegalo subito” chiede l’abolizione totale di questa pratica che viola i diritti umani e non può essere considerata una terapia.

“È come essere stuprati, c’è una violazione del corpo e dell’anima terrificante. Vieni braccato dagli infermieri e trasportato in un letto. Ti legano mani e piedi con delle fascette di cuoio e ti lasciano lì. Ho passato così tante ore. È qualcosa che può distruggerti”. Alice Banfi è una pittrice e vive con la sua famiglia a Genova. Quando aveva 19 anni, soffriva di anoressia e autolesionismo: è stata ricoverata in 13 diversi spdc, i servizi psichiatrici di diagnosi e cura degli ospedali, e in quasi tutte le strutture è stata ripetutamente contenuta. Oggi ha ricostruito la sua vita e ha denunciato i soprusi subiti in due libri, “Tanto scappo lo stesso” e “Sottovuoto”. Non è andata così a Francesco Mastrogiovanni, un maestro elementare di 58 anni, morto nell’ospedale di Vallo della Lucania nel 2009 dopo una agonia durata quattro giorni. O a Giuseppe Casu, deceduto nel 2006 dopo essere rimasto per sette giorni legato a un letto dell’ospedale di Cagliari. “Vedere un adulto contenuto che urla, che piange ricoperto di lacrime, con il mocciolo al naso come fosse un bambino, che si caca o si piscia addosso, è una cosa terrificante”, ricorda Alice.

“E tu slegalo subito”. Praticata con lacci, cinghie e fasce, ma anche attraverso dosi massicce di psicofarmaci, la contenzione è diffusa ancora oggi negli ospedali, nelle carceri, nelle case di riposo per anziani, negli istituti per disabili, minori o tossicodipendenti, come pure nei Centri di Identificazione ed Espulsione. Lo denuncia da tempo il Forum Salute Mentale che a gennaio ha lanciato la campagna nazionale “E tu slegalo subito”, sostenuta da numerose associazioni. “Franco Basaglia, il medico a cui si deve la legge che nel 1978 chiuse tutti i manicomi, fu il primo a rifiutarsi di firmare il registro delle contenzioni”, spiega Vito D’Anza, psichiatra e portavoce del Forum Salute Mentale. “A chi gli chiedeva come ci si dovesse comportare davanti ad un uomo legato, la sua risposta era sempre la stessa: “E tu slegalo subito”. Da questa frase prende il nome la nostra campagna”. Il Forum Salute Mentale è riuscito a portare all’attenzione del Parlamento questo tema: ad aprile sono iniziate le audizioni della Commissione diritti umani del Senato, presieduta dal senatore Luigi Manconi, sul ricorso della contenzione nei reparti sanitari.

Lo stato di necessità. Secondo la ricerca Progres-Acuti del Ministero della Salute, nel 2004 il 70 per cento delle persone ricoverate in 300 servizi psichiatrici di diagnosi e cura (spdc) erano legate a un letto. “Non può essere considerata una forma di terapia. Un medico che fa una cosa del genere si trasforma in un carnefice”, spiega Piero Cipriano, psichiatra e autore di diversi libri sul tema.

Non esiste nessuna legge che preveda la contenzione. Per giustificare questa pratica si fa ricorso al cosiddetto ‘stato di necessità’, disciplinato dall’articolo 54 del codice penale. “Non è punibile chi ha legato una persona per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave. Gli operatori giustificano in questo modo la contenzione, ma nel 99 per cento dei casi, potrei dire anche al cento per cento, lo stato di necessità non esiste. Non c’è reparto ospedaliero in cui se una persona è confusa, disubbidisce alle regole istituzionali non venga legato: anche i bambini nelle neuropsichiatrie infantile, le persone alcolizzate o i tossicodipendenti sono contenuti. È una sorta di manicomio diffuso”, continua Cipriano.

Gli anziani tra i più a rischio contenzione. A farne le spese sono purtroppo le persone più fragili. “Ci sono circa 400.000 pazienti nelle strutture per anziani e di questi uno su quattro è legato. In questo momento sono contenute 100.000 persone”, continua D’Anza. Abbiamo contattato trenta case di riposo e rsa, le residenze sanitarie assistite, di Roma e abbiamo scoperto che solo dodici strutture su 30 non usano né fasce né spondine: nelle restanti 18 strutture, tutte per pazienti con problemi di salute, basta un consenso informato dei parenti e la prescrizione del medico di turno per legare. “Contenzione è anche tirare su le spondine del letto e mettere al paziente un pannolone quando invece si potrebbe accompagnarlo al bagno”, spiega Mirella Santucci, infermiera che fa parte della Ipasvi di Grosseto, la Federazione Nazionale Collegi infermieri.

La contenzione nei manicomi. Conosce bene la contenzione Pina Pieroni che ha passato gran parte della sua vita nell’ex manicomio di Santa Maria della Pietà di Roma, legata ad un letto o sotto l’effetto di psicofarmaci. Quando aveva cinque anni, sua madre l’ha fatta ricoverare perché non aveva i soldi per mantenerla. “Mi legavano come Cristo sulla croce”, racconta. Oggi vive nella casa riposo Oasis Uno di Roma. La sua compagna di stanza è Rossana Falciatori: “Quando avevo 24 anni mio marito mi ha fatto internare. Io gli dicevo che stavo bene ma lui non ha sentito ragioni”. Rossana è stata costretta a lasciare suo figlio che è cresciuto senza una madre e ha trascorso 20 anni rinchiusa in manicomio.

L’assistenza legale a chi denuncia. Tonia di Cesare lavora al Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl Roma Due: “Uscendo da un spdc mi ha colpito una frase scritta su un muro: “Prima di aprire la porta guardati le spalle”. Allora penso che un posto dove devi stare attento che qualcuno non ti faccia del male non è un luogo di cura e che tutti noi siamo diventati dei carcerieri”. Il Forum Salute Mentale offre assistenza legale agli operatori sanitari che si rifiutano di contenere. Una iniziativa appoggiata anche dal sindacato di categoria delle Cgil che ha aderito alla campagna “E tu Slegalo Subito”. “I servizi che non praticano la contenzione non hanno del personale in più rispetto a quelli che la utilizzano. È molto difficile per gli operatori ribellarsi però si può fare”, afferma Denise Amerini della Cgil.

Nicola Draoli, presidente dell’Ipasvi di Grosseto, il primo e unico collegio provinciale che ha aderito in Italia alla campagna del Forum di Salute Mentale, ha saputo di dire di no: “In passato ho contenuto perché ritenevo normale farlo, poi ho capito che era sbagliato. Non si può chiedere all’infermiere di soverchiare un sistema ma possiamo domandargli di porsi in atteggiamento critico rispetto a questa pratica e di segnalare quando ci sono degli abusi”.

Non legare è possibile. Il Dipartimento di Salute Mentale dell’asl Roma C ha creato la radio web “Fuori Onda” con l’obiettivo di dare voce ai pazienti in cura. “Noi facciamo radio a livello terapeutico”, racconta Emanuele Sirolli, psicologo e presidente dell’associazione Fuori Onda. “Molti persone che partecipano sono state contenute e tramite la radio denunciano questa pratica”. Come spiega Vito D’Anza del Forum Salute Mentale, “in Italia ci sono 320 spdc, i reparti ospedalieri di psichiatria, e quelli dove non si lega sono solo 30. Questo significa che è possibile non legare. Allora ci chiediamo: perché non abolire del tutto la contenzione?”. L’appello di Alice Banfi è quello di approvare al più presto una legge: “Lo dobbiamo a tutte le persone che sono morte legate ad un letto”.

 

Interviste:

Alice Banfi, scrittrice
Vito D’Anza, psichiatra e portavoce Forum Salute Mentale
Piero Cipriano, psichiatra
Mirella Santucci, infermiera 
Pina Pieroni, ex paziente manicomio di Santa Maria della Pietà 
Rossana Falciatori, ex paziente manicomio di Santa Maria della Pietà 
Valeria Screpanti, direttrice della casa riposo Oasis Uno 
Sandro Schicchi, ex paziente del manicomio di Santa Maria della Pietà 
Denise Amerini, Cgil
Nicola Draoli, presidente Ipasvi  
Barbara Petrini, paziente del Centro di Salute Mentale Roma 
Anita Picconi, paziente del Dipartimento di Salute Mentale 
Emanuele Sirolli, psicologo e presidente dell’associazione ‘Fuori Onda’

 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
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