Il destino dei richiedenti che non ottengono l'asilo

Scheda

Autori:
Daniela SALA
Credits:
Interviste a: Debora Boaglio,responsabile dei progetti di accoglienza della Diaconia valdese in Val Chisone Maurizio Sali, operatore tutela legale Diaconia valdese Monica Cerutti, assessore alle Pari opportunità della Regione Piemonte Flavio di Giacomo, Oim Salvatore Fachile, avvocato Asgi
Musiche: Kevin MacLeod - “Impact Prelude”, Riot - “Bomber”
Data: 18 luglio, 2016 - 11:53

Fino a due anni in accoglienza e poi l'espulsione: succede nel 58% dei casi. Ma la maggior parte dei richiedenti asilo che riceve un diniego sceglie piuttosto di restare in Italia, senza documenti e senza la possibilità di regolarizzarsi. E quindi esposta allo sfruttamento.
 
“So che può succedere, l'ho visto succedere. Per quanto mi riguarda non faccio che pregare, che non capiti a me o a un mio fratello, perché l'idea, dopo due anni, di essere mandato via da qui senza niente, senza documenti, è troppo triste”. Alexander viene dal Ghana, e lo abbiamo incontrato insieme a Chris, anche lui richiedente asilo ghanese, in un appartamento a Villar Perosa, in provincia di Torino.
Da alcuni anni la chiesa valdese gestisce qui e in altri comuni della Val Chisone dei progetti di accoglienza per richiedenti asilo. Alexander e Chris hanno fatto richiesta di asilo, ma l'esito, dopo la prima audizione in commissione territoriale, è stato negativo e stanno ora aspettando la sentenza del ricorso in appello. Se anche il ricorso sarà negativo, l'ultima possibilità sarà ricorrere in Cassazione.
Durante il periodo che va dalla richiesta di asilo alla conclusione di tutta la procedura il migrante ha diritto all’accoglienza, un periodo che dati i tempi della burocrazia può arrivare fino a due anni. Al termine della procedura, se l'esito è negativo, il richiedente riceve un provvedimento di espulsione che di fatto nella maggior parte dei casi non viene eseguito: “Queste persone restano sui territori – conferma l'assessore alle Pari opportunità della Regione Piemonte Monica Cerutti -, ma è un problema che il Piemonte da solo non può risolvere e forse nemmeno l'Italia: è un problema che riguarda la migrazione economica, peraltro molto difficile da definire, e che dovrebbe essere affrontato a livello europeo”.
Non stupisce però, come aggiunge Debora Boaglio responsabile dei progetti di accoglienza della diaconia valdese in Val Chisone, “che persone che hanno messo a rischio la propria vita per arrivare qui si arrendano e decidano spontaneamente di ritornare: preferiscono restare come irregolari, ma così sono esposti al rischio di sfruttamento”.
Durante il periodo in accoglienza il richiedente asilo può lavorare e dovrebbe studiare la lingua italiana. Il permesso temporaneo per richiesta di asilo non può però essere convertito in un permesso di lavoro: “Anche se una persona lavora a tempo pieno, con un un contratto a tempo indeterminato – spiega Boaglio  - non è detto che alla fine riesca ad ottenere la protezione e quindi un permesso, proprio perché si tratta di due percorsi diversi”. Il problema, ancora una volta, è che non esiste un canale ordinario per regolarizzare il soggiorno una volta che si diventa irregolari: l'unico modo è aspettare una sanatoria, una procedura appunto eccezionale.
Attualmente i richiedenti asilo accolti in Italia sono più di 20mila. I dati sugli sbarchi confermano inoltre che ad arrivare nel nostro paese via mare siano soprattutto migranti provenienti dall’Africa sub-sahariana.  Nel 2015 su 71mila richiesta d’asilo esaminate, il 58% sono state negate, una percentuale che per i migranti  provenienti da paesi africani è anche più alta.
E quando arriva il rigetto ben pochi lasciano l’Italia: i rimpatri forzati sono costosi e inefficaci e di fatto se ne fanno pochissimi. Mentre a maggio è ripartito il finanziamento, grazie a fondi europei, di 5 progetti per il rimpatrio volontario assistito. Oltre 11 milioni di euro per permettere a 3mila migranti che ne facciano richiesta di ritornare nel paese di origine, attraverso il pagamento del viaggio e il supporto alla reintegrazione sociale e lavorativa. Il programma fa capo al ministero dell’Interno, mentre uno dei progetti sarà gestito dall'Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni.
Dal 2009 al 2015 i rimpatri volontari sono stati in tutto 411. Per capire se questa volta il ritorno volontario assistito darà risultati migliori bisognerà aspettare almeno l’anno prossimo. Di fatto ad oggi la sorte che attende i richiedenti asilo che ricevono un diniego è quella di restare in europa come irregolari, esposti allo sfruttamento. Intanto l’Unione europea cerca di chiudere le frontiere esterne e di limitare le possibilità di chiedere asilo, con il rischio però di contravvenire alla convenzione di Ginevra visto che l’asilo non si dà e non si nega si nega in base alla nazionalità, ma in base alla storia della singola persona.
 

Interviste a:
Debora Boaglio,responsabile dei progetti di accoglienza della Diaconia valdese in Val Chisone
Maurizio Sali, operatore tutela legale Diaconia valdese
Monica Cerutti, assessore alle Pari opportunità della Regione Piemonte
Flavio di Giacomo, Oim
Salvatore Fachile, avvocato Asgi
 
Musiche:
Kevin MacLeod - “Impact Prelude”
Riot - “Bomber”
 

 

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