Veleni di Sicilia. Siracusa

Scheda

Autori:
Saul CAIA
Rosario SARDELLA
Credits:
Giuseppe GIAQUINTA. Legambiente Priolo
Giampiero TRIZZINO, Commissione Ambiente Regione Sicilia
Francesco LICATA DI BAUCINA, Arpa Sicilia
Musiche: Andy Vidersky "Farewell", Koke Nunez Gomez "Game Of Kings"
Data: 18 giugno, 2014 - 15:14

Negli anni '50 lo sbarco in Sicilia dell'industria petrolchimica ha portato nella regione sviluppo ed occupazione. Ma la contaminazione di aria, suolo e acque ha provocato un impatto devastante, sia sull'ambiente che sulla salute dei siciliani.
 
Il distretto industriale di Siracusa è uno dei poli più grandi d'Europa: un agglomerato industriale che comprende i comuni di Priolo, Melilli ed Augusta e che si estende per quaranta chilometri di costa nella Sicilia Sud­orientale.
Nato negli anni '50, ha visto avvicendarsi numerose aziende che operano principalmente nell'industria chimica, petrolchimica e di raffineria.
Nel 1998 con la legge n. 426 sui “nuovi interventi in campo ambientale” il ministero dell'Ambiente ha avviato i primi interventi di bonifica che riguardavano oltre 58mila chilometri quadrati sulla terraferma e 100mila chilometri quadrati di mare. Siracusa è così entrata a far parte dei siti di interesse nazionale (Sin), cioè delle aree industriali e siti ad alto rischio di crisi ambientale.
 
Nonostante ci siano state dotazioni a livello nazione, regionale ed europeo – spiega Giampiero Trizzino, deputato regionale del Movimento 5 Stelle e presidente della Commissione Ambiente e territorio della Regione Sicilia –, ben poco è stato fatto e non tutti i fondi sono stati capitolati”. Molte opere di bonifica sono state fatte, ma molte altre devono ancora iniziare. E se da una parte le industrie hanno favorito lo sviluppo economico e occupazionale, dall'altra hanno provocato un enorme impatto ambientale contaminando suolo e acque.
 
Accompagnati da Giuseppe Giaquinta, presidente dell'associazione Anatroccolo di Legambiente Priolo, visitiamo una vecchia cava abbandonata, poco distante dal centro di Priolo, un luogo senza recinzione nè segnaletica. Nel sottosuolo c'è un po' di tutto: cenere di pirite, catalizzatori e sacchi di materiali ormai deteriorati. “Ci sono almeno quattro metri di materiale che ha innalzato il livello di tutta la discarica”, racconta Giaquinta, che da diversi anni chiede l'intervento delle istituzioni. Un altro sito contaminato è la penisola di Magnisi, meglio conosciuta con il nome di Tapsos: un'area archeologica dell'età del Bronzo in cui è stata ritrovata una necropoli. Anche qui si è depositata una notevole quantità di cenere di pirite, sostanza ricca di arsenico e vanadio.
 
La stessa cenere è stata poi utilizzata anche altrove: il fondo del campo sportivo di Priolo e quello di Augusta sono stati interamente realizzati con la pirite. Attualmente le strutture sono sotto sequestro e in attesa di bonifica.
Le bonifiche sono una spesa enorme per la collettività – spiega Francesco Licata Di Baucina, direttore generale dell'Azienda regionale protezione ambiente in Sicilia –. E il principio 'chi inquina paga', pur sacrosanto, presenta notevoli difficoltà applicative”.
Solo raramente infatti le aziende hanno provveduto alle bonifiche: nella maggior parte dei casi gli impianti passano di mano in mano tra i vari gruppi industriali e chi è incolpato di aver inquinato scarica la responsabilità sui predecessori. Insomma nessuno paga e a rimetterci sono il contribuente e lo Stato.
 
Nel 2004, con l'accordo di programma quadro per il risanamento ambientale delle aree Sin, sono stati stanziati 64 milioni di euro per l'agglomerato di Priolo, di cui il 90% già erogati. Si trattava di fondi destinati alle bonifiche della rada di Augusta, dello stabilimento Eternit, della penisola di Magnisi e dei porti di Siracusa. Tutte opere realizzate solo in parte.
 
Se da un lato le bonifiche ritardano, dall'altro sempre più stretto è il legame tra industria e istituzioni pubbliche. La raffineria sponsorizza numerose attività, sportive e religiose, e come compensazioni elargisce fondi per la realizzazione di campi sportivi, parchi giochi e impianti di illuminazione.
Vivere a ridosso degli impianti, significa vivere nell'angoscia – conclude Giaquinta –. Priolo è al centro del polo petrolchimico, è circondato da impianti: qualsiasi cosa accada là dentro si ripercuote inevitabilmente sul paese”.
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Per approfondire:
Costi e valutazioni sulle bonifiche in Sicilia, Legambiente aprile 2014
Sequestri area Penisola di Magnisi 
Priolo Gargallo: sequestrata un'area di 30 ettari
 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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