Perché in Irpinia non passano più i treni

Quella del trasporto pubblico su ferro è un'Europa a due velocità: se da un lato le capitali europee sono collegate sempre meglio, i piccoli centri abitati sono tagliati fuori dai collegamenti ferroviari. Ecco perché tra sprechi ed occasioni mancate, in Irpinia non passano più treni.
 
Nella penisola, 8.200 chilometri di tratte ferroviarie sono state sospese o addirittura già dismesse. E in alcuni casi si tratta di collegamenti su cui erano stati investiti fondi pubblici per un ammodernamento infrastrutturale.
In passato la ferrovia in Italia ha rappresentato una possibilità di emancipazione, permettendo a chi lo voleva di continuare a vivere in posti lontani dai grandi centri, senza abbandonare la propria identità territoriale.  In Campania, e soprattutto in Irpinia, Trenitalia ed i referenti istituzionali dal 2010 hanno però deciso di dismettere numerosi collegamenti di cittadine montane. Lo stesso capoluogo di Provincia, Avellino, ha una stazione ormai fantasma, con quattro treni durante tutto il giorno: due verso Salerno e due verso Benevento. Le conseguenze sono l'abbandono dei centri abitati e l'incremento del traffico su gomma.
Una decisione che non è piaciuta a tutti: Francesco Celli, di Info Irpinia, denuncia ad esempio l'alto numero di incidenti sulla strada di collegamento dell'Ofantina, mentre Agostino Della Gatta, di Irpinia Turismo, propone da anni il ripristino della vecchia tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta. Sarebbe un'opportunità, secondo Della Gatta, non solo per venire incontro alle esigenze di giovani o anziani senza patente, ma anche per valorizzare l'area da un punto di vista turistico.
Qualche anno fa, inoltre, diverse associazioni irpine si sono riunite in Locomotivi, un movimento che tra le altre cose ha portato le carrozze a circolare nuovamente sull'Avellino-Rocchetta in occasione delle giornate per la riscoperta del territorio.
La stessa Fondazione Fs Italia ha promosso altrove il riutilizzo delle tratte storiche, come la ferrovia dei Laghi in Lombardia, nella valle dei Templi in Sicilia,  nel parco nazionale in Abruzzo e in Val d'Orcia in Toscana.
In Campania però l’assessore ai Trasporti Sergio Vetrella spiega che non è in grado di assicurare nessun intervento su queste proposte. Al momento, spiega, non sono possibili investimenti pubblici che vadano oltre i servizi minimi, molti dei quali, secondo i piani regionali, non sono nemmeno più richiesti dai cittadini irpini. Vetrella spiega infine che un eventuale ripristino della tratta costerebbe almeno 700 milioni.
Soldi che non ci sono anche perché negli ultimi anni la regione ha concentrato i finanziamenti sull'installazione di una rete di fibra ottica lungo i collegamenti ferroviari. Rete mai utilizzata e per la cui rimozione ora è stato indetto un bando da 700mila euro.
L’assessore Vetrella spiega che le responsabilità sono incrociate: la responsabilità della Regione riguarda infatti solo la verifica del contratto di servizio, mentre tutto quello che riguarda gli investimenti sulla tratta è affare di Trenitalia, società di Ferrovie dello Stato, che dunque agisce senza un controllo diretto della Regione.

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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