Rifiuti e speculazioni a Napoli e Caserta

Vincerà l'europa degli egoismi?

Scheda

Autori:
Lorenzo GIROFFI
Credits:
fotografie di Alessia CAPASSO
INTERVISTATI: Maria Rosaria ESPOSITO, Avvocato ambientalista, Raffaele MAGI, Giudice del processo Spartacus, Giovanni BALESTRI, geologo, Maurizio BOLOGNETTI, segretario Radicali Lucani, Claudio MAZZINI, Coop Italia, Niccolò RINALDI, già europarlamentare, Vincenzo RUSSO, Ass. Rinascita dei Campi Flegrei, Vincenzo TOSTI, Coordinamento Comitati Fuochi, Mario DE BIASE, Commissario straordinario bonifiche Campania, Giacomo D'ALISA, universitat Auònoma de Barcelona, Luigi COSTANZO, Medico di base, Mario FUSCO, registro tumori Campania ASL Napoli 3, Giulio TARRO, Virologia Università di Napoli
Data: 16 luglio, 2015 - 13:30

Nonostante i controlli i prodotti campani continuano ad essere i più rifiutati d'Italia. I problemi d'inquinamento - drammatici - vanno però circoscritti in alcune aree ancora nel totale caos, dove capita che sia vietata l’agricoltura ma permesso il pascolo...
 

Le speculazioni circa le etichette da affibbiare ad un territorio (terra dei fuochi, Gomorra e simili), possono essere tanto vuote quanto pericolose. Ciò che resta sono i sospetti e la lentezza dei provvedimenti. Sono 2.562,521 i chilometri quadrati di estensione della provincia di Napoli e Caserta. Importante, quindi, iniziare identificando l'area del problema, che non comprende appunto tutta la Campania.

I territori

Ci sono ferite visibili: i sigilli alle discariche sequestrate e quelle da scovare, le esalazioni dal sottosuolo e quelle in abbandono, tra i rimasugli di roghi e gli ammassi di rifiuti speciali in posti che le autorità hanno dichiarato di dover metter in sicurezza, ma che ancora non lo sono.

La questione dei rifiuti è un intreccio di problematiche diverse: ci sono i grossi gruppi imprenditoriali con conti bancari in altre parti di Italia ed Europa che si appoggiano a sfruttatori locali, i quali assoldano, senza alcun tipo di garanzia, lavoratori che si occupano ad esempio dei fissaggi finali di una scarpa, lavorando nelle proprie case. Uno stratagemma che abbatte i costi di produzione ma che genera rifiuti che non possono essere smaltiti in maniera legale: come giustificarli? E allora ci pensa la bassa manovalanza della criminalità che getta tutto in campagna o sotto i ponti delle tangenziali, preparando così la stagione dei roghi.

E poi ci sono poi le discariche che per anni sono state legali, come la Resit di Giugliano o Cava Sari a Terzigno, entrambe nella provincia di Napoli, che solo dopo anni di attività sono state chiuse, perché sono stati scoperti rifiuti tossici che hanno contaminato falde e terreni.

Durante gli anni dell'emergenza, diretta da Guido Bertolaso, furono inoltre individuate diverse aree di smaltimento provvisorie, ma molti di questi siti sono ancora oggi in uso e alcuni come Orta di Atella, in provincia di Caserta, non sono nemmeno censiti dall'amministrazione comunale. E ora anche un'eventuale bonifica dell'area risulta complicata, visto che ufficialmente non esiste.

Industrializzazione monnezza

La grande industria ha un ruolo nel problema dei rifiuti anche per le scelte di gestione virtuosa ed istituzionale, che sarebbero dovute essere funzionali alla risoluzione del problema. La scelta di una gestione emergenziale ha favorito appalti per costruzioni di discariche, che nulla avevano a che fare con il riciclo o riutilizzo della spazzatura, ma solo con l’accumulo e la combustione, creando di conseguenza nuove criticità.

Sono stati così affidati lavori per discariche che nel giro di pochi anni sono state chiuse per inadeguatezza. Insomma produrre energia con i rifiuti, con le centrali a biogas ad esempio, può essere tanto un’idea competitiva, quanto un altro strumento per ingrossare le casse della camorra.

Le malattie

Un punto ancora in discussione è invece il legame causa - effetto tra inquinamento e tumori.

Mario Fusco, responsabile dell’unico registro ufficiale sui tumori in Campania, spiega che non ci sono fonti espositive certe e dati sufficienti per parlare di un legame certo.

Inoltre Fusco spiega di non voler prendere in considerazioni altre raccolte di dati che non abbiano seguito i parametri internazionali di investigazione. 

Uno di questi registri non ufficiali è quello stilato da un gruppo di attivisti di Terzigno, nella provincia di Napoli, una ricerca che appunto la Asl di Napoli 3 non vuol prender in considerazione.

Secondo i professori Giulio Tarro ed Antonio Giordano, invece, un legame tra inquinamento e tumori esiste e eccome e anzi l’inquinamento indurrebbe delle modificazioni del corredo genetico, mettendo a rischi le generazioni future. Così le famiglie, come quella dei coniugi Romeo, entrambi ammalati di tumore, continuano a vivere nell’incertezza.

Il mercato agroalimentare

Tra 2013 e 2014 molti prodotti provenienti dalla Campania sono stati ritirati dal mercato, perché, per paura che fossero contaminati, nessuno li comprava. Ora i  i prodotti campani sono i più controllati d’Europa, quindi in qualche modo i più sicuri, ma anche i più rifiutati. Un problema molto serio per i contadini, già colpiti dalla crisi.

E a poco valgono, sembra, le rassicurazioni del commissario alle bonifiche della regione Campania, Mario de Biase, sul fatto che alcuni prodotti, come i pomodori, siano praticamente immuni dalle contaminazioni.

Anche il responsabile del settore vendite Coop Italia, Claudio Mazzini, si dice perplesso riguardo alla superficialità con cui viene affrontato l’argomento dell’inquinamento in Campania. I dati sull’inquinamento, spiega, sono circoscritti ad alcune aree e si tratta di numeri ben al di sotto di altre zone intossicate d’Italia, come la pianura Padana.

L’ennesimo paradosso è che, dove è vietata l’agricoltura è permesso il pascolo. 

Giustizia e decreti

Tra il 1998 ed il 2010 il processo Spartacus della procura di Santa Maria Capua Vetere ha condannato 115 persone appartenenti al clan dei Casalesi. Tra affari, stragi e collusioni, è emerso come il maggior guadagno per loro fosse la gestione illecita dei rifiuti.

Lo stratagemma criminale si è affinati negli anni, attraverso la vittoria di appalti e la costruzione di nuove discariche. Col grade flusso di denaro in Irpinia per la ricostruzione negli anni ’80 le mafie locali si sono poi ingrandite, saldando potere militare e controllo del territorio. Elargire nuovamente - e senza controlli - fondi pubblici per le bonifiche, necessarie in alcune aree, ma pressoché inutili in altre, rischia forse, allora, di alimentare nuove speculazioni, rendendo così vani tutti i decreti. L'Italia ha inoltre il record di violazioni di direttive comunitarie sull'inquinamento ambientale, come sottolinea Maurizio Bolognetti, segretario dei Radicali Lucani, impegnato per il rispetto della legge, il diritto alla salute e la trasparenza delle risorse stanziate.

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
Sito web: Mihai Romanciuc
 
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