Corte europea dei diritti dell'uomo: come funziona e perché l'Italia è tra gli Stati più condannati d'Europa

Scheda

Autori:
Daniela Sala
Data: 16 gennaio, 2014 - 20:22

Più della metà dei ricorsi pendenti alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo è contro quattro Stati: Russia, Turchia, Ucraina e Italia. Dal 1957 riconosciute 1687 violazioni in Italia.
 
LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO
La Corte europea dei diritti dell’uomo è una corte internazionale istituita nel 1959. Si pronuncia sui ricorsi individuali o statali inerenti presunte violazioni dei diritti civili e politici stabiliti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Dal 1998, la Corte è organo permanente e può essere adita direttamente dagli individui.
In quasi 50 anni la Corte ha adottato più di 10.000 sentenze che, vincolanti per gli Stati interessati, hanno portato i governi a modificare la loro legislazione e la propria prassi amministrativa in molti settori. La Corte ha sede a Strasburgo e non ha nulla a che vedere con la Corte di giustizia dell'Unione europea, istituzione dell'Ue con sede in con sede in Lussemburgo.
La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, che ha istituito la Corte è un trattato internazionale redatto dal Consiglio d'Europa. È stata firmata a Roma il 4 novembre1950 ed è stata ratificata (o vi è stata l'adesione) da parte di tutti i 47 Stati membri (al 22 giugno 2007) del Consiglio d'Europa.
La Corte svolge tuttavia una funzione sussidiaria rispetto agli organi giudiziari nazionali, ossia è possibile ricorre alla Cedu solo quando tutte le vie di ricorso interno (quindi in Italia fino alla Cassazione) sono state esaurite. Esiste poi una procedura per la soluzione dei ricorsi interstatali.
L'ammissibilità dei ricorsi individuali (solo in tre casi la Corte ha risolto ricorsi interstali) è decisa da un Comitato. Se il ricorso è dichiarato ammissibile la questione viene sottoposta al giudizio di una Camera e in ogni caso si cercherà di raggiungere una risoluzione amichevole della controversia. Se la questione non si risolve amichevolmente, la Camera competente emetterà una sentenza motivata nella quale, in caso di accoglimento della domanda, potrà indicare l'entità del danno sofferto dalla parte ricorrente e prevedere un'equa riparazione, di natura risarcitoria o di qualsiasi altra natura. Le sentenze della Corte sono impugnabili, in situazioni eccezionali, davanti alla Grande Camera in un termine di tre mesi, decorso il quale sono considerate definitive. Le sentenze sono pubblicate.
Gli Stati firmatari della Convenzione si sono impegnati a dare esecuzione alle decisioni della Corte europea. Il controllo sull'adempimento di tale obbligo è rimesso al Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa.
 
AMMISSIBILITÀ E PROCEDURA DEL RICORSO
Schema semplificato del percorso di un ricorso dinanzi alla Corte
L’iter di un ricorso
È possibile introdurre un ricorso davanti alla Corte qualora si ritenga di essere vittima diretta di una o più violazioni dei diritti e delle garanzie previsti dalla Convenzione o dai suoi protocolli. La violazione deve essere imputabile a uno degli Stati vincolati dalla Convenzione. Non è necessario avere la cittadinanza di uno degli Stati membri del Consiglio d’Europa. Tuttavia la violazione lamentata deve essere stata commessa da uno degli Stati.
 
Condizioni pregiudiziali per l'ammissibilità:

  • Esaurimento nello Stato in questione di tutti i ricorsi suscettibili di porre rimedio alla situazione denunciata (si tratta, nella maggior parte dei casi, di un’azione dinanzi al tribunale competente, seguita all’occorrenza da un appello e da un ricorso presso una giurisdizione superiore come la Corte suprema o la Corte costituzionale)
  • Il ricorrente deve aver puntualmente sollevato le allegazioni di una o più violazione della Convenzione nell’ambito dei suddetti ricorsi
  • A partire della data della decisione interna definitiva non deve essere trascorso il termine di sei mesi. Scaduto tale termine, il ricorso non potrà essere accettato dalla Corte.

 
Contro chi può essere presentato il ricorso?

  • Contro uno o più Stati membri della Convenzione.
  • L’atto o gli atti contestati devono emanare da un’autorità pubblica di questo/questi Stato/Stati (ad esempio da un tribunale o da un’amministrazione pubblica) La Corte non può esaminare le doglianze dirette contro dei singoli o contro delle istituzioni di diritto privato, come le società commerciali.

 
Come si svolge la procedura?

  • La Corte è tenuta anzitutto a pronunciarsi sull’ammissibilità del ricorso che deve soddisfare una serie di requisiti enunciati nella Convenzione. Se questi requisiti non sono soddisfatti, il ricorso sarà dichiarato inammissibile
  • Se il ricorso dichiarato inammissibile, tale decisione ha carattere definitivo ed irrevocabile.
  • Se il ricorso viene dichiarato ammissibile, la Corte incoraggia le parti (il ricorrente e lo Stato interessato) a giungere a un regolamento amichevole. In assenza di regolamento amichevole, la Corte procede all’esame “nel merito” del ricorso, cioè essa giudica se vi è stata o non vi è stata violazione della Convenzione
  • Se la Corte accerta una violazione, può riconoscere una “equa compensazione”, che consiste in un risarcimento economico dei pregiudizi sofferti.

 
Tempistica

  • In considerazione del carico di lavoro attuale, è possibile che la Corte proceda al primo esame del ricorso dopo un anno dalla sua introduzione. Taluni ricorsi possono essere qualificati come urgenti e trattati in via prioritaria, specialmente nel caso in cui ci sia un pericolo imminente che minaccia l’integrità fisica del ricorrente.

 
COMPONENTI E ORGANI
I giudici sono eletti dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa sulla base delle liste di tre candidati proposte da ciascuno Stato. Il mandato, non rinnovabile, è della durata di nove anni.
La Corte si compone di un numero di giudici pari a quello degli Stati membri del Consiglio d’Europa. I giudici eleggono tra loro un Presidente e due Vicepresidenti, con mandato triennale e rieleggibili. I giudici siedono nella Corte a titolo individuale e non rappresentano nessuno Stato.
Nell’esame dei ricorsi, la Corte è assistita da una cancelleria formata essenzialmente da giuristi provenienti da tutti Paesi membri (chiamati anche “referendari”). Questi ultimi sono completamente indipendenti rispetto al loro Paese di provenienza e non rappresentano né i ricorrenti né gli Stati.
La Corte si divide in cinque sezioni, composte tenendo conto dell'equilibrio geografico e dei sistemi giuridici degli Stati componenti. All'interno di ogni sezione sono formati, per un periodo di dodici mesi, dei comitati formati da tre giudici, che hanno il compito di esaminare in via preliminare le questioni sottoposte alla Corte. Con l'introduzione del protocollo n. 14, art. 27 viene istituita la figura di un "giudice unico", il quale può dichiarare irricevibile e cancellare dal ruolo un ricorso in base all'art. 34 della CEDU (ricorsi individuali) quando la decisione può essere adottata senza ulteriore esame; la decisione del Giudice unico è definitiva. La modifica introdotta con questo articolo ha lo scopo di snellire le procedure (in precedenza anche un ricorso manifestamente infondato doveva essere sottoposto al Comitato dei tre giudici, il solo a poter decidere sulla ricevibilità). Se il giudice unico non ritiene di respingere il ricorso, lo trasmette al comitato.
Inoltre vengono formate all'interno di ciascuna sezione delle camere composte da sette giudici che risolvono in via ordinaria i casi presentati davanti alla Corte. La Grande camera, formata dal presidente della Corte, dai vicepresidenti e da altri quattordici giudici per un totale di diciassette membri, esamina i casi complessi.
 
RAPPORTI CON L'UNIONE EUROPEA
Tutti gli stati che compongono l'Ue sono anche membri del Consiglio d'Europa e hanno sottoscritto la Convenzione, ma la Corte di giustizia dell'Unione europea è un organo distinto dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. Per questo, le sentenze dei due organi a priori potrebbero essere contraddittorie; per evitare ciò, la Corte di giustizia fa riferimento alle sentenze della Corte dei diritti dell'uomo e tratta la Convenzione sui diritti dell'uomo come se fosse parte del sistema giuridico dell'Ue. Finora, anche se tutti i suoi membri hanno aderito alla Convenzione, l'Ue di per sé non l'ha fatto perché non aveva competenza per farlo. Tuttavia, l'articolo 6 del trattato di Maastricht impone a tutte le istituzioni dell'Ue di rispettare la Convenzione. In seguito all'entrata in vigore del trattato di Lisbona (1 dicembre 2009) si prevede che l'Ue sottoscriverà la Convenzione. In questo modo la Corte di giustizia sarebbe tenuta al rispetto delle sentenze della Corte dei diritti dell'uomo, e sarebbe risolto il problema del possibile conflitto fra le due corti.
 
NUMERI E STATISTICHE
ECHR in facts and figures 2012
Violations by Article and by respondent State (2012)
Pending application 2013
Violations by Article and by respondent State (1959-2012)
Nel 2012 la Corte ha emesso 1.093 sentenze relative a 1.678 casi presentati. In totale nel 2012 87.879 casi presentati sono stati decisi (nella maggior parte dei casi cioè o è stata dichiarata l'inammissibilità del ricorso oppure la controversia è stata risolta amichevolmente).
Al 31 dicembre 2012 erano circa 128.100 i ricorsi pendenti alla Corte di cui più della metà contro soli quattro Stati: Russia, Turchia, Ucraina e Italia. Nel 2012 quasi la metà delle sentenze emesse hanno riguardato sei Stati: Russia (134), Turchia (123), Romania (79), Polonia (74), Ucraina (71) e Bulgaria (64). Le sentenze emesse riguardanti l'Italia sono 63.
Nell'82% dei casi dichiarati ammissibili la Corte ha accertato almeno una violazione da parte degli Stati. Le violazioni accertate hanno riguardato in un terzo dei casi l'articolo 6 della Convenzione, relativo al giusto processo (sia per quanto riguarda l'equità che la lunghezza del procedimento). Inoltre nel 50% dei casi le violazioni accertate hanno riguardato l'articolo 6 o l'articolo 3 (proibizione delle tortura e dei trattamenti inumani e degradanti). Infine nel 24% dei casi le violazioni hanno riguardato il diritto alla vita o i trattamenti inumani o degradanti (articoli 2 e 3).
 
ITALIA
Profilo del nostro Paese
La Cedu nel 2012 ha analizzato 2.815 ricorsi riguardanti l'Italia. 2.693 sono stati dichiarati inammissibili. Le sentenze emesse sono state 63 (relative a 122 casi), 36 le sentenze hanno riconosciuto almeno una violazione degli articoli della Convenzione. Di queste 16 sono state le violazioni riconosciute riguardo alla lunghezza dei processi e 12 al diritto alla proprietà.
Per quanto riguardo l'arco di tempo 1959-2012 delle 2.229 sentenze riguardanti l'Italia, la Corte ha riconosciuto la violazione di almeno uno degli articoli in 1.687 casi. 56 sentenze hanno invece accertato la non violazione della Convenzione.
In totale dal 1959 al 2012 la Corte ha emesso 15.947 sentenze relative agli Stati membri del Consiglio d'Europa. Tra queste, in 13.324 casi la Corte ha accertato almeno una violazione.
 
GIURISPRUDENZA SULL'ITALIA
GIUSTIZIA E CARCERI
Torregiani and Others v. Italy (08.01.2013)
Il caso riguarda il sovraffollamento delle carceri in Italia.
Violazione dell'articolo 3 (proibizione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti).
La Corte ha deciso di applicare la procedura pilota a causa del numero crescenti di ricorsi presentati contro l'Italia su questo tema.
 
Gaglione and Others v. Italy (21.12.2010)
Ritardo nel pagamento dell'indennizzo previsto dalla legge Pinto che ha introdotto la possibilità di richiedere un'equa riparazione per il danno, patrimoniale o non patrimoniale, subito per l'irragionevole durata di un processo (ritardo di almeno 19 mesi nel 65% dei casi).
Violazione dell'articolo 6 (diritto a un giusto processo di durata ragionevole) e articolo 1 del Protocollo n. 1(protezione della proprietà).
La Corte ha osservato la diffusione del problema nell'applicazione della legge Pinto (nel dicembre 2010 più di 3900 casi pendenti alla Corte riguardavano tra le altre cose la compensazione prevista dalla legge Pinto). La Corte ha ritenuto che sia necessaria una misura generale da parte dell'Italia per garantire l'applicazione delle legge. Scordino v. Italy (n. 1 29.03.2006) Efficacia della legge Pinto. Violazione dell'articolo 6 (diritto a un giusto processo di durata ragionevole) e articolo 1 del Protocollo n. 1(protezione della proprietà). Simaldone v. Italy (31.03.2009) Ritardo nel pagamento della compensazione prevista dalla legge Pinto. Violazione dell'articolo 6 (diritto a un giusto processo di durata ragionevole) e articolo 1 del Protocollo n. 1(protezione della proprietà).
 
MIGRANTI
Saadi v. Italy (28.02.2008)
Decisione di deportare il ricorrente in Tunisia dove il ricorrente dichiarava di essere stato procesato in sua assenza per terrorismo.
Violazione dell'articolo 3 (proibizione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti) se la deportazione fosse stata compiuta.
 
Hirsi Jamaa and Others v. Italy (23.02.2012)
Il caso riguarda migranti Somali ed Eritrei provenienti dalla Libia, intercettati dalle autorità italiane e riportati in Libia. Violazione dell'articolo 3 (proibizione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti) perché i ricorrenti sono stati esposti al rischio di maltrattamenti in Libia e al rimpatrio in Somalia o Eritrea.
Violazione dell'articolo 4 del Protocollo n. 4 (proibizione delle espulsioni collettive) violazione dell'articolo 13 (Diritto a un ricorso effettivo) per i ricorrenti non hanno potuto esprimere le loro obiezioni a un tribunale competente prima che la deportazione fosse messa in atto.
 
ALTRI CASI
Guerra and Others v. Italy (19.02.1998)
Le autorità italiane non hanno dato sufficienti informazioni ai ricorrenti circa i rischi e i comportamenti da assumere in caso di un incedente in una fabbrica chimica classificata ad alto rischio.
Violazione dell'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare)
 
Lautsi v. Italy
Il caso riguarda il crocifisso nelle scuole pubbliche. Nessuna violazione dell'articolo 2 (diritto all'istruzione)
 
Ada Rossi and Others v. Italy (22.12.2008 - decisione sull'ammissibilità)
Autorizzazione alla sospensione della nutrizione e idratazione di una persona in stato vegetativo persistente. Ricorso dichiarato inammissibile perché il ricorrente non poteva dichiarare di essere vittima delle violazioni.
 
LA CONVENZIONE EUROPEA SUI DIRITTI DELL'UOMO
Testo completo della Convenzione europea sui diritti dell'uomo
 
Sommario:
ARTICOLO 1 Obbligo di rispettare i diritti dell’uomo
TITOLO I - DIRITTI E LIBERTÀ
ARTICOLO 2 Diritto alla vita
ARTICOLO 3 Proibizione della tortura
ARTICOLO 4 Proibizione della schiavitù e del lavoro forzato
ARTICOLO 5 Diritto alla libertà e alla sicurezza
ARTICOLO 6 Diritto a un equo processo
ARTICOLO 7 Nulla poena sine lege
ARTICOLO 8 Diritto al rispetto della vita privata e familiare
ARTICOLO 9 Libertà di pensiero, di coscienza e di religione
ARTICOLO 10 Libertà di espressione
ARTICOLO 11 Libertà di riunione e di associazione
ARTICOLO 12 Diritto al matrimonio
ARTICOLO 13 Diritto a un ricorso effettivo
ARTICOLO 14 Divieto di discriminazione
ARTICOLO 15 Deroga in caso di stato d’urgenza
ARTICOLO 16 Restrizioni all’attività politica degli stranieri
ARTICOLO 17 Divieto dell’abuso di diritto
ARTICOLO 18 Limite all’applicazione delle restrizioni ai diritti
 
TITOLO II CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO
artt-19-59 - istituzione, composizione e funzionamento della Corte
 
Protocolli addizionali
Protocollo addizionale (Parigi, 20.III.1952):
ARTICOLO 1 Protezione della proprietà
ARTICOLO 2 Diritto all’istruzione
ARTICOLO 3 Diritto a libere elezioni
 
Protocollo no 4 (Strasburgo, 16.IX.1963):
ARTICOLO 1 Divieto di imprigionamento per debiti
ARTICOLO 2 Libertà di circolazione
ARTICOLO 3 Divieto di espulsione dei cittadini
ARTICOLO 4 Divieto di espulsioni collettive di stranieri
 
Protocollo no 6 (Strasburgo, 28.IV.1983)
ARTICOLO 1 Abolizione della pena di morte
ARTICOLO 2 Pena di morte in tempo di guerra
 
Protocollo no 7 (Strasburgo, 22.XI.1984):
ARTICOLO 1 Garanzie procedurali in caso di espulsione di stranieri
ARTICOLO 2 Diritto a un doppio grado di giudizio in materia penale
ARTICOLO 3 Diritto di risarcimento in caso di errore giudiziario
ARTICOLO 4 Diritto di non essere giudicato o punito due volte
ARTICOLO 5 Parità tra i coniugi Protocollo no 12 (Roma, 4.XI.2000)
ARTICOLO 1 Divieto generale di discriminazione Protocollo no 13 (Vilnius, 3.V.2002)
ARTICOLO 1 Abolizione della pena di morte
 
LINK E MATERIALI
Sito ufficiale
La Convenzione europea sui diritti dell'uomo
La Corte Edu in 50 domande
La Corte in breve
Domande e risposte sulla Corte
ECHR in facts and figures 2012
Statistiche
Analysis of statistics 2012
Pending applications allocated to a judicial formation 31/11/2013
Violations by Article and by respondent State (2012)
Italy fact sheet (numeri e giurisprudenza sull'Italia)
 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
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