La parola ai sordi: quando la disabilità divide

Scheda

Autori:
Diana Orefice
Filippo Poltronieri
Credits:
Lucia BRASINI, Fiadda
Antonio COTURA, Fiadda
Tiziana GULLI, Silis
Marcello CARDARELLI, Anios
Raffaele PUZIO, Fiadda
Mattia LIGUORI, Fiadda
Giorgio PAGLIARI, Pd
Francesco RUSSO, Pd
Susanna DI PIETRA, Coda
Valeria COTURA, Fiadda
Data: 15 giugno, 2016 - 15:07

Quando si tratta di difendere i diritti delle minoranze, l'unione fa la forza. Ma nel mondo delle persone sorde, invece, un dibattito storico rallenta da decenni l'iter di una legge sul riconoscimento ufficiale della Lis, la lingua dei segni italiana. Uno strumento di comunicazione sostenuto anche dalla Convenzione Onu sul diritto alle persone con disabilità, ma che in Italia non trova il favore di una parte dei non udenti. Lo scontro, quindi, è soprattutto interno: persone sorde segnanti da una parte e oraliste dall'altra.

I “segnanti” sono quelli che per comunicare usano a lingua dei segni. Guai a chiamarli gesti: la Lis è una vera e propria lingua, come l'italiano o lo spagnolo, con una propria struttura morfologica e sintattica. Ad esempio, è basata non sull'ordine soggetto-verbo-oggetto, ma soggetto-oggetto-verbo, come il latino, la lingua basca e quella giapponese. Ogni segno è una parola e ha delle componenti manuali e delle componenti non manuali, come l'espressione facciale e la postura. I sordi segnanti sono quindi bilingui: a scuola imparano l'italiano, ma considerano la Lis la propria lingua madre, riconoscendosi così in una minoranza linguistica ed etnica.

Gli “oralisti” sono più “invisibili”, perché parlano con la lingua italiana verbale, come un udente. Per sentire, indossano protesi o impianti cocleari, cioè orecchi elettronici, e in alcuni casi si aiutano leggendo il labiale o i sottotitoli. Per intraprendere la strada dell'oralismo, è necessario individuare presto la sordità nei bambini, per poterli avviare subito alla percezione del suono e alla logopedia, necessaria per aiutarli a riprodurre fonemi che non hanno sentito dalla nascita. Questa corrente è rappresentata principalmente dalla Fiadda onlus, Famiglie italiane associate per la difesa dei diritti delle persone audiolese.

La divisione tra oralisti e segnanti è il motivo per cui l'Italia, con il Lussemburgo, è l'ultimo paese in Europa a dover ancora riconoscere ufficialmente una lingua dei segni nazionale. Gli oralisti, infatti, temono che la Lis si trasformi da strumento di comunicazione a motivo di isolamento. I segnanti vorrebbero servizi di interpretariato in Lis, mentre gli oralisti sperano in un approccio più universale, fatto di ricerca scientifica e sottotitoli in italiano. La Fiadda critica anche il ruolo degli interpreti, riuniti nell'Anios, l'Associazione interpreti della lingua dei segni italiana, che avrebbe degli interessi economici di un riconoscimento ufficiale della Lis. “Se esiste la lobby degli interpreti – commenta però il senatore del Pd Giorgio Pagliari – esiste anche la lobby degli strumenti di supporto audiovisivo”.

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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