Atac: (dis)servizio pubblico

Scheda

Autori:
Sonia Ricci - Twitter: @ricci_sonia
Daniela Sala - Twitter: @alasaleinad
Credits:
Interviste a: Antonello Aurigemma, assessore alla Mobilità di Roma Capitale; Luca Avarello, Agenzia Roma servizi per la mobilità; Antonio Cassano, direttore generale Atac Spa; Alessandro Scarpa e Simone Ruggeri, C.O.A.L.A.; Claudio Comisso, Gruppo Atac; Fabio Rosati, Centro studi mobilità Roberto Cortese, Usb trasporti; Gianluca Donati, Fit-Cisl.
Data: 14 dicembre, 2012 - 16:42

Mezzi che hanno un quarto di secolo, mancata manutenzione, pochi autisti, ferie non concesse, tanti debiti e investimenti al minimo. Ovvero Atac, la concessionaria del trasporto pubblico locale della Capitale. E inevitabilmente ogni giorno la mala-gestione si traduce in infinite attese alle fermate e guasti alle linee metro, un servizio carente frutto di imprevisti all'ordine del giorno. Il tutto ai danni dei cittadini.

GLI AUTOFERROTRANVIERI

L'Agenzia per il controllo delle municipalizzate conteggia in circa 10mila unità il personale operativo di Atac su un totale di 12mila dipendenti. Gli autisti veri e propri però sono circa 6mila, almeno 2mila in meno del necessario. Tanto che le ferie arretrate e non concesse (anche tra i 30 e i 40 giorni) sono una costante. Ma l'azienda non assume, “non ci sono i soldi” (un ritornello questo che ritorna sempre). Un accordo tra azienda e sindacati prevede il blocco delle assunzioni fino al 2015, così ad agosto per poter mandare in ferie i dipendenti l'azienda deve assumere un centinaio di interinali. Il 19 ottobre scorso gli interinali si sono ritrovati di fronte alla sede dell'Atac per chiedere un rinnovo del contratto, che non c’è stato. Oltre ai problemi legati al contratto di lavoro, molti tra gli interinali raccontano condizioni di lavoro critiche: turni diversi ogni giorno, orario di lavoro comunicato con neanche un giorno di anticipo e continui cambi di linea, che significa doversi ricordare anche 60 percorsi diversi. Il tutto dopo un periodo di formazione di pochi giorni, quando prima di ricoprire la stessa mansione un dipendente impiega circa due mesi tra corsi e affiancamento.

 

IL SINDACATO

I sindacati in Atac non solo hanno finora fatto poco o nulla a favore dei lavoratori e del servizio, ma sono stati in pieno travolti dallo scandalo Parentopoli. Dalla sfiducia verso il sindacato tradizionale sono nati due gruppi autonomi di autoferrotranvieri: Gruppo Atac e Coala. Più che sindacati sono associazioni tanto che molti degli aderenti hanno conservato la propria tessera sindacale.

 

GLI AUTOBUS E I TRAM

Secondo un dossier presentato dal gruppo Pd in Campidoglio, dal 2007 al 2011 i guasti ai mezzi sono aumentati del 70%, con una percentuale del 17,8% e 2011 e con punte ad agosto e a settembre del 42-43%, quasi un autobus su 2. guasti che si traducono inevitabilmente in corse perse: se nell’anno 2010 le corse perse risultavano 123.863, da gennaio a settembre di quest’anno sono diventate 145.928. Le cause sono sempre le solite: età dei mezzi, mancata manutenzione, insufficienza organica. Atac e Assessorato si scusano e rispondono che la colpa è dei soldi che non ci sono.

 

 

POCHE RISORSE, TANTI DEBITI

I manifesti recentemente affissi dall'azienda lasciano intendere che con il carburante alle stelle e i tagli, i cittadini dovrebbero ringraziare che le cose non vadano persino peggio. D’altra parte però Atac non è nuova a scandali relativi alla mala gestione.

La già ricordata inchiesta Parentopoli è partita nel 2010 a causa di centinaia di assunzioni sospette e strapagate, 854 in tutto. Le indagini sono state chiuse a fine settembre, con otto indagati e con l'accertamento di circa quarantuno assunzioni a chiamata diretta.

Inoltre i soldi mancano ma l'azienda esternalizza, appaltando i servizi di manutenzione, e non solo, a privati esterni. Appalti non sempre trasparenti: il 12 dicembre scorso è stata aperta una nuova inchiesta relativa a un appalto per le pulizie, assegnato per 95 milioni di euro. Un bando da capogiro, che ha spinto persino il nuovo amministratore delegato, Roberto Diacetti, a nominare una commissione esterna di verifica per questa e altre commesse. Nonostante la risposta positiva della commissione, il cda di Atac ha inoltrato il tutto alla procura di Roma. L'ipotesi di reato è di turbativa d’asta, per ora senza iscritti al registro degli indagati. Stessa cosa è successo per altri appalti assegnati da Atac, quaranta in tutto, per i quali Diacetti ha chiesto una commissione esterna di indagine per verificare la correttezza delle procedure.

 

 

AFFIDAMENTO IN HOUSE E CONTRATTO DI SERVIZIO

L’Assemblea capitolina ha approvato il 15 novembre scorso la delibera con la quale si conferma l'affidamento in house del trasporto pubblico ad Atac per altri sette anni, fino al 2019.

Nel 2010 Atac Spa ha chiuso il bilancio con un buco di quasi 320 milioni di euro, in netto peggioramento rispetto al 2009. Nel 2011 Atac ha invece chiuso con un debito di 170 milioni.

Il raggiungimento del pareggio è previsto per il 2015 e, sempre secondo una raccomandazione dell'Agenzia per il controllo delle municipalizzate, il pareggio dovrebbe essere raggiunto grazie a una politica di investimenti e di miglioramento del servizio. Finora, però, l'unico provvedimento evidente è stato l’aumento del biglietto del 50% a maggio scorso, da 1 euro a 1,50.

Il servizio di Tpl di Atac è regolato dal Contratto di Servizio che stabilisce gli obblighi di servizio pubblico che l’azienda deve adempiere, in pratica il numero minimo di chilometri che è tenuta a garantire. Atac è tenuta a rendere noti annualmente questi obblighi e i risultati raggiunti attraverso la “Carta dei servizi”. Stando ai numeri pubblicati, la municipalizzata avrebbe performance invidiabili. I risultati in evidenza però sono in realtà calcolati, come si legge in nota a pagina 30, sulla base degli obiettivi prefissati. In parole povere e tanto per fare un esempio, quando Atac scrive che il livello di regolarità delle corse è del 99,55% (pagina 30) significa che su un obiettivo di corse effettuate rispetto alle corse programmate del 96% Atac fa qualcosina in meno.

Tradotto: ogni 20 autobus uno molto probabilmente non passa.

A proposito poi del mancato rispetto del contratto di servizio, nell'ultima pagina della carta dei servizi si legge che: “In caso di disservizi non è previsto un sistema di rimborso a favore del singolo cittadino, ma a fronte del mancato raggiungimento degli standard di servizio concordati per l’anno, il Comune di Roma impone ad Atac penalità economiche e le risorse, così recuperate, vengono reinvestite dall’Amministrazione comunale a vantaggio dell’intera collettività”.

In realtà si tratta però di una sanzione indiretta, per cui anziché ricevere l'intero importo previsto dal Contratto Atac prende riceve solo una somma leggermente inferiore. A vigilare è l’Agenzia della mobilità che agisce come tramite e alle dipendenze del Dipartimento mobilità dell’assessorato.

Insomma il Comune eroga i fondi ad Atac per il servizio pubblico e il Comune stesso sarebbe tenuto a multare Atac e a reinvestire, in caso di disservizio, i fondi messi a disposizione dal Comune stesso.

“I cittadini possono stare tranquilli, grazie a un sistema di regole trasparenti”, dice Luca Avarello, dirigente di Agenzia Roma Servizi per la Mobilità. Resta però da chiedersi che interesse possa mai avere il pubblico a controllare e soprattutto multare se stesso. Tanto che le sanzioni comminate a Roma Tpl sono ben diverse.

 

RIORGANIZZAZIONE DI ATAC

L'Agenzia per il Controllo e la Qualità dei Servizi Pubblici Locali del Comune di Roma spiega, in un report datato gennaio 2012, che la situazione delle società che operano nel comparto trasporto pubblico della capitale versano in uno stato tanto critico da rendere necessaria una riorganizzazione complessiva dell'assetto societario. Riorganizzazione che ha determinato la nascita di Atac Spa, frutto della fusione di Metro e Trambus e che ha riportato sotto il controllo diretto del Comune Atac Patrimonio, il ramo d'azienda che si occupa della gestione finanziaria e degli immobili. Oggi a Roma la rete di trasporto pubblico è affidata a due gestori: Atac e Roma Tpl.

Roma Tpl rappresenta un consorzio di aziende private, mentre Atac è il gestore pubblico, di proprietà del Comune.

Roma Tpl che come Atac stipula un contratto di servizio con Roma Capitale, è nata l'1 giugno 2011. È una società consortile a responsabilità limitata il cui capitale è diviso equamente tra Apm (azienda perugina di mobilità), Cotri (insieme di alcune tra le più importanti imprese private del Lazio) e Vtm Marozzi (Gruppo Vinella). La società conta circa 450 autobus, 1900 dipendenti e 83 linee in servizio.

 

 

INVESTIMENTI E PIANI DELLA MOBILITA'

Sul fatto che manchino i soldi tutti concordano, ma Athos De Luca, capogruppo Pd in Campidoglio, accusa il Governo di Roma di avere colpevolmente incentivato il trasporto privato a discapito del pubblico. Antonello Aurigemma, assessore alla Mobilità, ribatte che sono critiche infondate.

Ad ogni modo il 25 ottobre l’Agenzia della mobilità ha presentato il rapporto Ferrotranviario 1.0, un progetto da 2 miliardi di euro. Nella prefazione del rapporto, Massimo Tabacchiera, presidente di Roma servizi per la mobilità, scrive: “Con i nuovi servizi che lo scenario strategico individua, grazie a importanti miglioramenti infrastrutturali l’aumento dell’offerta di mobilità è fissato a quota 60%, da ottenere con investimenti pari a 2 miliardi di euro la cui copertura con risorse pubbliche è già in parte individuata". Quante e dove siano state individuate queste risorse non si sa, visto che Aurigemma conferma che i soldi in cassa non ci sono.

Se è vero che la mobilità romana è complicata va però ricordato che tutti i piani attuali, compreso il rapporto Ferrotranviario 1.0, si innestano su un documento di riferimento, il Piano Generale del Traffico Urbano (Pgtu) è vecchio di 13 anni ed è da ritenersi, scrive l’Agenzia per il Controllo dei servizi pubblici, “largamente superato dall’evoluzione urbana” (pagina 40 della relazione annuale 2011-2012).

L’Amministrazione capitolina ha approvato nel 2010 un nuovo documento d’indirizzo generale il Piano Strategico per la Mobilità Sostenibile che richiama alcuni elementi essenziali del Piano urbano della mobilità, su cui s’innesta inoltre il Rapporto Ferrotranviario 1.0, un piano che come si è detto è destinato, per ora, a rimanere una teoria.

Twitter: @alasaleinad e @ricci_sonia 

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