Il Governo chiede suggerimenti sulla riforma della Giustizia. Arrivano le ricette della Banca Mondiale

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Maggiori informazioni sul sito http://italian.doingbusiness.org
Data: 14 novembre, 2012 - 15:10

Nel "Doing Business in Italy 2013" l'urgenza della riforma della giustizia civile in Italia. Il  nostro Paese si collocherebbe al 155° posto su una lista di 185 Paesi (migliori di noi la Sierra Leone, il Malawi, l'Iraq e la Bolivia). Le modifiche applicabili all'ordinamento corrente, adottate in altri Paesi con criticità simili a quelle italiane. E' la prima volta che un Paese del G7 chiede una consulenza di questo tipo.

"Doing Business" è il nome di un progetto decennale della Banca Mondiale che mira a misurare l'efficienza delle regolamentazioni d'impresa nazionali attraverso indicatori costruiti secondo una metodologia standard e "benchmarking", che permette cioè di effettuare comparazioni "ceteris paribus" tra i Paesi nel mondo.

Il rapporto "Doing Business in Italy 2013" pubblicato quest'oggi analizza l'efficienza delle regolamentazioni d'impresa in tredici città (Bari, Bologna, Cagliari, Campobasso, Catanzaro, L'Aquila, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Potenza, Roma e Torino) e sette porti italiani (Cagliari, Catania, Genova, Gioia Tauro, Napoli, Taranto e Trieste). Lo studio costituisce una versione più approfondita del più generale rapporto "Doing Business" e, oltre a descrivere i diversi ostacoli e le opportunità che i piccoli e medi imprenditori debbono affrontare a seconda di dove siano localizzati, permette anche la comparazione delle regolamentazioni con altre 350 città nel mondo (analizzate in altri rapporti "subnazionali"). Una simile analisi, prima nel suo genere in un paese del G7, è stata avviata su iniziativa di Biagio Bossone, responsabile del Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica (DIPE) della Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana, che ha anche provveduto  a finanziare l'intero progetto.

Avendo la Banca Mondiale individuato da tempo come centrale per lo sviluppo del tessuto produttivo di un paese la rapidità e l'efficienza della giustizia civile, Doing Business misura con un indicatore specifico anche l'efficienza del sistema giudiziario di un paese in questo ambito. Nella fattispecie, il rapporto analizza i costi (rappresentati dal costo dell'avvocato, dalle spese processuali del giudizio e dal costo per l'esecuzione della sentenza), i tempi e le fasi processuali necessarie per dirimere una disputa commerciale presso un tribunale locale.

Nelle tredici città esaminate, la risoluzione di una controversia commerciale "standard" (secondo quanto definito dalla metodologia Doing Business) richiede in media 41 fasi processuali, per una durata di 1400 giorni ed un costo complessivo pari al 26,2% del valore della controversia stessa. "La performance di queste città è ben al di sotto di quella degli altri Paesi dell'Unione Europea", si legge nel rapporto, "dove la media è di 32 fasi processuali e 547 giorni" ed il costo risulta "pari al 21,5% del valore della controversia". Inoltre, includendo il valore medio delle performance delle tredici città italiane nella classifica globale Doing Business, l'Italia si collocherebbe al 155° posto su una lista di 185 Paesi (migliori di noi, per citarne solo alcuni, la Sierra Leone, il Malawi, l'Iraq, la Bolivia).

Come detto, tuttavia, l'analisi riportata nel rapporto permette di enucleare le differenze esistenti tra diverse realtà del Paese. Così a Torino una disputa sarà risolvibile in "soli" 855 giorni ad un costo del 22,3% del valore della controversia, mentre a Bari, ad esempio, saranno necessari 2022 giorni per la risoluzione del medesimo contenzioso, ad un costo pari al 34,1% del valore dello stesso. Lo stesso tipo di processo, di contro, durerebbe 390 giorni in Francia, 394 in Germania e 510 in Spagna: anche nella città più efficiente d'Italia, dunque, i tempi della giustizia supererebbero di gran lunga quelli registrati in altre città d'Europa.

L'urgenza di una riforma della giustizia civile in Italia è sottolineata a più riprese nel rapporto, nel quale vengono indicate una serie di modifiche applicabili all'ordinamento corrente le quali, adottate in altri Paesi con criticità simili a quelle italiane, hanno di recente condotto ad ottimi risultati. Tra queste troviamo la promozione di nuovi sistemi di gestione delle cause, il monitoraggio delle attività dei magistrati, l'introduzione di leggi ad hoc che disciplinino la riduzione della cause in arretrato, la promozione del processo telematico e la specializzazione dei tribunali.

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IL CAPITOLO DEL RAPPORTO DEDICATO ALLA GIUSTIZIA

RISOLUZIONE DI DISPUTE COMMERCIALI

“Nella sola Milano ci siano tanti avvocati quanti in tutta la Francia” è un luogo comune spesso citato  dagli italiani e, in effetti, in Italia gli avvocati sono quattro volte più numerosi che in Francia. Tale abbondanza potrebbe essere tra le cause della maggiore litigiosità riscontrata in Italia rispetto ai paesi vicini. I tribunali italiani di primo grado ricevono il 60% in più di nuove cause civili rispetto agli omologhi francesi ed il numero di cause pendenti è tre volte superiore a quello della Francia.[1] Non sorprende che l'elevato numero di casi da esaminare vada di pari passo con i tempi troppo dilatati.

PERCHÉ È IMPORTANTE RISOLVERE RAPIDAMENTE LE DISPUTE COMMERCIALI?

L’efficace composizione delle controversie commerciali può arrecare molti vantaggi. L’attività dei tribunali è importante per gli imprenditori in quanto li supporta nell’interpretazione delle norme che disciplinano il mercato e nella tutela dei loro diritti di proprietà. Tribunali efficienti e trasparenti, inoltre, incoraggiano la costituzione di nuove relazioni commerciali, poiché le imprese sanno di potervi contare in caso di mancato pagamento da parte di un nuovo cliente. La velocità dei processi, infine, è decisiva per le piccole imprese, dal momento che queste potrebbero non avere risorse sufficienti per mandare avanti la propria attività mentre sono in attesa dell’esito di un lungo contenzioso.

Uno studio condotto su ventisette circoscrizioni giudiziarie italiane ha rilevato che, a parità di condizioni, dove il numero di processi pendenti è relativamente elevato, c'è minore disponibilità di credito, il tasso d'interesse medio è più alto e il tasso d’inadempimento è maggiore.[2] Confartigianato, la confederazione italiana dell’artigianato, stima che nel 2007 le lungaggini dei procedimenti civili sono costate alle aziende €2,3 miliardi .[3] Un altro studio svolto nell’Europa Orientale ha dimostrato che le riforme in altri ambiti, come ad esempio nel settore dei diritti creditori, contribuiscono ad aumentare il credito bancario solo se le dispute commerciali possono essere risolte nei tribunali.[4]

CHE COSA MISURA L'INDICATORE SULLA RISOLUZIONE DI DISPUTE COMMERCIALI?

Doing Business misura i tempi, i costi e la complessità processuale relativi alla risoluzione di controversie commerciali tra due aziende locali. Il contenzioso riguarda l’inadempimento di un contratto di vendita per un valore pari al doppio del reddito pro capite del Paese. Ilcase study parte dal presupposto che un tribunale competente si occupi dei dibattimenti nel merito e che un esperto fornisca un parere sulla qualità della merce oggetto del contenzioso (tale ipotesi permette di distinguere la causa da una controversia relativa alla semplice riscossione dei crediti). I tempi, i costi e le fasi processuali sono valutati secondo la prospettiva dell’imprenditore (l’attore) che ha deferito una causa “standard” ai tribunali locali (figura 6.1).

COME FUNZIONA LA RISOLUZIONE DELLE DISPUTE COMMERCIALI IN ITALIA?

Nelle tredici città oggetto di studio la risoluzione di una disputa commerciale richiede in media 41 fasi processuali, per una durata totale di 1400 giorni ed un costo complessivo pari al 26,2% del valore della controversia. La performance di queste città è ben al di sotto di quella degli altri Paesi dell’Unione Europea, dove la media è di 32 fasi processuali e 547 giorni, pari al 21,5% del valore della controversia (figura 6.2); inoltre, se il valore medio delle performance registrate nelle tredici città italiane venisse incluso nella classifica globale Doing Business, si collocherebbe al 155° posto su un totale di 185 Paesi.Ad ogni modo tra le varie città permangono numerose differenze: ad esempio, risolvere una disputa commerciale è più facile a Torino – 855 giorni per il 22,3% del valore della controversia (tabella 6.1) – che a Bari, dove i tempi sono quasi il doppio rispetto alla media e il costo è più elevato: 2022 giorni e 34,1%.

 

 

 

L’ordinamento giuridico italiano è basato su fonti di diritto civile e la competenza dei tribunali viene determinata in funzione del valore della controversia: le cause con valore superiore a €5.000 sono trattate dai tribunali di primo grado, mentre quelle con valore inferiore sono di competenza dei giudici di pace. Non c’è distinzione tra il diritto commerciale e il diritto civile perché gli ordinamenti sono stati uniti nel 1942 e non esistono tribunali né sezioni specializzate in diritto commerciale.[5] Le fasi processuali da intraprendere per completare un procedimento ordinario sono 41[6] in tutti i tribunali, giacché questi sono regolamentati dal medesimo corpo di leggi. Tuttavia, sebbene le regole di diritto siano le stesse in tutte le città, l’amministrazione di ciascun tribunale varia in quanto rientra tra le mansioni specifiche di ogni presidente.

I tempi per la risoluzione delle dispute commerciali in Italia sono lunghi. I 1210 giorni necessaria Roma fanno sì che il Paese si posizioni tra i 20 peggiori Paesi tra i 185 analizzati da Doing Business e che sia migliore – tra i Paesi dell’UE – solo della Slovenia. Per lo stesso tipo di processo sono necessari 390 giorni in Francia, 394 giorni in Germania e 510 giorni in Spagna. Eppure, anche in questo caso la situazione in Italia è molto variegata, giacché si passa dagli 855 giorni di Torino ai 2022 giorni di Bari (figura 6.3). La maggior parte dei ritardi si verifica durante la fase di dibattimento, che può durare da un minimo di circa 2 anni – a Torino – fino ad un massimo di 4 –a Bari. L’ostacolo maggiore è costituito dal rinvio dell'ultima udienza: infatti, sebbene dopo questa fase processuale la legge imponga ai giudici un limite temporale per l’emissione della sentenza, gli stessi debbono deliberare contemporaneamente su numerosi casi e, potendo ricorrere ad uno scarso supporto amministrativo, sono solitamente obbligati a rinviare l’ultima udienza per un periodo che varia da 5 mesi a 3 anni. Anche l’esecuzione della sentenza richiede molto tempo. L’attore, infatti, deve intentare un procedimento separato (processo di esecuzione mobiliare), mentre le vendite pubbliche sono semi-privatizzate attraverso l’esercizio di professionisti abilitati supervisionati da appositi enti pubblici (Istituti Vendite Giudiziarie).[7]

L’Articolo 6 della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo stabilisce che ogni persona ha diritto a un processo equo entro “tempi ragionevoli”, definiti pari a tre anni dalla giurisprudenza italiana. Nel 2008, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha riscontrato 53 violazioni dell’Articolo 6 da parte dell’Italia per procedimenti troppo lunghi e soltanto la Turchia ha fatto registrare un numero di violazioni superiore.[8] Nel 2001 l’Italia ha approvato la Legge Pinto, che ha introdotto il diritto di presentare reclamo in caso di violazione del termine ragionevole del processo.[9], senza però condurre ad una reale soluzione del problema, giacché con la sola eccezione di Torino, i processi civili nel Paese durano ancora più di tre anni. A seguito dei numerosi reclami, la Pubblica Amministrazione italiana è stata inoltre condannata a pagare più di 300 milioni di euro di risarcimenti per il periodo compreso tra il 2001 e il 2009.[10]

L’eccessiva durata dei processi potrebbe essere ascrivibile al maggior numero di cause trattate dai giudici italiani rispetto ai colleghi europei: ad esempio, nel 2008 in Italia il totale delle cause civili e commerciali per giudice era superiore del 55% rispetto alla Francia e del 39% rispetto alla Spagna.[11]  Ma allo stesso tempo è anche importante valutare come ogni tribunale sia in grado di gestire le proprie cause e gli arretrati giudiziari. Nel 2001 il Presidente del tribunale di Torino ha lanciato il Programma Strasburgo, un piano ambizioso volto alla riduzione degli arretrati e all’eliminazione di tutte le cause non concluse dopo tre o più anni. Il presidente ha impartito tre principali direttive ai giudici e ai cancellieri: 1) dare priorità alle cause iscritte a ruolo da più tempo , 2) classificare ed etichettare fisicamente tutti i fascicoli (targatura) in base alla data di avvio del procedimento, e 3) seguire la strategia “first in, first out” (primo fascicolo a entrare, primo a uscire). Il Presidente ha inoltre stilato un decalogo di venti linee guida per incoraggiare i giudici ad assumere un ruolo attivo durante i procedimenti. Queste promuovono l’adozione di sentenze brevi e concise, la definizione di un calendario del procedimento da stabilirsi durante la prima udienza, l’inammissibilità dei rinvii privi di fondamento, rinvii più brevi e udienze verbali da preferirsi allo scambio di memorie. Inoltre, anche la definizione di obiettivi individuali ed il monitoraggiodella perfomance dei giudici può condurre a risultati positivi. Grazie all’introduzione di queste buone pratiche, nel 2010 i casi più vecchi di tre anni rappresentavano solo il 5% di tutte le cause del tribunale del capoluogo piemontese. L’esempio di Torino non è passato inosservato: nel luglio 2011 il Ministero della Giustizia ha deciso di replicarne la strategia e ha ordinato a tutti i tribunali di presentare un piano per la riduzione degli arretrati giudiziari.[12]

L’ultima iniziativa per migliorare il sistema processuale italiano è stata introdotta nel 2012 e ha dato ordine di istituire i tribunali delle imprese, specializzati in normative aziendali, anti-trust, proprietà intellettuale e appalti pubblici.[13] Attualmente, inoltre, il legislatore sta discutendo se avvaire una riforma della magistratura ed eliminare i tribunali minori.

Anche i singoli tribunali stanno sperimentando in prima persona nuove soluzioni per ridurre i ritardi. Il Tribunale di Napoli è stato riorganizzato nel 2009, separando la giurisdizioni penale da quella civile e aumentando la specializzazione di ogni sezione ratione materiae. Milano sta adottando tecnologie telematiche , come ad esempio servizi di comunicazione online e sistemi di presentazione di documenti in formato digitale per entrambe le parti (riquadro 6.1). Per far fronte alla scarsità di personale, molti tribunali stanno assumendo praticanti al fine di affiancare i giudici nell’istituzione e nella gestione delle cause.

Il costo della risoluzione di una disputa commerciale nelle città oggetto d’analisi è pari, in media, al 26,2% del valore della controversia – uno dei più elevati nell’Unione Europea. A titolo comparativo, la risoluzione di una disputa rappresenta il 9,7% del valore della controversia in Lussemburgo, il 14,4% in Germania e il 17,4% in Francia (figura 6.5). In Italia gli onorari legali sono la componente che pesa maggiormente sul costo – 17,2% del valore della controversia – e sono notevolmente più cari che in Germania (6,6%), Francia (10,7%) e Spagna (12,7%). Fino a poco tempo fa le parcelle degli avvocati erano soggette a un tariffario professionale nazionale, eliminato per legge nel marzo 2012[14], ma gli effetti di questo cambiamento non sono ancora misurabili. Tuttavia, anche applicando il tariffario professionale, gli onorari variano significativamente a secondo della regione.[15] Le spese processuali sono regolamentate a livello nazionale dal Ministero della Giustizia e applicate in modo omogeneo e non risultano dunque particolari differenze quanto a spese processuali e costi di risoluzione delle controversie.

IL TRIBUNALE DI MILANO E L'USO DELLE TECNOLOGIE TELEMATICHE

Nonostante i tribunali italiani dispongano di un registro online o del PolisWeb, che consente agli avvocati di monitorare l’avanzamento dei propri casi via internet, non tutti ricorrono in egual misura alle soluzioni telematiche. Il Ministero della Giustizia ha sviluppato per i giudici uno specifico software, Consolle del Magistrato o  MAG Office, affinché questi possano gestire attivamente le cause di loro competenza. Il programma, tuttavia, non è ancora diffusamente utilizzato ed in alcuni tribunali, come a Potenza, i giudici chiedono ai cancellieri di utilizzare questo sistema perché non sono in grado di accedervi.
Il Tribunale milanese è il più all’avanguardia nell’uso delle procedure informatiche. Nel 2006 lanciò assieme ad altri cinque fori il progetto pilota del processo civile telematico per i decreti ingiuntivi e nel 2011 a Milano il 62% di questi veniva inoltrato online (percentuale più alta di tutta Italia). Dall’introduzione del nuovo sistema, i tempi per ottenere un decreto ingiuntivo sono scesi da 50 giorni ad appena 15 giorni, alleggerendo notevolmente il carico di lavoro di un tribunale molto oberato: solo nel 2011, sono stati emessi 42.256 decreti ingiuntivi e gestiti 59.062 processi civili ordinari.1
Il Foro di Milano è stato anche il primo tribunale italiano a offrire servizi telematici per le comunicazioni tra le parti. Dal 2010, tutte le comunicazioni dal Tribunale alle parti sono trasmesse via e-mail, i giudici milanesi emettono decreti ingiuntivi e sentenze online ed è  attualmenteìin fase pilota un progetto di e-filing per la presentazione digitale di documenti processuali da parte degli avvocati. Si stima che i processi telematici abbiano fatto risparmiare al Tribunale di Milano un milione di euro all’anno, senza contare i risparmi in termini di tempo. Tuttavia, l’introduzione del processo civile telematico non si limita all’adozione di nuove tecnologie: infatti, il Ministero della Giustizia ed il Tribunale di Milano hanno destinato un ammontare significativo di risorse per la formazione di giudici e cancellieri e per coinvolgere attivamente le parti interessate , come le università e l’Ordine degli Avvocati.
L’impatto reale dellintroduzione di nuove soluzioni telematiche dipenderà solo dall’uso che ne faranno gli avvocati. Poiché il ricorso alle nuove tecnologie da parte dei tribunali non avviene in modo omogeneo, il numero di avvocati registrati ai servizi online varia secondo le città:a Padova e Torino, rispettivamente, le percentuali si assestano sul 61% e sul 56%, mentre scendono al 2% e all’1%rispettivamente a Palermo e a Campobasso.2 Recentemente, è stato fatto obbligo agli avvocati di disporre di indirizzi di Posta Elettronica Certificata, ma rimane un onere dei tribunali la collaborazione attiva con gli ordini degli avvocati per incoraggiare l’uso effettivo dei sistemi online.
1. Statistiche del Tribunale di Milano.
2 Statistiche del Ministerio di Grazia e Giustizia, Dipartamento Generale dei Sistemi Informativi Automatizzati. Processo Telematico. June 2011.

COME RIFORMARE?

Promuovere un sistema di gestione delle cause e monitorare le performance

I sistemi di gestione delle controversie giudiziarie sono uno strumento efficace per ridurre i ritardi processuali dei tribunali e monitorare il rendimento dei giudici e dei cancellieri. Analizzando la mole di lavoro del tribunale, un sistema di gestione informatizzato può aiutare a prevedere i trend e permettere un’allocazione strategica delle risorse. Tali sistemi sono predominanti in due terzi dei Paesi OCSE ad alto reddito e sono sempre più spesso adottati da altri Paesi.[16] Nel 2009, la Malesia ha introdotto un sistema di gestione che smista le cause in due gruppi. a seconda del livello di complessità; la sezione commerciale del tribunale di primo grado di Kuala Lumpur è stata riorganizzata; le prestazioni dei giudici sono state attentamente monitorate e allo stesso tempo, gli stessi hanno potuto partecipare a diverse attività formative e sono stati incoraggiati a ricoprire un ruolo più attivo nella gestione delle cause. In questo modo, l’efficienza del tribunale è migliorata. Inoltre, ad oggi un sistema di gestione delle cause permette di ottimizzare l’agenda dei magistrati, consentendo ai cancellieri di utilizzare una pianificazione digitale per programmare le udienze secondo la disponibilità del giudice; il sistema permette infine di accedere ai verbali digitali di ogni procedimento. Grazie alla composizione delle controversie o all’identificazione di cause i fase di stallo, il numero di cause arretrate delle Sessions Courts in Malesia è diminuito di oltre il 50% tra il 2009 e il 2011.[17]

Il sistema di gestione delle cause dovrebbe essere incentivato, così come l’adozione delle migliori pratiche internazionali. Il software sviluppato dal Ministero della Giustizia (Consolle del Magistrato e MAG Office) consente a un giudice di monitorare le cause di sua competenza e gestire udienze, notifiche e sentenze, ma al 2012 viene usato solo da un numero esiguo di magistrati. Al contrario, dovrebbe essere adottato da tutti i tribunali e accompagnato da programmi di formazione per giudici e cancellieri. Inoltre, sarebbe importante replicare l’esempio di Torino e delle sue linee guida, incoraggiando i giudici a definire un calendario per ogni causa alla prima udienza e a limitare i periodi di rinvio. Un altro approccio consisterebbe nell’assegnazione di personale di supporto dedicato alla gestione delle cause, come sperimentato nei tribunali di Milano e Campobasso: questi fori hanno istituito l’ufficio del giudice, dove i praticanti coadiuvano i magistrati nella preparazione di udienze e sentenze, monitorano l’andamento delle cause e suddividono le udienze ratione materiae o per procedura.

Continuare a ridurre le cause in arretrato

Il numero di cause pendenti in Italia è raddoppiato negli ultimi 20 anni.[18] Il Governo ha lanciato diverse iniziative volte a ridurre il numero di casi pervenuti, come l'introduzione della mediazione, l'aumento delle spese processuali e la limitazione dei contenziosi verso l’INPS. La riduzione del numero di cause arretrate alleggerirebbe il carico di lavoro per i giudici, velocizzando così i procedimenti. Prendendo esempio da Torino, tutti i tribunali devono oggi presentare i propri obiettivi e monitorare l’andamento dei procedimenti ed.[19] il Ministero della Giustizia e il Consiglio Superiore della Magistratura dovrebbero allo stesso tempo verificare attentamente che i tribunali rispettino i propri programmi.

La Repubblica di Macedonia si è trovata ad affrontare una situazione simile ed ha introdotto ambiziosi provvedimenti per gestire la questione dei procedimenti in arretrato, permettendo di ridurre del 46% il numero di cause pendenti da oltre tre anni. Le parti di contenziosi di lungo corso vengono citate a comparire dinanzi ai tribunali in determinati giorni e se nessuna di esse si presenta la causa viene archiviata. Uno dei risultati di questa riforma è stata la diminuzione dei tempi di risoluzione delle dispute commerciali (da 509 giorni a 385 giorni.)[20] In Colombia, l’elevato numero di casi in arretrato era dovuto all’alto tasso di cause in fase di stallo per inattività di entrambe le parti: per risolvere questo problema, nel maggio 2008 il legislatore ha emanato una legge dove venivano definiti i meccanismi di archiviazione delle controversie che i giudici dovevano applicare in casi di questo genere. Dopo l'entrata in vigore della nuova legge, i giudici dei 150 tribunali locali in Colombia hanno potuto estinguere circa 32.283 cause.[21] Inoltre, nel giugno 2009 i tribunali civili, sia a livello locale sia federale, avevano estinto 43.948 cause, cioè il 12,2% del totale delle controversie in fase di stallo.[22]

Espandere l’utilizzo del deposito online degli atti di citazione e di altre soluzioni telematiche

A Milano, l’esperienza del processo telematico per i decreti ingiuntivi si è dimostrata di gran successo ed è stata applicata in tutto il Paese. Potrebbe in effetti essere utilizzata anche per i procedimenti ordinari, consentendo la presentazione di documenti online, la comunicazione elettronica tra le parti e il tribunale, lo scambio elettronico di documenti ufficiali e altre funzionalità: ad ogni modo, per avere la massima adesione da parte degli avvocati sarà necessaria una forte campagna di comunicazione.

Sedici Paesi in tutto il mondo consentono di presentare gli atti di citazione di carattere commerciale in formato digitale e permettono una certa automatizzazione della gestione della causa da parte del tribunale. La Repubblica di Corea è un ottimo esempio a questo riguardo. Dal 2006, infatti, ha esteso l’utilizzo di soluzioni digitali nei tribunali o “e-courts” (tribunali digitali) ed i giudici hanno tratto vantaggio dall’adozione di sistemi telematici che consentono di accedere in modo più puntuale ai registri elettronici e di registrare i dibattimenti. Dal maggio 2011, gli avvocati possono presentare in formato digitale l’atto di citazione per i contenziosi dinanzi ai principali tribunali civili, tra cui il tribunale federale di primo grado di Seoul Ovest. Grazie al programma e-court, i documenti legali possono essere presentati tramite il sito web del tribunale, le sentenze possono essere emesse digitalmente ed i verbali e la documentazione della corte, ivi comprese le sentenze stesse, possono essere consultati da remoto in qualsiasi momento. Questo sistema di presentazione elettronica degli atti sarà allargato anche nelle procedure concorsuali , alle questioni riguardanti il diritto di famiglia ed ai casi contro la pubblica amministrazione.[23]

Promuovere la specializzazione dei tribunali

In Italia, il livello di specializzazione dei giudici varia notevolmente a seconda delle città. Alcuni tribunali possiedono una sezione specializzata nei casi relativi alla proprietà industriale ed una riforma attualmente in corso mira ad ampliare la giurisdizione di queste sezioni ad altre questioni di carattere aziendale, trasformandoli in tribunali delle imprese. Fino a poco tempo fa, i giudici di Napoli trattavano sia casi penali sia civili, ma la riforma del 2009 ha separato queste giurisdizioni e riorganizzato le sezioni ratione materiae. Da allora, la percentuale di casi definiti rispetto ai casi pervenuti delle otto sezioni che trattano cause civili è aumentata dell’11%.[24] La specializzazione dovrebbe essere incoraggiata in tutti i tribunali.

Tra i 185 Paesi esaminate da Doing Business, ottantasette possiedono un tribunale commerciale, una sezione o giudici specializzati che trattano solo contenziosi commerciali nei tribunali civili generici. Alcuni studi hanno dimostrato che l’esistenza di tribunali specializzati migliora l’efficienza della giustizia,[25]in quanto questi possono risolvere le dispute commerciali più rapidamente e generando minori costi, dal momento che, ad esempio, i giudici diventano esperti nella gestione dei contenziosi commerciali e quindi più efficienti. Spesso i tribunali commerciali applicano poche procedure formali e ricorrono al dibattimento per facilitare una più celere risoluzione del caso; ciò accade anche nei sistemi giudiziari che d'abitudine non ricorrevano alla fase di trattazione orale. L’analisi dei dati di Doing Business mostra che nei Paesicon tribunali o sezioni specializzate in diritto commerciale, le dispute in materia sono risolte in media cinque mesi prima rispetto a quanto accade nei Paesi privi di tribunali specializzati.[26]

Note

[1] La verità dell’Europa sui magistrati italiani: Dossier a cura dell’Associazione Nazionale Magistrati. http://www.associazionenazionalemagistrati.it

[2] Jappelli, Tullio, Marco Pagano e Magda Bianco. 2005. “Courts and Banks: Effects of Judicial Enforcement on Credit Markets.” Journal of Money, Credit, and Banking 37 (2): 223–44.

[3] I costi e tempi della giustizia. Confartigianato. Roma. Maggio 12, 2009. Elaborazione Flash. Il costo del ritardo della giustizia sulle imprese si basa sul costo finanziario dei crediti oggetto di disputa e del valore del bene oggetto di procedura fallimentare. Lo studio ha utilizzato dati del 2007 relativi alle procedure fallimentari e del 2006 per i procedimenti civili ordinari.

[4] Safavian, Mehnaz, e Siddharth Sharma. 2007. “When Do Creditor Rights Work?” Journal of Comparative Economics 35 (3): 484–508. World Bank. 2007. Doing Business 2008. Washington, DC: World Bank Group.

[5] Esistono sezioni specializzate in altre materie, come la proprietà intellettuale o i diritti industriali. Una recente riforma mira a creare i tribunali delle imprese, che ampliano la portata di queste sezioni per coprire contenziosi in materia aziendale, anti-trust, proprietà intellettuale e appalti pubblici. Tali “tribunali” non saranno competenti in questioni commerciali di carattere generale.

[6] Il caso di studio analizzato da Doing Business si classificherebbe come processo ordinario. Il decreto ingiuntivo – regolamentato dagli Art. ll’art. 633 e seguenti del Codice Civile – è una particolare procedura cui si fa ricorso per il recupero dei crediti, ma uno dei presupposti per il suo utilizzo è che il caso può essere risolto esclusivamente su base documentale. Se il convenuto o il debitore si oppongono al decreto ingiuntivo, essi diventano ricorrenti e viene avviato un processo ordinario. Per la definizione di fase processuale e per gli assunti del caso di studio si rimanda alle Note metodologiche.

[7] Decreto n. 109 dell’11 febbraio 1997. Ministero di Grazia e Giustizia.

[8] Commissione Europea per l’efficacia della giustizia (CEPEJ). Edizione 2010 (dati del 2008). European Judicial Systems. Strasburgo, Francia.

[9] Legge n. 89 del 24 marzo 2001.

[10] Barbuto, Mario. L’organizzazione della giustizia in Italia in una nuova prospettiva. Legge & management. Maggio 2011. Forlì.

[11] Le stime si riferiscono a cause civili e commerciali trattate dai tribunali di primo livello nel 2008. In quell’anno la Spagna aveva 1.620.717 cause e 4.836 giudici; la Francia 1.744.350 cause e 5.819 giudici; l'Italia aveva 2.842.668 cause e 6.109 giudici. European Judicial Systems. Ibid.

[12] Decreto Legge del 6 luglio 2011 (che modifica l’art. 37 del Decreto legislativo dell’8 luglio 2003).

[13] Decreto Legge del 24 gennaio 2012, n. 1, Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività, che modifica il D.lgs. n.168 del 26 giugno 26 2003, relativo alle sezioni speciali. La riforma è stata approvata ed è diventata legge nel marzo 2012 (Legge n.27, Gazzetta Ufficiale n.71, 24 marzo 2012). I tribunali delle imprese amplieranno le competenze delle attuali sezioni specializzate, che oggi decidono in materia di proprietà intellettuale e sono presenti in pochi tribunali, ad esempio Milano.

[14] Decreto Legge n.1 del 24 gennaio 2012, approvato e diventato legge nel marzo 2012 (Legge n.27, Gazzetta Ufficiale n.71, 24 marzo 2012). Tale riforma estende la portata della Legge Bersani del 2006, che permetteva alle parti di definire un accordo per un valore inferiore alla tariffa minima.

[15] Il tariffario professionale degli avvocati consentiva un certo grado di flessibilità. Era diviso in attività e servizi e per entrambi definiva costi fissi e variabili. In sostanza, l’ammontare richiesto dagli avvocati varia da città a città, con differenze sostanziali.

[16] World Bank. 2011. Doing Business in 2012: Doing Business in a More Transparent World. Washington, D.C.: The World Bank Group.

[17] Ibid.

[18] Statistiche del Ministero della Giustizia. Maggio 2012.

[19] A luglio 2011, secondo l’Art. 37 del D.L. 6/7/2011

[20] World Bank. 2006. Doing Business 2007: How to Reform. Washington, D.C.: World Bank Group.

[21] World Bank. 2009. Doing Business in Colombia 2010. Washington, D.C.: The World Bank Group.

[22] Statistiche fornite dal Consiglio Superiore della Magistratura; World Bank. 2010. Doing Business in Colombia 2010. Washington, D.C.: World Bank Group.

[23] Doing Business in 2012. Ibid.

[24] Dati forniti dall’ufficio statistica del Tribunale di Napoli. La produttività è determinata dal numero di casi definiti (tramite sentenza o in altro modo) diviso per il numero di casi pervenuti. Le sezioni civili includono le sezioni 2-4, 6, 8, 10-12. Il periodo di osservazione è stato 2008-2011. La riforma è avvenuta a metà 2009.

[25] Botero, Juan Carlos, Rafael La Porta, Florencio López-de-Silanes, Andrei Shleifer, Alexander Volokh et al. 2003. The World Bank Research Observer, vol. 18, n. 1 (Primavera 2003), pp. 61–88.

[26] Le differenze sono statisticamente significative al 99% dopo aver verificato il reddito pro capite.

 

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