Intervista a Gabriele Del Grande, Fortress Europe

Scheda

Autori:
Gaetano Veninata
Data: 14 luglio, 2014 - 16:08

 "Bisognerebbe arrivare a un sistema d'asilo unico, in cui in cui la persona abbia la possibilità di chiedere asilo non tanto all'Italia o alla Svezia, ma direttamente all'Unione europea, con la possibilità di viaggiare e cercare lavoro dove meglio crede". Un obiettivo "logico", secondo Gabriele Del Grande, scrittore e fondatore del blog Fortress Europe, che dal 2006 raccoglie le cifre (spesso conta i morti) del fenomeno migratorio che interessa il Mediterraneo ma non solo. 
 
Il suo è un blog che parte dai numeri, ormai siamo abituati a contare i morti, gli sbarchi, quotidianamente. Ma complessivamente, di quali numeri stiamo parlando?
 
Il dato reale nessuno lo conosce, il dato documentato dalla stampa, dal 1988 a oggi, lungo le varie frontiere europee – quindi non soltanto quella italiana – dice che sono ormai 20mila i morti accertati, il che significa che il dato reale è molto più alto, perché nessuno è in grado di sapere quanti siano i naufragi (e sicuramente sono tanti) di cui non si è mai avuta notizia. Certo che 20mila è un dato che fa rabbrividire, se pensiamo che in tempi di pace il Mediterraneo è diventata una grande fossa comune, sono i caduti di una guerra mai dichiarata che è quella che si combatte di fatto in frontiera, ogni giorno, per impedire a poche migliaia di persone di affrontare il viaggio.
 
Qual è il suo giudizio sull'operazione Mare Nostrum?
 
Per il momento, viste le regole d'ingaggio e la situazione d'emergenza, il mio giudizio non può che essere positivo, nel senso che rispetto a un anno fa la presenza in mare delle nostre unità militari sicuramente ha evitato il ripetersi di tantissime tragedie. Se pensate che di fronte a 60mila persone arrivate da gennaio ad oggi, parliamo di un centinaio di morti in tutto, sono numeri molto bassi rispetto ad esempio al 2011, quando in conseguenza della guerra in Libia arrivarono più di 50mila persone e ne morirono oltre 2mila.

Ma Mare Nostrum non è una soluzione: è una risposta emergenziale che serve a limitare i morti in mare - una cosa che ovviamente fa onore a tutto il Paese, bisogna esserne fieri - ma la soluzione è rispondere alla domanda sul come far sì che quelle persone viaggino in un altro modo invece di salire su un barcone, magari salendo su un aereo con un visto sul passaporto.
 
Renzi parla di inserire Mare Nostrum nella dinamica di Frontex, lei cosa ne pensa?
 
Se l'obiettivo di Mare Nostrum rimane il salvataggio in mare ben venga una partecipazione maggiore dell'Europa; se invece deve diventare la copertura per fare di nuovo respingimenti in Libia, respingimenti dichiarati illegali dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, credo si vada in una direzione sbagliata.
 
Lei parlava prima della necessità di garantire ai migranti il diritto a un viaggio meno pericoloso, non in barconi ma con l'aereo, ad esempio; è ipotizzabile in questi casi un esame delle richieste d'asilo nei Paesi di partenza?
 
È un'ipotesi, ma bisognerebbe fare un ragionamento più complesso, sull'accesso alla mobilità. Prendiamo la Siria, ad esempio, il caso più lampante e drammatico: ha prodotto 12 milioni tra rifugiati e sfollati interni, la maggior parte ha chiesto asilo o trovato rifugio nei Paesi confinanti, Libano, Giordania, Turchia, Iraq. È chiaro che la maggior parte dei rifugiati si ferma lì, poi c'è una percentuale - che per quanto riguarda l'Europa è dell'1%, visto che lo scorso anno 135mila siriani hanno chiesto asilo - che arriva in Europa in modo illegale, o con gli sbarchi a Lampedusa, o in Grecia o passando il muro che separa la Turchia dalla Bulgaria.

Ecco, ci sono mille modi per entrare, bisognerebbe trovare il modo, ancora una volta, di fare in modo che quell'1% di rifugiati dalla guerra siriana che vogliono venire in Europa a chiedere asilo lo possano fare viaggiando, in aereo, recandosi nelle nostre ambasciate direttamente nei posti dove si trovano. Dobbiamo insomma prevedere nelle ambasciate dei meccanismi speciali per casi speciali. È assurdo che un cittadino siriano debba rischiare la vita in mare per arrivare in Europa, dovrebbe avere una corsia preferenziale dentro le ambasciate di qualsiasi Paese del mondo, in particolare di quelli europei che tanto di riempiono la bocca di retorica sul diritto di asilo e sui diritti umani.
 
Prevedere questo meccanismo soltanto in Libia è un po' ambiguo, perché poi arrivare in Libia è difficile. Se noi prevediamo questo meccanismo a Tripoli significa che un eritreo per ottenere l'asilo dall'ambasciata italiana, deve comunque rischiare la vita per attraversare il deserto del Sahara.
 
Adesso c'è il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell'Unione europea. Pensa possa essere l'occasione giusta per riformare la materia legata al diritto d'asilo e all'immigrazione in generale?
 
Con il Parlamento uscito dalle ultime elezioni, dubito che assisteremo a delle riforme importanti e io per riforme importanti intendo una riforma della mobilità. Se vogliamo smettere di contare i morti, di fare discussioni fuori centro, dobbiamo avere il coraggio di fare quello che si è già ha fatto con la semplificazione delle regole sui visti. Ormai tutta l'Europa dell'Est viaggia in libera circolazione, addirittura in Albania, da dove si arrivava con i barconi negli anni Novanta, ormai da 4-5 anni si viaggia senza più bisogno di alcun visto. Anche il Sudamerica in buona parte ha visto l'abolizione del visto Schengen.

Buona parte dei Paesi del mondo vive in un regime di circolazione molto semplificato. Non si capisce perchè non si riesce a fare lo stesso verso i Paesi africani e arabi. Lo dico perchè la risposta militare, in venti anni, non ha funzionato, anzi l'unico risultato è stato aumentare il numero di morti. Ha costretto la gente a imbarcarsi via via su rotte più lunghe, più complicate, più difficili. L'esperimento fatto con l'Est Europa dimostra il contrario: da quando nel 2007 è stata completamente liberalizzata la circolazione, non si viaggia più con il contrabbando ma con i low cost da Bucarest a Milano, piuttosto che da Varsavia a Berlino.

Il fatto è che con i Paesi del Nord Africa c'è proprio un problema culturale, noi viviamo ancora nel racconto dell'invasione, ci sentiamo circondati da miliardi di straccioni e non ci rendiamo conto che ormai sono più gli emigrati che se ne vanno dall'Italia che quelli che arrivano, perchè tutti sanno che siamo un Paese in crisi che non offre grandi possibilità a nessuno.
 
Però su questa materia c'è un problema legato al regolamento di Dublino.
 
Diciamo che quello che forse si può provare ad affrontare nel semestre italiano è proprio la questione della convenzione di Dublino, che stabilisce come lo Stato membro competente all'esame della domanda d'asilo debba essere lo Stato in cui il richiedente asilo ha messo piede per la prima volta: poco importa che la persona interessata ha magari la famiglia a Berlino piuttosto che a Stoccolma o Parigi. In materia d'asilo è un po' una lotteria, in base al Paese dove arrivi non soltanto hai diritto a servizi diversi ma hai addirittura diverse chance di avere o meno riconosciuto asilo politico.
 
In questo momento Alfano (il ministro dell'Interno; ndr) sta ponendo la questione in un modo che ha un po' il sapore della commedia all'italiana, nel senso che da un anno ormai la polizia italiana non identifica le persone che sbarcano in Sicilia, per cui il copione è che arrivati 200 siriani o 300 eritrei, nel giro di 24 ore scappano dai centri di accoglienza, vanno a Catania, salgono sul primo treno per Milano e poi bastano poche ore intorno alla stazione centrale per trovare un passaggio in macchina a mille euro a testa per la Germania o per la Svezia.
 
Così l'Italia lascia che le persone viaggino in modo che poi tedeschi o svedesi non abbiano tracce di quelle impronte e non possano rimandarli indietro. L'obiettivo è appunto quello di riformare Dublino e ottenere dall'Europa una condivisione del carico. Se vogliamo è anche un discorso legittimo da parte dell'Italia, l'idea di arrivare a un sistema d'asilo unico, in cui in cui la persona abbia la possibilità di chiedere asilo non tanto all'Italia o alla Svezia, ma direttamente all'Unione europea, con la possibilità di viaggiare e cercare lavoro dove meglio crede.

Fai Notizia è il format di inchieste distribuite di Radio Radicale

Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
Sito web: Mihai Romanciuc
 
Vuoi collaborare? Scrivi a internet@radioradicale.it

feedback