RAI, disservizio pubblico

Scheda

Autori:
Simone Sapienza
Collaboratori:
Montaggio - Pasquale Anselmi
Ricerche: Daniela Sala
Data: 14 febbraio, 2013 - 12:48

Il dossier completo in pdf

LA TEORIA DEL CONTRATTO E LA PRASSI APPLICATA

Formalmente la Rai rispetta appieno la missione affidatale di servizio pubblico. Formalmente gli organi preposti a vigilare hanno a disposizione poteri e strumenti sanzionatori adeguati. Formalmente, perché la qualità del servizio offerto è unanimemente discutibile. Il primo problema che si pone è trovare criteri oggettivi per valutare adeguatamente il servizio offerto: esiste un contratto, il Contratto di servizio, che ha durata triennale e stabilisce le linee guida e i requisiti che la Rai deve necessariamente soddisfare, dalla programmazione alla gestione finanziaria. Il contratto è stipulato tra la Rai e il Ministero delle Telecomunicazioni, mentre la Commissione parlamentare di vigilanza è tenuta a dare parere obbligatorio ma non vincolante. La Rai, si legge nel contratto è obbligata a trasmettere sulle tre reti generaliste (Rai1, Rai2 e Rai3) non meno del 70% di trasmissioni di servizio pubblico nella fascia 6-24. Il contratto offre anche una definizione di servizio pubblico, una definizione tuttavia talmente inclusiva da far rientrare nel servizio pubblico fiction e varietà pomeridiani. Con l'affermarsi dei format di infotainment, poi, la distinzione tra ciò che è servizio pubblico e ciò che non lo è, è ancora più opinabile. Solo per citare alcuni esempi, sono trasmissioni di servizio pubblico: Bologna Motorshow, Gigi D'Alessio - Tu vuò fa', I fatti vostri, Voyager eUno Mattina.

UNA PROGRAMMAZIONE FINANZIATA DUE VOLTE

E poi c'è il problema della pubblicità: la Rai è un soggetto misto che all'interno dello stesso apparato produttivo comprende televisione commerciale e servizio pubblico. La concessionaria del servizio pubblico è in decifit da anni: il primo semestre del 2012 ha registrato una perdita 129 milioni di euro, in peggioramento di circa 178 milioni rispetto al risultato dello stesso periodo del 2011. Nonostante il canone e nonostante i ricavi pubblicitari: un'ulteriore contraddizione visto che la Rai vende gli spazi pubblicitari inframmezzati anche alle trasmissioni di servizio e pubblico e giustifica la poca serietà di alcune trasmissioni con la necessità di dover competere con le emittenti commerciali e dover fare cassa per arginare il decifit. Certo la società presenta per legge ogni anno, oltre al bilancio consuntivo e civilistico, anche la contabilità separata, visto che è tenuta rendere conto nel dettaglio quanto costa il servizio pubblico e come sono investiti i soldi derivanti dal canone, ma una separazione netta e pienamente trasparente è impensabile dal momento che, come già detto, la struttura produttiva è unica.

LA RESPONSABILITA' DI CHI DOVREBBE VIGILARE

Per quanto riguarda infine gli organi di vigilanza (Agcom, Commissione parlamentare, commissione paritetica, commissione minori e sede permanente per la programmazione sociale), formalmente, come si diceva, hanno tutti i requisiti per poter garantire la qualità del controllo e quindi del servizio. Peccato però che, per fare solo un esempio, la Sede permanente di confronto sulla programmazione sociale, dal 2010 al 2012 (cioè il periodo di vigenza dell'attuale contratto di servizio) si sia riunita una sola volta. Inoltre metà delle nomine, per quanto riguarda la sede di confronto sulla programmazione sociale e la commissione paritetica, sono fatte dalla Rai e l'altra metà dalla Ministero, mentre la Commissione parlamentare di vigilanza Rai assolve più spesso funzioni eminentemente politiche piuttosto che di reale controllo. "Nella realtà - spiega Marco Beltrandi, deputato radicale, in Commissione di vigilanza - non fa praticamente niente, specie in questa legislatura. Di documenti di indirizzo, vincolanti per l'azienda non ne ha approvato nemmeno uno, e certo non perché manchino le riposte. E nulla è stato fatto nemmeno per quanto riguarda la vigilanza, riguardo alla quale la Commissione ha solo poteri di segnalazione perché è poi l'Agcom a comminare le sanzioni. Il problema è che i maggiori gruppi politici che fanno parte dell'ufficio di presidenza non hanno nessuna intenzione di farla funzionare. Insomma è una commissione che si segnala per assenza e non per funzionalità" Forti critiche anche per quanto riguarda la trasparenza: "E' un panorama desolante: io ho presentato almeno quattro interrogazioni ultimamente e non ho ricevuto alcuna risposta e anche quando le risposte arrivano sono di una sciatteria talmente desolante che sarebbe meglio non arrivassero".

LA PROGRAMMAZIONE

La RAI - Radiotelevisione Italiana, è la società concessionaria in esclusiva del Servizio Pubblico radiotelevisivo. Ciò significa che deve garantire il raggiungimento di obiettivi di pubblica utilità: - La promozione della libera espressione delle opinioni e la garanzia dell’accesso ai soggetti politici e sociali; - La diffusione dei principi costituzionali, la consapevolezza dei diritti di cittadinanza e la promozione della dignità delle persone; - La valorizzazione della lingua e della cultura italiana e la promozione delle conoscenze; - La valorizzazione del ruolo delle Regioni e della pluralità linguistica e culturale; - La crescita del senso di appartenenza dei cittadini italiani all’Unione Europea - La produzione autonoma di contenuti, lo sviluppo della multimedialità, la qualità tecnica dei servizi, un alto livello di audience.1 Contratto di servizio. Stipulato tra RAI - Radiotelevisione Italiana S.p.A. e Ministero dello Sviluppo economico, dipartimento per le Comunicazioni, è una disciplina concordata, su base triennale, delle attività che la società concessionaria del Servizio pubblico radiotelevisivo(S.P.R.) deve svolgere per assolvere il compito di servizio pubblico nel territorio della Repubblica Italiana. Il contratto di servizio è pubblico e pubblicato sul sito del segretariato sociale della Rai. Nota: il contratto attuale (2010-2012) è entrato in vigore solo nell'aprile 2011. La definizione delle trasmissioni che rientrano nel servizio pubblico e la quota di servizio pubblico che la Rai è tenuta a trasmettere sono entrambe stabilite dal Contratto di Servizio, (art.9)3 La Rai è tenuta a trasmettere sulle tre reti generaliste considerate complessivamente (Rai1, Rai2 e Rai3) tra le 6 e le 24 non meno del 70% della programmazione indicata come servizio pubblico e sulla terza rete non meno dell'80%. Peraltro la definizione di servizio pubblico è molto lassa: comprende infatti non solo i programmi di informazione ma anche rubriche di servizio (ad esempio meteo ed estrazioni del lotto), programmi sportivi, per minori e di promozione culturale nonché produzione audiovisive italiane ed europee (ovvero le fiction). La Rai pubblica inoltre semestralmente la composizione dell'offerta televisiva1, ovvero l'elenco dei programmi di servizio pubblico, preceduta dall'indicazione della percentuale di generi di cui all'articolo 9, comma 2 del contratto di servizio trasmessa rispetto alla programmazione complessiva. Come indicato dall'Articolo 9, comma 6 del Contratto di Servizio RAI: La Rai trasmette al Ministero, all’Autorità e alla Commissione parlamentare, per ciascun semestre, entro i successivi tre mesi, una relazione contenente una dettagliata informativa sul volume dell’offerta classificata secondo i generi di cui al comma 2; tale informativa dovrà altresì contenere tutti i titoli dei programmi classificati in base ai generi di cui al comma 2, con indicazione della loro collocazione oraria, nonché quelli ricadenti nella tipologia di cui al comma 3, e i tempi e le percentuali di occupazione video di ogni singolo genere previsto, al fine di determinare quanto richiesto al comma 1 del presente articolo. Tale documento deve essere pubblicato sul sito web della Rai alla voce “Programmi televisivi di servizio pubblico finanziati dalle risorse provenienti dal canone di abbonamento”

Dati relativi al periodo 1 luglio – 31 dicembre 20111 (Le sei sotto-categorie fanno riferimento ai generi di servizio pubblico così come definiti all'articolo 9 del contratto di servizio 2010-2012)

COSTI E GESTIONE FINANZIARIA

Un unico soggetto per il servizio pubblico e l'attività commerciale: è davvero possibile separare i costi di gestione?

Il bilancio della Rai civilistico e consolidato al 31 dicembre è pubblico e pubblicato sul sito della Rai. Il Contratto di servizio disciplina tra l'altro anche la trasparenza nella gestione economica e finanziaria (capo V, art. 27) e prevede, riferendosi all'art. 47 Testo Unico in materia di finanziamento del servizio pubblico che:

1. Nella gestione economico-finanziaria, la Rai è tenuta al rispetto di quanto previsto dall'articolo 7, comma 5, e dall'articolo 47 del Testo Unico in materia di finanziamento del servizio pubblico generale radiotelevisivo e delle conseguenti deliberazioni sulla contabilità separata adottate dall'Autorità. Il finanziamento di tali attività è assicurato con caratteri di certezza e congruità, per il triennio di durata del presente Contratto, attraverso il canone di abbonamento, i corrispettivi derivanti da contratti o convenzioni con pubbliche amministrazioni e le altre entrate consentite dalla legge.

Inoltre:

4. Al fine di fornire una completa informativa sulle dinamiche della gestione, entro il mese di giugno di ogni anno la Rai è tenuta a trasmettere al Ministero ed al Ministero dell'economia e delle finanze, all'Autorità ed alla Commissione Parlamentare una relazione sui risultati economico-finanziari dell'esercizio precedente che, utilizzando anche fonti non aziendali, conterrà informazioni anche in merito:

a) alla densità di iscritti a ruolo per le famiglie soggette al pagamento del canone di abbonamento, articolata per area geografica regionale, provinciale e comunale e riferita agli abbonamenti alla televisione per uso privato, a indicazioni statistiche analoghe, laddove disponibili, per gli abbonamenti speciali, nonchè ai ricavi da canone di abbonamento;

b) alla ripartizione del mercato pubblicitario, con evidenza della fonte di riferimento, per ciascun mezzo di comunicazione (quotidiani, periodici, televisione, radio, internet, ecc.);

c) ai ricavi pubblicitari della concessionaria per mezzo e per tipologia;

d) agli indici di affollamento pubblicitario per fascia oraria ed a livello complessivo.

Un punto fondamentale è questo:

3. La Rai, in coerenza e nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 45, comma 5, del Testo Unico, può svolgere, nell'ambito del proprio mercato di riferimento, comprendente l'offerta televisiva, radiofonica e multimediale e le connesse attività strumentali e accessorie, attività commerciali inclusa l'offerta a pagamento in regime di concorrenza, assicurando che le stesse attività siano sviluppate direttamente o attraverso società controllate e comunque con modalità organizzative che evitino il finanziamento incrociato, anche parziale, di risorse pubbliche.

Questo significa in pratica che i soldi del canone non possono essere usati per finanziare attività commerciali e, viceversa, le il finanziamento del servizio pubblico deve essere completamente trasparente. Peccato che dal momento che l'apparato produttivo (del servizio pubblico e commerciale) è unico, sia praticamente impossibile produrre due bilanci separati. I dati di bilancio relativi al servizio pubblico sono di difficile reperimento, a differenza del bilancio civilistico e consolidato, in cui però è assente ogni distinzione tra servizio pubblico e commerciale. Il bilancio separato è stilato da una società certificata terza: Mazars.

GLI ORGANI DI VIGILANZA

1. Agcom (Autorità per la garanzia nelle comunicazioni)

Istituita con legge n. 249 del 31 luglio 1997:

Sono organi dell'Autorità il presidente, la commissione per le infrastrutture e le reti, la commissione per i servizi e i prodotti e il consiglio. Ciascuna commissione è organo collegiale costituito dal presidente dell'Autorità e da quattro commissari. Il consiglio è costituito dal presidente da tutti i commissari. Il presidente dell'Autorità è nominato con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri d'intesa con il Ministro delle comunicazioni.

Inoltre:

Propone al Ministero delle comunicazioni lo schema della convenzione annessa alla concessione del servizio pubblico radiotelevisivo e verifica l'attuazione degli obblighi previsti nella suddetta convenzione e in tutte le altre che vengono stipulate tra concessionaria del servizio pubblico e amministrazioni pubbliche.

La Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi esprime parere obbligatorio entro trenta giorni sullo schema di convenzione e sul contratto di servizio con la concessionaria del servizio pubblico; inoltre, vigila in ordine all'attuazione delle finalità del predetto servizio pubblico;

2. Commissione parlamentare di vigilanza

Legge 14 aprile 1975, n. 103:

La Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi è composta di quaranta membri designati pariteticamente dai Presidenti delle due Camere del Parlamento, tra i rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari: Art. 4: Approva i piani di massima della programmazione annuale e pluriennale e vigila sulla loro attuazione; riceve dal consiglio di amministrazione della società concessionaria le relazioni sui programmi trasmessi e ne accerta la rispondenza agli indirizzi generali formulati;

Inoltre:

elegge dieci consiglieri di amministrazione della società concessionaria secondo le modalità previste dall'art. 8;

Ci sono poi tre organi previsti dal Contratto di servizio (artt. 29-31):

3. Commissione paritetica. Istituita presso il ministero si compone di 4 componenti designati dal Ministero e di altri 4 designati dalla Rai. Vigila sull'adempimento del contratto e e segnala alterazioni del rapporto tra costi del servizio pubblico e il finanziamento.

4. Sede permanente di confronto sulla programmazione sociale. 12 componenti (6 designati dal Ministero e 6 dalla Rai).

5. Commissione minori.

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
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