Reportage dalla meta più ambita dai rifugiati

Scheda

Autori:
Valerio PIERANTOZZI
Daniela SALA
Credits:
Musiche: Activ-System; Löhstana David; Real Rice
Data: 13 novembre, 2014 - 14:59

(Sottotitoli in italiano - per attivarli clic su 'CC' in basso a destra nel player di youtube)

La Svezia è una delle mete più ambite dai richiedenti asilo e, per i più fortunati, è anche l’ultima tappa di un viaggio che li obbliga ad attraversare clandestinamente i paesi di frontiera dell'Ue, tra cui l’Italia. Abbiamo seguito il percorso dei richiedenti asilo dall'arrivo a Märsta, un centro di primo arrivo vicino a Stoccolma, fino a Sköndal, dove si trova un struttura di accoglienza per rifugiati. Siamo poi entrati in uno dei cinque centri di detenzione della Svezia, dove non c’è polizia ma solo impiegati dell’ufficio immigrazione e abbiamo concluso il nostro viaggio nel quartiere di Husby, nei sobborghi di Stoccolma, dove la percentuale di non nativi è dell'80% e che è stato teatro lo scorso anno di scontri tra giovani migranti e polizia.

Nel 2013 le richieste di asilo nel paese scandinavo sono state 54mila e nel 2014 si toccherà con tutta probabilità a circa 80mila: numeri che piazzano la Svezia al terzo posto in Europa per numero di richieste (dietro solo alla Germania, con 126mila domande, e alla Francia, 64mila). L'Italia nel 2013 ne ha ricevute 26mila. Inoltre la Svezia è il paese Ue con il maggior numero in assoluto di richiedenti asilo pro-capite 1,965 richiedenti per milione di abitanti, contro i 155 dell'Italia. Numeri insomma che da soli bastano a smentire la retorica spesso adottata dal segretario della Lega Nord Matteo Salvini, ma anche dallo stesso premier Matteo Renzi sul presunto egoismo degli altri paesi europei.

Le domande di asilo presentate in Europa nel 2013, divise per Paese e per età dei richiedenti - Visualizza a schermo intero

(Fonte: Eurostat, clic sullo Stato per visualizzare i dettagli)

"La maggior dei richiedenti asilo in Svezia – spiega Homan Sayah, dell'unità asilo dell'ufficio immigrazione svedese – viene soprattutto dalla Siria, naturalmente. Ma ci sono anche apolidi e molti eritrei”. Come però tutte queste persone possano arrivare in Svezia senza passare da altri paesi europei, resta, almeno apparentemente, un mistero: “Ci sono molti modi diversi per arrivare in Svezia – prosegue Sayah –. La maggior parte delle persone che fa richiesta di asilo non lo fa alle frontiere, ma lo fa una volta entrata nel paese, ad esempio a Märsta (dove si trova un centro di prima accoglienza, ndr), oppure a Stoccolma o a Malmö”.

Miriam Bengoua lavora all'unità Dublino dell'ufficio immigrazione: “Se non arrivano passando dall'Europa – spiega – di solito arrivano via Istanbul, in Turchia. Ci sono molte persone che arrivano direttamente in Svezia, almeno per quanto ne sappiamo noi, perché non li troviamo schedati nel sistema, con le impronte digitali o altro. Ma è difficile dire in realtà come siano arrivati qui”. Come lo spiegano molto semplicemente i rifugiati stessi: attraversando illegalmente l'Europa. Molti ad esempio ci raccontano di essere arrivati in Italia via mare dall'Egitto o dalla Libia e poi, grazie ai trafficanti, in auto o in treno hanno attraversato la Germania, la Francia e la Danimarca per raggiungere la Svezia.

Di fatto l’unico modo per arrivare legalmente in Svezia sarebbe quello di richiedere un visto nel paese di partenza o presso l’ambasciata in uno dei paesi di transito: una via difficilmente percorribile, che si stima riguardi appena il 10% dei rifugiati. È un fatto quindi che, con questi numeri, la stragrande maggioranza dei richiedenti asilo arrivi qui attraversando clandestinamente. Perché clandestinamente? Perché il regolamento europeo di Dublino stabilisce che il paese europeo che deve farsi carico del richiedente è il primo paese di arrivo. Questo significa che se un siriano arriva ad esempio in Italia, le autorità locali sono tenute a identificarlo e a prendergli le impronte digitali. Se quindi ha intenzione di chiedere asilo può farlo solo nel nostro paese.

Le richieste di trasferimento in virtù di Dublino di riprendersi indietro i richiedenti asilo ricevute dai singoli Stati - Visulizza a schermo intero

(Fonte: Eurostat, clic sullo Stato per visualizzare i dettagli)

Le eccezioni esistono ma sono limitate e riguardano i particolare i legami di parentale e i minori stranieri non accompagnati: ”Se ad esempio – spiega Sayah – qualcuno è stato in Italia, ma un suo parente ha già ottenuto protezione in Svezia, allora noi esamineremo il caso qui. Inoltre, c'è una disposizione nel regolamento secondo cui noi possiamo esaminare qualunque domanda desideriamo”. Non è comunque un mistero che almeno fino al settembre scorso, le autorità italiane abbiano sempre chiuso un occhio, specie nei confronti di siriani ed eritrei riguardo alla schedatura e alle impronte, anche perché spesso sono gli stessi aspiranti rifugiati che non hanno il minimo desiderio di restare bloccati in Italia. Poi appunto a settembre, dopo il richiamo da parte dell’Europa, una circolare del ministero dell’Interno ha imposto procedure più stringenti che prevedono tra l'altro, in a caso di rifiuto da parte del migrante, anche l'uso della forza.

Le richieste di trasferimento in virtù di Dublino di riprendersi indietro i richiedenti asilo inoltrate dai singoli Stati agli altri Stati membri  - Visualizza a schermo intero

(Fonte: Eurostat, clic sullo Stato per visualizzare i dettagli)

Va detto comunque che rispetto al volume complessivo delle domande di asilo i trasferimenti in virtù di Dublino effettivamente portati a termine sono una goccia nel mare. Nel 2012 ad esempio su circa 43mila domande di asilo in Svezia le richieste di trasferimento in virtù del regolamento di Dublino sono state 7800, di cui ben 2700 verso l’Italia. Ma le persone trasferite sono state solo 350.

I numeri completi sui trasferimenti effettuati nel 2012 (fonte: Eurostat)

Dublino insomma è un sistema costoso e che funziona a fatica. E a chiederne la revisione, contraddicendo ancora una volta la retorica politica, non sono solo i paesi di frontiera. L'ong svedese Farr chiede da tempo un sistema di asilo autenticamente europeo “L'idea alla base di Dublino - spiega Michael Williams, dell'ong Farr – è una posizione di non ingerenza su come ogni paese assolve i propri doveri. Sarebbe invece nel nostro interesse aiutarci l'un l'altro per diventare buoni paesi di asilo, piuttosto che scontrarci per i nostri rispettivi interessi”.

Il partito della Sinistra svedese chiede addirittura l'abolizione totale del regolamento: “È ovvio che i rifugiati arrivino dal Sud Europa – dice la parlamentare Christina Höj Larsen – per questo pensiamo che il richiedente dovrebbe poter fare domanda in qualsiasi paese voglia”.

A settembre in Svezia si sono svolte le elezioni e nonostante la vittoria dei Socialdemocratici, il partito dei Democratici svedesi guidato da Jimmie Åkesson, spesso accusato di produrre una retorica xenofoba e anti-immigrazione, ha ottenuto quasi il 13% dei voti. Ma nonostante l'exploit elettorale, nessuno sembra curarsene più tanto. “Bisogna distinguere il consenso politico dall'opinione pubblica”, spiega Fredrik Segerfeldt, del think tank liberale Migro che tra le altre cose chiede di facilitare l'immigrazione in Svezia. E aggiunge: “Al contrario di altri paesi europei, qui la linea dell'estrema destra non ha influenzato i partiti di maggioranza”. Tant'è che nemmeno gli stessi migranti sembrano impensieriti: “No, per niente, non siamo assolutamente preoccupati”, dicono all'unisono Abdi Karin e Abdi Risak, due somali che vivono da oltre venti anni in Svezia. “Non è una cosa che ci preoccupa – rincara Abdi Risak - è una piccola percentuale. Anzi, per la verità quando sono arrivato qui nel 1991 la situazione era molto peggiore di adesso”.

Interviste a:

Sofia PERNLING, ufficio immigrazione – centro di primo arrivo di Märsta

Homan SAYAH, ufficio immigrazione – unità asilo

Anna TOLL, responsabile area Sköndal

Emilia CIKOTA, ufficio immigrazione – centro di accoglienza di Sköndal

Michael WILLIAMS, ong Farr

Raul SOKÓL, ufficio immigrazione – centro di detenzione di Märsta

Miriam BENGOUA, ufficio immigrazione – unità Dublino

Fredrik SEGERFELDT, Migro

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
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