Reportage dall'auto-recupero San Tommaso

Scheda

Autori:
Daniela SALA
Collaboratori:
Gaetano VENINATA
Credits:
Musiche: Soulelec - “ADubBeat”
Data: 1 aprile, 2015 - 13:14

Si chiama auto-recupero San Tommaso, dal nome della via intitolata appunto a San Tommaso d’Aquino. Dall’esterno è un palazzo come tanti, a parte forse l’intonaco della facciata che mostra il segno degli anni. Qui su 5 piani vivono 22 nuclei familiari in 22 appartamenti.
L’auto-recupero è in pratica la ristrutturazione di immobili fatiscenti a carico di cooperative di cittadini: come si legge sul sito del Comune di Roma “i finanziamenti sono erogati dal ministero delle Infrastrutture, dal Comune e dalla Regione Lazio. Proprio un successivo bando affida alle Cooperative (formate da soci che possiedono i requisiti per accedere all’edilizia agevolata, Legge Regione Lazio n. 55/’98 , art. 4) la realizzazione degli alloggi con la supervisione dell’Amministrazione. Nel 2008 erano in elaborazione interventi per un totale di 197 alloggi
Tutto, o quasi, solo sulla carta però, perché nella pratica le poche esperienze che esistono nella capitale in questo senso sono auto-organizzate, come appunto quella di via San Tommaso. Era il 1995 quando un gruppo di persone, in buona parte le stesse che ancora vivono qui oggi, hanno deciso di occupare uno stabile di proprietà della Regione abbandonato da vent’anni. Per rimetterlo in sesto e renderlo abitabile ci hanno messo quasi due anni.
Era un posto che veniva occupato da famiglie che non avevano un tetto - ci spiega Ivanka Gasparrini, un'abitante storica -. Così, dopo aver occupato chiedevano una sistemazione alle istituzioni e gli veniva data. Ad esempio agli ultimi occupanti prima di noi è stata data una sistemazione ad Ottavia. Invece noi abbiamo fatto un altro ragionamento e dall’inizio abbiamo detto che qua ci volevamo vivere”.
I lavori li hanno fatti gli stessi abitanti, con l’aiuto di amici e conoscenti. E la scelta del posto non è stata casuale: è stata fatta, ci spiegano, una mappatura degli immobili di proprietà pubblica sfitti o abbandonati e questo è stato scelto anche per la posizione centrale. Via San Tommaso si trova infatti a poche centinaia di metri dalla fermata Cipro della metro A. “Perché i poveri devono essere sbattuti a Ponte di Nona - si domanda Ivanka - quando in centro è pieno di immobili sfitti e inutilizzati?”. Le fa eco Sabrina Callea, un’altra abitante storica: “Quella di svuotare il centro dalla persone che ci vivono e sbatterle in periferia è una scelta di politica abitativa - spiega -, là dove non ci sono servizi non puoi che creare marginalità sociale. Noi invece che siamo un un luogo centralissimo non abbiamo mai avuto una connotazione di ‘degrado’, nonostante le condizioni di difficoltà economica”.
I rapporti coi vicini, ci assicurano, sono ottimi e gli stessi abitanti del quartiere all’epoca furono ben felici di vedere il palazzo finalmente abitato e sistemato.
Non solo: quello degli abitanti dell’auto-recupero, che poco dopo l’occupazione hanno dato vita alla cooperativa Corallo, è un progetto che va oltre l’abitare. La loro iniziativa, spiegano, non ha l’ambizione di risolvere il problema dell’emergenza abitativa, visti anche i numeri estremamente esigui, ma di proporre un modo alternativo di abitare. Per questo all’interno del palazzo hanno lasciato degli spazi per associazioni e varie attività come quella di Sara, che nel garage in abbandono ha creato la sua bottega e ora tiene anche dei corsi di ceramica, mentre nel seminterrato hanno trovato una sede gratuita alcune associazioni come Spazioxygene, l’Associazione Amicizia e solidarietà Italia Nicaragua e Grandi laboratori riuniti onlus che propone laboratori di canto.
Eppure, denunciano, dopo vent’anni sono ancora ‘abusivi’: con una legge regionale del 2003 l’immobile è stato destinato all’auto-recupero e affidato alla cooperativa Corallo, con cui la Regione, proprietaria del palazzo avrebbe dovuto stipulare una convenzione. Nonostante ripetute richieste da parte della Cooperativa, con il cambio di giunta nulla è più stato fatto.
Il problema più urgente, ci spiegano Ivanka e Sabrina riguarda i lavori strutturali, di messa in sicurezza della facciata e del tetto: il palazzo è di proprietà della Regione, quindi non basta una semplice autorizzazione per procedere ai lavori, ma occorre che la Regione stessa se ne faccia carico indicendo un bando. La Regione però finora non ha fatto nulla. “Insomma - conclude Sabrina - il progetto è bellissimo, tutti lo apprezzano, ma tra un po’ il tetto crolla
 
Interviste a:
Ivanka Gasbarrini, auto-recupero San Tommaso
Sabrina Callea, auto-recupero San Tommaso
 
Musiche:
Soulelec - “ADubBeat”

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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