I rifugiati siriani in Giordania

Scheda

Autori:
Daniela SALA
Credits:
un ringraziamento a Sanah Al-Sioufi per le traduzioni dall'arabo
Data: 9 giugno, 2015 - 12:42

(clic su 'CC' dal player youtube per visualizzare i sottotitoli in italiano)
 
Duyuf in arabo significa 'ospiti'. Ed è così che a volte in Giordania ci si riferisce ai siriani e agli iracheni che hanno cercato rifugio dalla guerra nel paese.
La Giordania infatti non ha mai siglato la Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati. E se è unanimemente condiviso un generico dovere di ospitalità, dal punto di visto giuridico e pratico, soprattutto con i flussi di persone in entrata in costante aumento, le cose non sono così semplici.
 
Il regno giordano conta poco meno di sei milioni di abitanti. Stando ai dati dell'Unhcr, l'agenzia delle Nazioni unite che registra e assiste i rifugiati nel paese, gli asilanti attuali sarebbero 811mila, pari insomma al 13% della popolazione. Per la fine del 2015 si prevede di superare quota un milione. Insomma è come se in Italia ci fossero 8 milioni di rifugiati.
In Giordania la maggior parte dei siriani (7 su 10) vive nelle aree urbane, ma a differenza di quanto previsto dalla Convenzione di Ginevra, i siriani non sono automaticamente autorizzati a lavorare: c'è bisogno di un permesso ad hoc da parte delle autorità che al momento è quasi impossibile da ottenere. Inoltre la legge giordana stabiliste che solo i cittadini giordani abbiano accesso a determinate professioni (vale ad esempio nei settori della sanità, dell'istruzione, delle costruzioni, dell'amministrazione e dell'ingegneria).
La vita però in Giordania costa cara, quasi quanto in Italia e come inevitabile conseguenza la maggior parte dei siriani nel paese lavora in nero, contendendo i lavori più umili ai lavoratori stranieri, soprattutto egiziani ed asiatici che già vivono nel paese, e alimentando le tensioni sociali.
Le preoccupazioni del governo e l'insofferenza dei cittadini verso un così alto numero di stranieri si fa sempre più tangibile: non è raro che i giornali e la politica puntino il dito contro i rifugiati che 'ruberebbero' il lavoro ai cittadini giordani e che, soprattutto, abbasserebbero il costo della manodopera.
Quello che è certo è che il massiccio afflusso di siriani nelle città ha già fatto lievitare i prezzi degli affitti. Inoltre un così alto numero di persone (tra cui molti bambini) si è tradotto quasi immediatamente in un carico difficilmente sostenibile per le scuole e gli ospedali. Molte scuole fanno ora doppi turni, per poter accogliere anche i bambini rifugiati, ma resta comunque molto difficile trovare un posto nelle scuole pubbliche.
Il settore della sanità, invece, è quasi completamente privato e se all'inizio i siriani avevano accesso gratuito alle cure, da alcuni mesi a questa parte il governo a stabilito che i rifugiati vadano considerati come cittadini giordani non assicurati: se hanno bisogno di cure mediche, devono pagare.
Di fatto, molti rifugiati vivono sotto la soglia di povertà e la dipendenza dall'Unhcr o da altre organizzazioni umanitarie è per molti di loro già un fatto. Si stima che dallo scorso anno circa 10mila siriani siano tornati nel proprio paese e certo non per un miglioramento delle condizioni interne, quanto per l'impossibilità di sopravvivere negli altri paesi dell'area.
Alcuni sono tornati a vivere nei campi profughi vicino al confine, città di container o tende in mezzo al deserto, ma dove almeno non si paga l'affitto.
In Giordania i più noti sono due: Zaatari, che è il secondo campo profughi più grande del mondo, e Azraq, il nuovo campo inaugurato ad aprile e progettato per ospitare tutti i nuovi arrivati, fino a 130mila persone.
Il nostro reportage parte proprio da Zaatari, poche decine di chilometri dalla citta siriana di Dara'a. Siamo stati poi al centro di registrazione dell'Unchr ad Amman, a Khalda, che è il più grande centro di registrazione per richiedenti asilo al mondo. Con la Caritas giordana abbiamo poi visitato una scuola, dove si organizzano delle attività pomeridiane per i bambini siriani, e un centro medico gratuito, dove si recano quotidianamente decine di siriani, iracheni o anche giordani senza assicurazione sanitaria.
Infine abbiamo incontrato ed intervistato anche i responsabili di Echo, la missione dell'Unione europa per la protezione civile e gli aiuti umanitari all'estero, di Human rights watch, di ActionAid e dell'Unione delle donne giordane.
 
Interviste a
Gavin White, Unhcr Zaatari
Matteo Paoltroni, responsabile dei progetti in Giordania per Echo
Nida Yasin, relazioni esterne Unhcr Giordania
Karen Whiting, responsabile protection team Unhcr Giordania
Nour Mickel, responsabile del centro di salute di Caritas Giordania
Khawla Hanna, assistente psicologica Caritas Giordania
Peter Christiansen, ActionAid Arab Regional Initiative
Magida Muqtash, dirigente scolastica
Omar Abawi, responsabile progetti Caritas Giordania
Adam Coogle, Human Rights Watch
Hanan Younes, Jordanian Women Union
Alia Youseff, Jordanian Women Union
 
 
Musiche
Nastyl Crooks - “Arabian Nights”
Dramata - “Jericho”
NomoreSisyphus - “Eastern Challenge”
Weightless - “Bellydance-Musik”
AlkemyMusik - “Turkish hammam”
Cleric - “Inspiration”
 

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