Obbligo di residenza

Scheda

Autori:
Maria Gabriella Lanza
Daniela Sala
Credits:
Siddique Bachu Nure Allam, presidente di Dhuumcatu
Giovanna Cavallo, Agenzia Diritti del V Municipio Roma
Fabrizio Mancini, dirigente ufficio Immigrazione questura Roma
Lorenzo Chialastri, Caritas Roma
Data: 12 aprile, 2016 - 14:43

Hussein è bengalese e vive in Italia da più di sei anni. Quando qualche mese fa il suo permesso di soggiorno è scaduto, la questura di Roma ha sospeso il rinnovo. Motivazione: mancanza di iscrizione anagrafica. Come Hussein centinaia di migranti economici che da tempo lavorano nel nostro Paese non possono iscriversi all’anagrafe del Comune perché non hanno un contratto di affitto oppure perché abitano in case sovraffollate o occupate. L’alternativa è quella di comprare una residenza falsa: si va da un minimo di 300 euro a un massimo di 1200 euro. Un traffico illegale che si è diffuso negli ultimi mesi nella Capitale e che è in mano alle singole comunità di migranti:stando a quato ci hanno raccontato alcune associazioni e i migranti intervistati, di solito il cittadino straniero si rivolge ad un connazionale che gli trova una residenza a casa di conoscenti per il tempo necessario al rinnovo del permesso di soggiorno. Un sistema che frutta al mese migliaia di euro e che è la conseguenza diretta dall’emergenza abitativa e del mercato degli affitti in nero.
 
A denunciare questa situazione è stata l’associazione bengalese Dhuumcatu che a febbraio ha organizzato una manifestazione di protesta nel quartiere di Tor Pignattara: “Un capofamiglia che ha perso il lavoro è costretto a vivere con altre persone in una casa sovraffollata e per rinnovare il permesso di soggiorno deve comprare una residenza falsa”, afferma Siddique Bachu Nure Allam, presidente di Dhuumcatu. Il problema è sorto da quando la questura non si accontenta più del domicilio auto dichiarato. Secondo Giovanna Cavallo dell'Agenzia Diritti del V Municipio si tratterebbe però di un abuso: Il testo unico sull’immigrazione, le successive circolari e direttive non citano in nessuno modo l’iscrizione anagrafica. Quello che viene chiesto è un domicilio, cioè una stabile dimora. Iscriversi è una scelta, non un obbligo”.
 
E proprio Fabrizio Mancini, dirigente ufficio Immigrazione della questura, ci ha confermato che per il rinnovo del permesso di soggiorno non è necessaria la residenza. "È sufficiente il domicilio", afferma Mancini. Sono richiesti solo "il codice fiscale, la fotocopia del permesso di soggiorno scaduto, il passaporto, un contratto di lavoro e la dimostrazione dell’idoneità alloggiativa tramite contratto d’affitto, certificato di cessione fabbricato o certificazione d’ospitalità". Secondo l’associazione Dhuumcatu negli ultimi mesi, però, sarebbero 3mila i rigetti o le sospensioni dovuti alla mancanza di iscrizione anagrafica. Un dato non confermato dalla questura, che sottolinea: “Non possiamo farci complice di un sistema di sfruttamento - dichiara Mancini – Chi è vittima di questo mercato di residenze false deve denunciare”. 
 
A rilasciare la residenza è il Comune che però non la concede a chi è senza un contratto di affitto o a chi vive in una casa inagibile. La situazione è diventata ancora più difficile con il decreto Lupi del 2014 che vieta l’iscrizione anagrafica a chi ha occupato uno stabile abusivamente. Il problema si era posto anche per i richiedenti asilo, per i rifugiati e per i senza fissa dimora. Ad agosto però  il Comune di Roma con una delibera ha riconosciuto a cinque associazione (Caritas Diocesana, Comunità di S. Egidio, Centro Astalli,  Focus- Casa dei Diritti Sociali e Esercito della Salvezza) la possibilità di rilasciare una residenza fittizia che permette l’accesso ai servizi di base come l’assistenza sociale e sanitaria. Una soluzione negata ai migranti economici che, avendo un contratto di lavoro, devono essere in grado di dimostrare una dimora stabile e regolare, come racconta Lorenzo Chialastri di Caritas Roma: “La questura non riconosce il nostro indirizzo e quindi il cittadino straniero non può rinnovare il permesso di soggiorno. I tempi per fare ricorso contro il rigetto sono lunghi. Non può farlo la singola associazione, è compito del migrante”. Così chi non vuole diventare invisibile e clandestino, non ha altra scelta che comprare una residenza falsa, come hanno fatto Sing, in causa con il proprietario di casa che non voleva fargli il contratto, e Mydul che ha dato 500 euro a un connazionale bengalese per poter restare in Italia.
 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
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