La cannabis in Parlamento

Scheda

Autori:
Gaetano VENINATA
Riprese:
Daniela SALA
Data: 8 agosto, 2014 - 14:27

Se le Regioni si muovono, o almeno ci provano, in Parlamento il tema 'cannabis terapeutica' è praticamente fermo. Sono infatti solo tre le proposte di legge, tra le dodici totali che riguardano la cannabis, a occuparsi del tema.
 
Di queste tre proposte, due risalgono al 2013 e solo una, a firma Luigi Manconi (Pd), è stata presentata quest'anno, il 26 febbraio. La prima risale al 15 marzo 2013 (data di inizio della legislatura) ed è a firma Ermete Realacci (Pd); la seconda data 18 novembre 2013 e porta la firma dell'attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega agli Affari europei, Sandro Gozi (Pd) e di Adriano Zaccagnini (ex M5s, oggi gruppo Misto), vicepresidente della commissione Agricoltura alla Camera
 
Non solo Pd
 
Poche proposte, dunque, ma appoggiate da esponenti di vari partiti. Se i primi firmatari sono tutti esponenti democratici (pure con i 'gradi', visto Gozi e visto anche Realacci, presidente della commissione Ambiente a Montecitorio) non mancano gli apporti di altri gruppi. Sinistra ecologia e libertà in primis (la capogruppo al Senato Loredana De Petris appoggia il ddl Manconi) ma anche singoli esponenti come Adriano Zaccagnini (cofirmatario con Gozi, eletto nelle fila dei 5 stelle ma rifugiatosi presto nel Misto, fin da giugno 2013), Alessandro Maran di Scelta civica (con Realacci) e il più noto Domenico Scilipoti, ex Italia dei valori che oggi siede tra i banchi di Forza Italia al Senato, che appoggia il ddl Manconi. Tra le firme 'eccellenti', anche Roberto Giachetti (Pd), vicepresidente della Camera e Giulio Marcon, fondatore della campagna Sbilanciamoci! contro le spese militari, oggi deputato Sel. Entrambi hanno infatti appoggiato la proposta Realacci, così come la deputata di Forza Italia Gabriella Giammanco.
 
L'iter (si fa per dire) in Parlamento
 
Delle tre proposte, due sono state assegnate in commissione Affari sociali alla Camera ma non è ancora iniziata la discussione: il 7 maggio 2013 è stata la volta della pdl Realacci, il 18 novembre dello stesso anno è toccato alla proposta Gozi-Zaccagnini. Meno fortunato il senatore Manconi (e con lui Scilipoti), visto che ha presentato il suo disegno di legge il 26 febbraio di quest'anno, ma non è stato ancora assegnato alla commissione competente.
 
La proposta Realacci: disciplinare, con juicio (Il testo della proposta)
 
Sei articoli in tutto, dall'attività di informazione in favore degli operatori sanitari, alle coltivazioni autorizzate finalizzate “esclusivamente a soddisfare il fabbisogno nazionale di preparati medicinali”. L'obiettivo dichiarato, scrive nella relazione introduttiva il presidente della commissione Ambiente a Montecitorio, è quello di “disciplinare, sotto il profilo organizzativo e procedurale, l'utilizzo di farmaci contenenti derivati, naturali e sintetici della cannabis indica, a fini terapeutici nell'ambito del Servizio sanitario nazionale”. Un uso terapeutico che andrebbe anche in direzione, suggerisce Realacci, di una riduzione dei “dosaggi degli analgesici oppiacei”, come la morfina, che se venissero somministrati insieme ai cannabinoidi ridurrebbero i loro “effetti collaterali” in caso di malattie oncologiche.
 
Al primo punto della proposta c'è la informazione, affidata al ministero della Salute, “sull'impiego appropriato dei farmaci contenenti derivati naturali o sintetici della cannabis indica”. Si aggiungono e si modificano, poi, alcuni commi al Testo unico in materia di stupefacenti, prevedendo che “la consegna di sostanze sottoposte a controllo può essere fatta anche da parte di operatori sanitari, per quantità terapeutiche di farmaci contenenti derivati naturali o sintetici della cannabis”, accompagnate “da dichiarazione sottoscritta da un medico” generale o ospedaliero “che ha in cura il paziente.
 
La prescrizione “può comprendere – si legge all'articolo 2 – fino a due preparazioni o dosaggi per cura di durata non superiore a un mese”. Per quanto riguarda la somministrazione della cannabis in ospedale, vi sono alcune condizioni, tra cui il fatto che l'eventuale prosecuzione del trattamento anche dopo le dimissioni del paziente “è condizionata all'esigenza di una continuità terapeutica”e al fatto che i farmaci siano acquisiti tramite la farmacia ospedaliera.
 
La proposta Realacci disciplina anche l'acquisto all'estero, che viene consentito “solo quando altri farmaci disponibili si siano dimostrati inefficaci o inadeguati al bisogno del paziente. Infine, le coltivazioni: serve un regolamento ad hoc, emanato tramite decreto del presidente della Repubblica, per “individuare le aree idonee e le modalità di effettiva coltivazione della cannabis indica, la cui produzione – come detto – è finalizzata esclusivamente a soddisfare il fabbisogno nazionale di preparati medicinali”. Anche enti, imprese, università e laboratori pubblici, “aventi fini istituzionali di ricerca”, possono coltivare le piante, “per scopi commerciali, scientifici, sperimentali o didattici”.
 
La proposta ra(di)cale di Gozi (Il testo della proposta)
 
La proposta del sottosegretario con delega agli Affari europei, cofirmata dall'ex M5s Zaccagnini, parte dall'esigenza di abbattere “le numerose barriere sia burocatiche sia culturali che ostacolano in maniera inaccettabile il diritto dei pazienti di autodeterminarsi nella scelta delle cure relative alle proprie malattie”. La proposta di legge si compone di un solo articolo, ma anche di una relazione introduttiva targata Puglia, ovvero la prima Regione a intervenire sul tema con una delibera di giunta nel 2010 e con una legge regionale il 12 febbraio 2014. Nel caso della proposta Gozi, si parla di un piccolo Comune in provincia di Lecce, Racale. È lì, infatti, che nel gennaio 2013, si legge, “un gruppo di persone affette da gravi patologie ha deciso di dar vita a un progetto unico in Italia, il primo Cannabis social club a uso terapeutico”.
 
Il Csc, di cui è presidente d'onore l'ex deputata radicale, oggi segretario di Radicali italiani, Rita Bernardini, prevede infatti “un sistema controllato in grado di garantire nel minore tempo possibile l'approvvigionamento di canapa medicinale a tutti coloro che ne hanno il diritto, senza più costringere il servizio sanitario nazionale e i malati a importare questi farmaci dall'estero a carissimo prezzo (da 7 euro – si legge ancora nella relazione introduttiva – si arriva addirittura a 40 euro al grammo)”. È questo uno dei motivi per cui, secondo i due firmatari, “si rende necessaria una modifica alla legislazione vigente che permetta ai malati di coltivare la canapa privatamente come singoli o come persone giuridiche costituite a tal fine (Csc) e autorizzate dal ministero della Salute”. Per quanto riguarda l'unico articolo della proposta, sono due i concetti base: autorizzare persone giuridiche private alla coltivazione per scopi terapeutici, tramite “enti costituiti, senza scopo di lucro, per fornire le cure necessarie a soggetti affetti da patologie per le quali si sono riscontrati effetti positivi dall'assunzione di cannabis indica”; e autorizzare la coltivazione e la detenzione “ai soggetti provvisti di prescrizione medica”, che possono anche cedersi a vicenda la cannabis.
 
La proposta Manconi, dalla Toscana al Canada (Il testo della proposta)
 
Il presente disegno di legge, sulla scorta di riferimenti di diritto comparato quali, in particolare, il Marijuana Legal Access Act adottato in Canada nel 2011 e in base all'esperienza maturata in sede regionale, con particolare riguardo alle iniziative toscane e pugliesi, intende semplificare e agevolare il regime di produzione, importazione, prescrizione e dispensazione di farmaci a base di cannabis”. Questo il succo del ddl Manconi (firmato, come detto, anche da esponenti Sel, Sc e FI), sulla cannabis terapeutica. L'ultimo, in ordine temporale, presentato in Parlamento. L'articolo 1 del ddl “legittima espressamente la coltivazione” della cannabis “per farne uso personale, in relazione a esigenze terapeutiche proprie, dei propri congiunti o conviventi”. Promuove, attraverso il ministero, “una specifica attività di informazione, rivolta agli operatori sanitari”. Consente che “la prescrizione possa comprendere il dosaggio o le preparazioni comunque necessarie per una cura di durata fino a 6 mesi”.
 
Nel ddl Manconi viene anche rimodulato il trattamento sanzionatorio di alcune fattispecie previsto dal Testo unico, abrogando il reato di proselitismo e istigazione e limitando la punibilità all'induzione all'uso di stupefacenti “da parte di minori o incapaci”. Non solo: viene anche rimodulato, “conformemente al principio di proporzionalità tra gravità del reato e sanzione”, il reato di prescrizione abusiva. Infine, la coltivazione: anche qui, come per la proposta Realacci, è prevista l'emanazione di un regolamento “volto alla creazione di aree coltivabili e all'individuazione di aziende farmaceutiche specificatamente legittimate alla produzione del fabbisogno nazionale di preparazioni e sostanze vegetali a base di sostanze stupefacenti”.
 
 
Non solo terapeutica
 
Sono nove le proposte che si occupano, infine, della cannabis in generale.
Gozi e Giachetti sono cofirmatari di una proposta sulla “legalizzazione della coltivazione e del commercio dei derivati della cannabis indica”, datata maggio 2013, e che ripresenta in sostanza una proposta dell'ex deputata radicale Rita Bernardini. All'articolo 1 il ddl si propone di stabilire “ le condizioni generali attraverso cui si ritiene possibile attuare il passaggio da un impianto di tipo proibizionistico a un impianto di tipo legale nella distribuzione delle cosiddette 'droghe leggere'” e stabilisce - all'articolo 3 – la “non punibilità della coltivazione per uso personale di cannabis indica e della cessione a terzi di piccoli quantitativi destinati al consumo immediato”.
 
In tutto simile anche la proposta di Lucio Barani (Gal), “Norme per la legalizzazione della coltivazione e del commercio dei derivati della cannabis indica. La verità - si legge nella presentazione della proposta – è che la lunga e terribile lotta contro la droga sta ormai mettendo in crisi molte istituzioni delle democrazie occidentali. Il problema della droga è sempre più associato al problema della criminalità comune e che questo costituisce certamente un ulteriore indicatore dell’inefficacia e dell’inefficienza delle attuali politiche repressive”. Esattamente come la proposta Gozi-Giachetti, Barani auspica il passaggio “da un impianto di tipo proibizionistico a un impianto di tipo legale nella distribuzione delle cosiddette 'droghe leggere'”.
 
Daniele Farina (Sel) è primo firmatario di una proposta mirata a “concentrare l'azione di contrasto sulle sostanze e sulle condotte di maggiore pericolosità e a sanzionare, con pene meno severe, le condotte per fatti di lieve entità”, intitolata “Modifiche al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309”, presentata alla Camera il 14 giugno 2013.
 
Anche Peppe De Cristofaro (Sel), propone un sistema antiproibizionista e l'autorizzazione della coltivazione per fini personali con il testo “Modifiche al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, i” presentato ad agosto 2013.
 
Adriano Zaccagnini (Misto) e Nicodemo Nazzareno Oliverio (Pd) si occupano poi di un aspetto diverso: la promozione della coltivazione della cannabis sativa “per la produzione di alimenti, cosmetici, semilavorati innovativi per le industrie di diversi settori, opere di bioingegneria e di bonifica dei terreni, attività didattiche e di ricerca”, con due proposte presentate rispettivamente il 12 novembre 2013 e il 27 novembre 2013.
 
Rimangono infine le proposte di Vittorio Ferraresi, M5s (“Modifiche al codice di procedura penale e al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, in materia di coltivazione, cessione e consumo della cannabis indica e dei suoi derivati”), Luigi Manconi, Pd (“Modifiche al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, i”) e di Pippo Civati, Pd (“Norme per la legalizzazione della coltivazione e del commercio della cannabis indica e dei suoi derivati”), di cui al momento non ci sono ancora testi disponibili.

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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