Cooperare Stanca

Scheda

Autori:
Maria Gabriella Lanza
Daniela Sala
Credits:
Giuseppe FRANCHINA
Maura PEPPOLONI,Uildm Lazio
Dino BARLAAM, Avi
Luigi BELTRAMINI, Sportello Avi
Debora BARTORELLI, Uildm Lazio
Luisa CARLOMAGNO, assistente domiciliare
Irene SPERA, Vita Nova
Data: 8 giugno, 2016 - 15:05

Quattro ore di assistenza domiciliare alla settimana, per alzarsi dal letto, lavarsi, mangiare, uscire di casa. Un’ora al giorno per quattro giorni: tanto ha concesso il Comune di Ladispoli a Giuseppe Franchina, malato di distrofia muscolare. “Ho rifiutato e chiedendo che fossero donate a qualcun altro, ammesso che sia possibile, così che potesse avere una assistenza dignitosa, quella che io con quattro ore non avrei potuto avere”, racconta Giuseppe, che alla fine è stato costretto ad assumere privatamente un assistente. E non è il solo: in Italia, secondo l’Istat, un disabile su due non riceve alcun supporto o aiuto pubblico.
 
Il Comune di residenza dovrebbe offrire la scelta tra due tipi di assistenza, diretta o indiretta. Nel primo caso l'assistenza domiciliare è erogata tramite le cooperative, identificate con un bando. Con l’indiretta, invece, la persona sceglie personalmente l’operatore e gestisce in modo autonomo le ore che le sono state assegnate dal servizio sociale del Comune. Un modello che a molti disabili ha permesso di avere una vita più indipendente.
 
Nonostante sia prevista dalla legge 162 del 1998, l’assistenza indiretta è una conquista tutt’altro che scontata: ogni Comune ha ampi margini di discrezionalità nel definire le modalità organizzative e le procedure di accesso al servizio. Maura Peppoloni, dell’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare, è stata una delle prime a Roma a battersi perché le fosse riconosciuto questo diritto: “Dopo la morte di mia madre, i servizi della cooperativa non erano più sufficienti a soddisfare i miei bisogni. Così, insieme ad altre associazioni e abbiamo chiesto che la somma che il Comune erogava alle cooperative venisse data direttamente a noi”.
 
Secondo i dati del Comune di Roma, nel 2014 i disabili che hanno scelto l’indiretta sono stati 815 con un costo di più di 8 milioni all’anno, a fronte di 3.724 persone che invece hanno richiesto l'assistenza domiciliare tramite le cooperative, costate al Comune 35 milioni di euro. Ad aiutare le persone con disabilità ad ottenere e gestire l’indiretta è l’Avi, Agenzia per la vita indipendente, . Luigi Beltramini lavora allo sportello dell’agenzia e  offre consulenze gratuite sugli aspetti amministrativi e burocratici: “Per tanti anni l’unico servizio offerto è stato quello delle cooperative. A livello politico sono state sempre favorite perché esiste un discorso di clientelismo”, spiega. I disabili che, invece, cercano un assistente possono rivolgersi alla cooperativa Vita Nova, convenzionata con il Comune di Roma, che ha il compito di individuare l’operatore più adatto alle loro esigenze.
 
Tuttavia, anche nell’indiretta non mancano le difficoltà, come i tempi di attesa lunghi per accedere al servizio e i rimborsi non sempre puntuali. “Alcuni municipi pagano con i ritardi di due o tre mesi e questo è un problema per molti”, racconta Irene Spera psicologa di Vita Nova. Secondo Maura Peppoloni, però, nessuno tornerebbe indietro: “Come in tutte le cose ci sono i pro e i contro: a volte ci sentiamo penalizzati. La cifra che ci danno è ferma al 2005 mentre alle cooperative è stata aumentata. Ma non ci siamo pentiti perché l’indiretta aiuta veramente a dare vita indipendente alle persone con disabilità”.
 
 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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