A cosa servono le classifiche sulla qualità della vita?

Scheda

Autori:
Roberto SASSI
Credits:
Montaggio: Lorenzo ASCIONE
Musiche: Djoss - Here The Life Begin
Alessandro POLLI, docente Università La Sapienza
Mauro MEAZZA, Il Sole 24 Ore
Emilio COLOMBO, docente Università Bicocca
Data: 7 gennaio, 2015 - 18:42

Ogni anno, nel mese di dicembre, i quotidiani Il Sole 24 Ore e ItaliaOggi pubblicano le rispettive classifiche sulla qualità della vita nelle province italiane. È ormai un appuntamento fisso nell'agenda mediatica nazionale, un rito che si ripete dal 1990, quando il Il Sole 24 Ore realizzò il suo primo dossier con relativa graduatoria (quello di Italia Oggi risale al 1999).
Il valzer giornalistico è noto: Trento, Bolzano ed altre città del Nord nelle prime posizioni; Napoli, Palermo ed altri centri urbani del Sud ad occupare costantemente quelle più basse. Ciò significa prime pagine, servizi, trasmissioni televisive e radiofoniche, editoriali pronti a ribadire la visione comune di un paese in cui persistono profonde differenze tra Nord e Sud in termini di qualità della vita. La dinamica è ormai piuttosto chiara: i media locali si preoccupano del loro contesto territoriale; quelli nazionali si concentrano invece sulla testa e sulla coda delle classifiche e sul piazzamento delle grandi aree metropolitane. 
 
IL CONCETTO
Queste indagini ci hanno quindi abituato a sentir parlare di qualità della vita. O meglio: ci hanno abituato al dibattito sulla vivibilità delle nostre città. Ma siamo sicuri di sapere cosa misurano effettivamente? Cosa si intende per QdV? 
Il concetto di Qdv prevede una forte componente soggettiva: ciò che un individuo ritiene importante per la sua esistenza può non esserlo per un altro. Tuttavia l'obiettivo dei dossier è quello di offrire una rappresentazione sintetica della realtà, cioè raccogliere ed elaborare dati per fornire una serie di indicatori economici e sociali in grado di valutare aspetti materiali e non materiali della vita delle persone. È dunque evidente che la vivibilità di una città, così come essa viene rappresentata dalle classifiche (nella realtà la Qdv non subisce cambiamenti radicali da un anno all'altro), varia a seconda dell'approccio e degli indicatori utilizzati per misurarla.
In breve: la QdV può essere definita come il benessere percepito e sperimentato dagli individui di una particolare comunità (ad esempio, una città o una provincia).  
 
LA MISURAZIONE
Quello che distingue le indagini del Sole 24 Ore e Italia Oggi sono il diverso contenuto informativo e la metodologia utilizzata per formulare le classifiche finali. Il Sole 24 Ore prende in esame sei dimensioni (tenore di vita, servizi e ambiente, affari e lavoro, ordine pubblico, popolazione, tempo libero) ed elabora i dati di 107 provincie per un totale di 36 indicatori; Italia oggi considera invece nove dimensioni (affari e lavoro, ambiente, criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero, tenore di vita) e monitora 110 realtà provinciali impiegando ben 100 indicatori differenti. 
Per ottenere l'indice finale, cioè la graduatoria che leggiamo ogni anno, Il Sole 24 Ore aggrega i punteggi relativi ai 36 indicatori utilizzati attraverso una media aritmetica semplice. Questo vuol dire che a tutti gli indicatori è attribuito lo stesso peso; quindi il numero di furti in casa ogni 100mila abitanti pesa esattamente quanto il numero di sale cinema.    
Italia Oggi impiega invece un metodo più complesso: ogni anno, attraverso una procedura statistica, stabilisce gli indicatori a cui attribuire maggior peso. In questo modo il 'numero di furti in casa ogni 100mila abitanti' può teoricamente pesare più del 'numero di sale cinema'. Di conseguenza la classifica può teoricamente essere maggiormente condizionata da alcuni indicatori rispetto ad altri (ad esempio da quelli relativi alla criminalità o all'ambiente rispetto a quelli che riguardano i servizi finanziari o il tempo libero).
 
L'UTILITÀ
Ma queste indagini e le relative classifiche sono realmente utili? Oppure servono soltanto a colmare un vuoto giornalistico in un periodo dell'anno poco intenso dal punto di vista delle notizie? 
Le indagini sulla qualità della vita sono utili per diverse ragioni. In primo luogo perché contengono informazioni importanti per la comprensione di una realtà territoriale e quindi dati che potrebbero supportare l'elaborazione di criteri-guida per la gestione dei fondi sui territori e la pianificazione di progetti di sviluppo. Specialmente i risultati relativi ai singoli indicatori e alle dimensioni dovrebbero pertanto essere uno strumento di analisi, una bussola utile agli amministratori locali per capire quali direzioni prendere per migliorare la vita dei cittadini. In secondo luogo perché forniscono una rappresentazione dello stato attuale del contesto socio-economico e perciò una mappatura dei disagi, delle esigenze e delle opportunità delle persone che vivono un particolare ambiente urbano. Inoltre, questo tipo di ricerche sono rilevanti perché producono discussione sul tema, che è necessaria per mantenere alta l'attenzione sulle potenzialità ma soprattutto sui limiti strutturali delle nostre città
Tuttavia, finché il dibattito si concentrerà sulle classifiche, seguendo le necessità mediatiche o politiche stagionali, è difficile immaginare un impiego produttivo dei risultati che emergono dai dossier. E sembra quindi improbabile che questi vengano utilizzati per l'impostazione di strategie urbane capaci di adeguare l'ambiente cittadino alle necessità dei residenti.
 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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