L’accoglienza ai transitanti nel capoluogo lombardo

Scheda

Autori:
Daniela SALA
Data: 6 agosto, 2015 - 17:51

Sono 70mila i migranti transitati a Milano negli ultimi 20 mesi: oggi sono assistiti da cooperative e associazione in accordo con Comune e prefettura. Siamo andati a visitare l'hub in Stazione Centrale e il centro di via Aldini, intervistando operatori e migranti.

Un hub per lo smistamento dei migranti in transito in Stazione Centrale e 1300 posto letto per la prima accoglienza sparsi in tutto il Comune. È questo il 'modello Milano', modello ha cui ha dichiarato di ispirarsi anche l'assessore alle Politiche sociali della Capitale Francesca Danese.

Dei cosiddetti 'transitanti' si è parlato molto nei mesi scorsi, quando migliaia di profughi, principalmente provenienti dalla Siria e dall'Eritrea sono rimasti bloccati per settimane a Ventimiglia, nel tentativo di attraversare il confine con la Francia. Centinaia di profughi hanno di conseguenza affollato la Stazione centrale di Milano, un punto di passaggio obbligato per chi arriva via mare nel nostro paese ma intende proseguire il viaggio e chiedere asilo nei paesi del Nord Europa.

Negli ultimi venti mesi sono passate dalla stazione di Milano circa 70mila persone. Le motivazioni sono varie: alcuni migranti vogliono proseguire verso la Francia o il Regno Unito perché parlano francese o inglese e sperano quindi che là sia più facile trovare un lavoro ed integrarsi, altri hanno amici o parenti che già si sono stabiliti in Germania, in Svezia ma non possono attendere i tempi previsti dalla burocrazia per ricongiungersi ai familiari in modo legale.

Fino a metà luglio i volontari e le associazioni, in accordo con il comune di Milano hanno assistito i migranti gestendo uno spazio informale al mezzanino della stazione. Ora invece la Fondazione Progetto Arca, in accordo con Palazzo Marino e prefettura, gestisce lo spazio dell'ex dopo lavoro ferroviario in via Tonale, in uno dei sottopassaggi della stazione: un locale di 450 metri quadrati (suddivisi in tre locali grandi più i bagni e altre stanze più piccole) dove i migranti sono registrati (con il solo nome e il numero dei componenti familiari) e indirizzati in una delle sette strutture di accoglienza, dove potranno fermarsi per un massimo di otto giorni: Aldini e Mambretti (Progetto Arca), Casa Suraya (Cooperativa Farsi Prossimo), ex Cie di via Corelli (Gepsa) e Cara di via Corelli (Croce Rossa), XXV Aprile (City Angels) e Binario 21 Memoriale della Shoah (Comunità Sant'Egidio), per un totale di circa 1.300 posti letto a notte.

 

L'intervista integrale a Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano

 

Nell'hub è stato allestito un presidio della Asl ed uno spazio per i bambini curato dagli operatori di Save the Children e Albero della Vita. Ci sono poi dei computer, grazie ad Informatici senza frontiere, per permettere ai migranti di comunicare con i familiari che attendono notizie e un bar dove sono distribuiti panini e bibite.

A Roma l'assessore Danese ha recentemente annunciato, dopo l'allestimento di una tendopoli alla stazione Tiburtina, l'avvio della ristrutturazione di una palazzina a tre piani in via Masaniello, il Ferrhotel, un vecchio albergo per ferro-tranvieri in disuso all'interno dello scalo Tiburtina.

Si tratta in definitiva di un modello che ha dato una risposta concreta a un problema umanitario e sociale, visto che prima della creazione dell’hub i migranti erano costretti a dormire per strada o in stazione. C’è però una contraddizione di fondo: stando ai regolamenti europei le autorità italiane sarebbero tenute ad identificare i migranti. e se fanno finta di nulla è solo perché altrimenti, in base al regolamento di Dublino i migranti sarebbero obbligati a richiedere asilo in Italia, in quanto primo paese di arrivo, e quindi a restarci. Una contraddizione, questa, ammessa anche da Pierfrancesco Majorino, l’assessore alle Politiche sociali di Milano che ha fortemente voluto questo centri.

Curiosamente questo scarica barile europeo si ripropone parimenti a livello nazionale, come si è visto nei giorni scorsi con le proteste di cittadini e sindaci a Roma, in Veneto e in

Liguria, contro l’arrivo di nuovi rifugiati.

 

Interviste a

Alberto Sinigallia, presidente di Fondazione Progetto Arca

Erica Pianezzola, responsabile del centro per transitanti in via Aldini

Silvia Panzarin, Fondazione Progetto Arca

Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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