Cannabis terapeutica, il Canada si riscopre proibizionista

Scheda

Autori:
Virginia Fiume
Collaboratori:
Montaggio - Lorenzo Ascione
Data: 5 maggio, 2014 - 17:00

«Ci sono malati che dopo anni di coltivazione di marijuana terapeutica ad uso personale hanno trovato il loro ceppo, hanno eliminato tutti gli altri farmaci che li facevano stare male. Ora devono buttare via tutto». 
Dopo 13 anni di libertà di coltivazione e possesso in Canada entra in vigore la nuova regolamentazione sulla cannabis terapeutica. I pazienti che fanno uso di cannabis terapeutica e le loro reti di supporto non riceveranno più licenze di coltivazione e solo coltivatori autorizzati dallo Stato potranno distribuire la marijuana, per corrispondenza. Oltre all'aumento dei prezzi quali altre conseguenze ha la nuova legge? Ecco le interviste a coltivatori, distributori, pazienti e antiproibizionisti nella provincia canadese della British Columbia.
 
Dall'emicrania cronica agli effetti collaterali della chemioterapia, dal morbo di Parkinson all'insonnia, sono decine le malattie e i disturbi che possono essere ridotti o resi tollerabili grazie alla cannabis. Il Canada è un paese dove l'uso della medicinal marijuana è consentito sin dal 2001 da una regolamentazione chiamata Marihuana Medical Access Program. Con l'autorizzazione del medico di base i pazienti per 12 anni hanno potuto fare richiesta al Ministero della Salute (Health Canada) sia di una licenza per il possesso, sia di una licenza per l'auto-coltivazione. Nel caso in cui il paziente non fosse in condizioni fisiche per coltivare era anche possibile delegare la coltivazione a una terza persona, autorizzata a crescere un numero di piante sufficiente a sostenere il bisogno di massimo quattro pazienti.
 
Dalle le statistiche diffuse dallo stesso ministero sappiamo che al momento in tutto il Canada ci sono 30mila persone che hanno la licenza di coltivazione e 450mila persone che – con l'autorizzazione del medico di base – utilizzano la cannabis a scopo terapeutico.
 
Il Governo canadese non ha mai amato la norma, tanto che nella sezione dedicata al programma per l'accesso alla marijuana si legge “la marijuana essiccata non è una droga o una medicina approvata in Canada. Il Governo del Canada non supporta l'utilizzo della marijuana, ma i tribunali hanno richiesto un accesso ragionevole a delle fonti legali quando ci si trova davanti all'autorizzazione del medico”. Il nuovo regolamento chiamato Marihuana for Medical Purposes Regulations (MMPR) è la conferma di questa reticenza: dal 1 aprile 2014 non verranno più rilasciate licenze per la coltivazione, chi possiede una licenza per il possesso di marijuana vedrà ridursi drasticamente la quantità di cannabis di cui potrà disporre mensilmente e potrà acquistare il prodotto solo da alcuni coltivatori autorizzati dal ministero, esclusivamente per corrispondenza e sotto forma “essiccata”. L'effetto più evidente riguarda i prezzi. Finora chi coltivava autonomamente andava incontro a una spesa di circa 3 dollari al grammo. Il prezzo triplicherà con le nuove modalità di acquisto. Ma le conseguenze del cosiddetto MMPR non si limitano a questioni economiche.
 

Una sentenza storica

 
Gli attivisti che negli anni passati hanno lottato contro l'MMPR, la nuova normativa, hanno portato a casa un primo importante risultato. Nel 2012 Jason Wilcox, da anni esponente del movimento dei pazienti coltivatori, ha iniziato a dare vita a una coalizione contro la nuova regolamentazione. Il movimento ha raggiunto un numero vertiginoso di adesioni, arrivando a contare quasi 6mila membri.
 
(Guarda l'intervista integrale a Jason Wilkox)
 
Non potendo intavolare una class action, con la guida dell'avvocato John Conroy, è stato presentato un ricorso contro la nuova legge davanti a un giudice federale. Non potendo fare ricorso alla class action, su suggerimento dell'avvocato John Conroy, si sta cercando di ottenere un cambiamento della costituzione canadese, che permetta la libertà totale di scelta delle cure mediche. Il 21 marzo la Corte Federale ha preso la prima decisione: un'ingiunzione restrittiva alla nuova legge. In pratica l'1 aprile la regolamentazione MMPR entrerà effettivamente in vigore, ma chi ha partecipato al ricorso avrà ancora il diritto di coltivare, fino alle prossime decisioni della Corte. Nel frattempo il Ministero della Salute può decidere se intervenire sulla norma, ripristinando il diritto alla coltivazione personale o attendere la sentenza definitiva del giudice. Jason Wilcox è convinto che la coalizione vincerà la sua battaglia e che il Canada diventerà, o tornerà a essere, un paese simbolo del diritto alla coltivazione della marijuana per uso personale.
Se l'ingiunzione del giudice è un primo risultato positivo per i coltivatori e per i pazienti, la nuova norma canadese ha altre implicazioni per chi ha scelto la cannabis a scopo terapeutico.
 
A due settimane dall'entrata in vigore delle nuove norme solo 10 aziende produttrici hanno ottenuto l'autorizzazione in un paese che ha una superficie di quasi 10.000 km2 e una popolazione di più di 30.000.000 di persone. BC Business, rivista economica della British Columbia, ha dedicato la storia di copertina del numero di marzo a quello che sembra essere un business milionario per gli imprenditori locali.
 
Ben prima dell'ingresso sul mercato degli imprenditori al fianco dei pazienti negli anni si è diffusa una rete capillare di strutture di supporto, la cui legalità è stata spesso relegata a una zona grigia di non regolamentazioni, di sentenze giudiziarie o ai livelli di tolleranza di ogni provincia dello Stato federale. Si tratta di organizzazioni costruite su base associativa che riuniscono coltivatori e distributori che seguono la filiera della cannabis dal seme al prodotto finito, sia esso erba da fumare o oli e creme.
 

I coltivatori

 
Mat Beren è un coltivatore, anche se lui preferisce definirsi un contadino. Da anni è membro della Vancouver Island Compassion Society e partecipa attivamente alla vita dell'organizzazione coltivando la marijuana che poi viene venduta ai pazienti. Nel 2004 è stato arrestato con l'accusa di produzione e spaccio. Nel 2009 il giudice che seguiva il suo caso lo ha condannato per il fatto di vendere marijuana anche a persone che non disponevano della licenza attribuita ai pazienti, ma non lo ha perseguito penalmente: la norma che pone il limite di quattro persone che possono beneficiare del frutto del lavoro di un coltivatore secondo il Giudice Koenigsberg era incostituzionale, perché non garantiva il pubblico interesse.
 
(Guarda l'intervista integrale a Mat Beren)
 
Beren ci ha spiegato che per compiere tutti i passi necessari per mettere un impianto di coltivazione a norma di legge si devono avere a disposizione migliaia di dollari, cifre che gli auto-coltivatori così come le strutture che fanno parte delle compassion societies non si possono permettere: “servono recinzioni di filo spinato, sistemi di controllo 24 ore su 24, laboratori”. Aggiunge: “se non avessero tolto la possibilità di coltivare per uso personale vedremmo probabilmente le persone che ballano per strada, ma non dobbiamo dimenticare che ci sono persone che hanno coltivato per 12 anni, hanno trovato il ceppo giusto per la loro patologia, quel ceppo che gli ha permesso di abbandonare tutti i farmaci e ora lo devono distruggere”.
 

I pazienti

La nuova normativa non coinvolge solo le persone che coltivano. Non tutti i pazienti che decidono di ricorrere alla cannabis terapeutica la consumano fumandola o attraverso il vaporizzatore.
Melissa ha 27 anni, soffre di dolore cronico come conseguenza di un incidente d'auto e di disturbi legati alla tiroide. “Per poter agire direttamente sulla zona dolorante e soprattutto per poter lavorare tranquillamente ho scelto di utilizzare un olio e una crema. Il mio fabbisogno quotidiano è di 40 grammi al giorno, per ottenere la concentrazione che mi serve. Non solo questa quota è ben al di sopra dei limiti concessi dalla nuova legge (150 grammi al mese), ma i nuovi produttori autorizzati non potranno vendere oli e creme, solo la marijuana essiccata sarà legale”. Le abbiamo chiesto come intende fare, dato che rifiuta di utilizzare i tradizionali anti-dolorifici (“che danno dipendenza e causano effetti collaterali”, dice). Afferma che continuerà a rivolgersi al distributore locale.
 
(Guarda l'intervista integrale a Melissa)
 
I medicinal dispensaries sono un luogo che caratterizza la città di Vancouver e molte delle principali città canadesi. Dimenticate i coffee shop dell'immaginario olandese e immaginate dei piccoli negozi su due livelli. Al livello della strada il vero e proprio negozio, dove i membri registrati parlano con un commesso o una commessa dietro al bancone, scelgono dal menu il tipo di cannabis e il prodotto più adatto al loro bisogno e aspettano che dal laboratorio esca il loro pacchettino. Al piano superiore si trova l'area dove la marijuana viene analizzata al microscopio, testata da impiegati-pazienti, suddivisa nelle diverse confezioni a seconda che si tratti di indica, sativa o qualunque tipologia adatta alle diverse patologie.
 

I senzatetto

 
Incontriamo Dori Dempster, direttrice del The Marijuana Medicinal Dispensary all'880 di East Hastings Street. Dopo averci raccontato come funziona il centro, Dori ci spiega un'altra conseguenza della nuova legge, legata al fatto che dal 1 aprile in poi gli acquisti potranno essere effettuati solo per corrispondenza. Dori lavora in una delle aree della città dove si addensa e condensa il maggior numero di senza tetto di Vancouver, città dove l'ultimo censimento ha decretato una presenza di 1600 senza tetto su una popolazione di circa 600.000 persone.
 
(Guarda l'intervista integrale a Dori Dempster)
 
Molti dei nostri pazienti sono senza tetto, hanno patologie come epatite, glaucoma, aids, disturbi legati all'ansia o all'insonnia, molti di loro vivono in dormitori dove non è permesso portare droghe. Il fatto che con la nuova legge la marijuana possa essere distribuita solo per corrispondenza non gli permetterà di curarsi. I nostri dispensaries sono sempre stati in una zona grigia, continueremo a fare il nostro lavoro, finché Health Canada non si renderà conto che serve una struttura intermedia, dove le persone possano essere seguite e curate una per una, senza essere costrette a ricorrere al mercato illegale, cosa che non è né sana né ragionevole”.
 

Il fronte antiproibizionista

 
La British Columbia è la provincia più occidentale del Canada, un territorio in cui convivono la progressista Vancouver, dove dall'odore che si sente per le strade si direbbe che la marijuana non sia solo un bisogno dei pazienti, ma un piacere ricreativo molto diffuso e molto tollerato dalle forze dell'ordine, alle più remote cittadine, dove gli arresti e le condanne sono molto più comuni. La British Columbia è la provincia canadese con il più alto tasso di arresti per possesso di marijuana. L'ultima persona che incontriamo è Dana Larsen, proprietario del medicinal dispensary dove lavora Dori e portavoce di Sensible BC, la campagna referendaria per la depenalizzazione della marijuana.
 
(Guarda l'intervista integrale a Dana Larsen)
 
Tra settembre e dicembre 2013 sono state raccolte 200mila firme delle 400mila necessarie per portare gli abitanti della British Columbia al referendum. “Anche se non abbiamo raccolto le firme siamo riusciti a trovare delle sponde politiche” spiega Dana, raccontando come Justin Trudeau, candidato dei liberali alle prossime elezioni federali, abbia preso una posizione netta a favore della legalizzazione. “Ora parte dei 4.500 volontari che abbiamo aggregato durante la campagna referendaria stanno organizzando manifestazioni, invii di lettere ai candidati dei loro distretti, iniziative di informazione. Da qui stiamo costruendo”. I malati e i parenti di chi usa quotidianamente la cannabis sono stati, secondo Dana, i più accesi sostenitori della campagna referendaria, insieme al vincitore della lotteria che ha regalato 300mila dollari a Sensible BC.
 
Chiediamo a Dana di tracciare un parallelo tra gli Stati Uniti e il Canada, tra la British Columbia e l'Alaska e lo stato di Washington dove si stanno per svolgere i referendum per la legalizzazione. La sua risposta è ottimista ma realista: “per anni i nostri politici hanno detto che non potevano legalizzare perché gli Stati Uniti non lo stavano facendo. Ora gli Stati Uniti stanno cambiando tutto, i politici del Texas sono venuti a dirci che erano stati troppo severi. E se il Texas dice al Canada 'siamo stati troppo severi' significa che siamo di fronte a una rivoluzione”. Secondo gli antiproibizionisti della campagna Sensible BC la nuova legge sulla coltivazione di marijuana non è né un passo avanti né un passo indietro, ma solo l'esito di una serie di legislature in mano ai conservatori. È un passo laterale che apre le porte a un grande business ma non tiene in considerazione le esigenze e le abitudini di migliaia di canadesi.
 
L'1 aprile, giorno dell'entrata in vigore della nuova legge, in tutto il paese sono previste manifestazioni contro la nuova regolamentazione. Nonostante la decisione della Corte Federale restano aperti i problemi legati alle quantità minime, alla concentrazione, alle persone che non hanno più la possibilità di richiedere la licenza.
 
In Canada la legge sulla marijuana è una legge federale, che viene applicata in maniera arbitraria dalle forze di polizia locali. È la polizia locale a decidere la priorità della “guerra alla droga”. La sensazione a Vancouver – città dove la polizia ritiene la questione del consumo e del possesso di marijuana l'ultima delle sue priorità – è che non cambierà molto per i pazienti che usano la cannabis terapeutica. Ma le province più remote e le persone che vorranno sottostare alla nuova normativa rischiano di veder crollare progressivamente l'equilibrio intorno a cui avevano costruito la loro vita. Almeno finché non si risolverà il conflitto tra tribunali e ministero.
 
 
 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
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