La COP21 di Parigi basterà ad arginare il riscaldamento globale?

L'accordo firmato a Parigi al termine della COP21 è un punto di partenza per salvare il clima della terra. 195 rappresentanti di stato e di governo si sono infatti impegnati a mantenere il riscaldamento globale entro 2 gradi Celsius rispetto alle temperature preindustriali, mirando ad 1.5 gradi.

Prima e durante la COP21 i paesi hanno inoltre reso noti i loro Intended Nationally Determined Contributions (INDCs), cioè i loro impegni volontari relativi alla riduzione delle emissioni. Ma secondo le stime degli esperti gli attuali INDCs non sono sufficienti in quanto porterebbero il riscaldamento globale fra i 2.7 e i 3.5 gradi.

Questi sono i punti fondamentali di un accordo che da un lato ha l'enorme pregio di riconoscere finalmente a livello politico l'evidenza scientifica dietro al riscaldamento globale, ma dall'altro ha creato diversi malumori. Fra i critici ci sono soprattutto chi sperava in una completa decarbonizzazione dell'economia e gli abitanti dei piccoli stati insulari come Kiribati, le Maldive o le isole Marshall, destinati a finire sott'acqua anche in caso di raggiungimento del target dei 2 gradi.

L'accordo, che entrerà in vigore non prima del 2020, prevede inoltre la destinazione di 100 miliardi di dollari all'anno per i paesi in via di sviluppo fino al 2025, quando verrà deciso un nuovo obiettivo. Nel 2018, inoltre, ci sarà una revisione del raggiungimento degli INDCs ed entro il 2020 dovranno essere indicati dei nuovi target.

Ma se per risolvere un problema come quello del riscaldamento globale sono essenziali gli impegni internazionali, è vero anche che le scelte globali sono influenzate dagli impegni delle singole nazioni.

Sul fronte italiano, Legambiente e Radicali Italiani hanno recentemente lanciato #menoinquinomenopago, una proposta di correzione ecologica alla Legge di Stabilità che ha lo scopo di cancellare i sussidi alle fonti fossili e al consumo di risorse.

In Italia, secondo i promotori della campagna, non mancano le risorse per investire in efficienza energetica, per riqualificare l'ambiente e persino per ridurre le tasse sul lavoro. Nel sistema fiscale italiano e nelle regole di sfruttamento di molte risorse naturali si nascondono infatti sussidi diretti ed indiretti ad attività che danneggiano l'ambiente. Per questo la campagna propone di eliminare i regimi di favore per i combustibili fossili e di ricalcolare le accise sui prodotti energetici in maniera proporzionale alle emissioni di gas serra medie relative al loro consumo. Inoltre spinge per intervenire sulla fiscalità che regola lo sfruttamento delle acque di sorgente, le attività estrattive e  il conferimento a discarica, alzando i canoni di concessione – oggi estremamente bassi – in modo da tutelare l'ambiente e cancellare privilegi e rendite.

Ma nonostante #menoinquionomenopago abbia la potenzialità di liberare fino a 5 miliardi di Euro, queste proposte sono state cassate dal Governo. Tuttavia, assicurano i promotori, la campagna andrà avanti fin quando non avverrà una transizione green della fiscalità italiana

Fai Notizia è il format di inchieste distribuite di Radio Radicale

Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
Sito web: Mihai Romanciuc
 
Vuoi collaborare? Scrivi a internet@radioradicale.it

feedback