La dispersione scolastica a Napoli e Palermo

Scheda

Autori:
Lorenzo GIROFFI
Collaboratori:
Claudia DE LUCA
Credits:
Animazioni Lorenzo ASCIONE
Data: 4 maggio, 2016 - 16:35
Napoli e Palermo sono due città ricche di cultura in ogni vicolo, ma anche depredate di possibilità, con quartieri dove la scuola è un lusso, un’istituzione da ignorare. Qui la dispersione scolastica, un fenomeno presente ovunque in Italia, raggiunge picchi particolarmente elevati. 
Non andare a scuola è una strada semplice da imboccare: la poca attrazione verso i banchi di scuola non è sempre sinonimo di scarso investimento, perché anche dove vengono comprate le lavagne luminose, grazi ai Pon, i fondi strutturali del Programma operativo nazionale, gli insegnanti lamentano di vivere in una condizione troppo lontana dalla realtà dei quartieri con i quali dovrebbero interagire. La scuola insomma resta un luogo da cui  scappare: non è sempre una dimora per un insegnamento reale, fatto da chi conosce il territorio e per chi lo vive. Inoltre spesso la scuola è poco attrattiva persino per gli stessi insegnanti.
Il reportage “Quando non suona la campana” è ambientato proprio nei quartieri delle due città, dove la dispersione scolastica è più alta e dove, al tempo stesso, si registra anche un grosso fermento di associazioni. Se da una parte si resta fuori dalle scuole, per programmare attività parallele, dall’altra si prova anche ad interagire all’interno degli stessi edifici scolastici.
Il recupero scolastico il più delle volte è portato avanti da associazioni del terzo settore, che appunto lavorano oltre l’orario didattico delle scuole, in strutture che s’intersecano perfettamente con il tessuto sociale delle aree, come accade nel quartiere Sanità a Napoli e Borgo Vecchio a Palermo.
Qui accade che si interagisca direttamente con i genitori, che sono stati a loro volta protagonisti di una dispersione scolastica precedente. Insomma anche gli adulti sono coinvolti e possono almeno in parte recuperare il loro stesso percorso formativo. In questa modo, poi, si stimola una consapevolezza diversa, utile ai più piccoli, che in tal modo ne capiscono l’importanza. I progetti in questo senso sono diversi e i cosiddetti insegnanti di strada si ritrovano sempre spesso a svolgere attività collaborative con gli istituti scolastici. 
Il diritto allo studio può essere imposto per legge, ma in sé la denuncia della mancata frequenza scolastica non è sempre risolutiva. La procedura è tortuosa, senza contare che  molte volte le assenza sono coperte dai genitori, con certificati medici fasulli.
A Palermo nelle scuole medie o nelle prime classi superiori, si formano dei veri e propri ghetti, in cui ad esempio i ripetenti stanno in classe con gli altri ripetenti e gli stimoli vengono a mancare immediatamente. Qui uno dei trucchi della associazioni che lavorano per contrastare la dispersione scolastica, è stato quello di avviare dei corsi serali per adulti, in molti casi genitori degli alunni stessi, che in precedenza non spingevano i propri figli a frequentare la scuola.
 
Interviste a:

Luigi Maria SALERNO, presidente associazione "Tra Parentesi"

Annamaria PALMIERI, assessore istruzione Comune di Napoli

Stefania GIANNINI, ministro Istruzione, Università e Ricerca

Fabio MANCINI, coordinatore progetto Frequenza 200 Palermo

Daniela CECCHINI, osservatorio regionale dispersione scolastica Sicilia

Maurizio LO PICCOLO, insegnante I.C. Politeama di Palermo

Virginia FILIPPONE, preside I.C. Politeama di Palermo

Luciana FARACI, insegnante

 

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Team: Simone Sapienza, Daniela Sala,
Lorenzo Ascione
 
Sito web: Mihai Romanciuc
 
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